Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’aggressione iraniana ha rafforzato gli Accordi di Abramo Analisi di Mattia Preto
Testata: Informazione Corretta Data: 02 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Mattia Preto Titolo: «L’aggressione iraniana ha rafforzato gli Accordi di Abramo»
L’aggressione iraniana ha rafforzato gli Accordi di Abramo Analisi di Mattia Preto
Mattia Preto
L’offensiva, nata per intimidire e dividere, ha invece compattato le monarchie arabe, spingendole verso un fronte comune con Washington e Gerusalemme
Il 28 febbraio 2026 è uno di quei giorni destinati a segnare la storia del Medio Oriente. La morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, rappresenta un colpo durissimo non solo per il regime iraniano, ma per l’intero equilibrio regionale. La Repubblica Islamica, ormai all’angolo, ha deciso di scatenare tutta la sua potenza di fuoco non solo contro Israele e gli Stati Uniti, ma anche contro sei monarchie arabe: Giordania, Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait.
Questa aggressione di Teheran verso il Golfo richiama inevitabilmente alla memoria il 7 ottobre e la natura di quell’attacco: fermare gli Accordi di Abramo. Tre dei sei Paesi citati intrattengono rapporti diretti con Israele, mentre gli altri mantengono legami profondi con gli Stati Uniti. Non è un caso che gli attacchi più massicci abbiano colpito proprio Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, i primi a siglare gli Accordi di Abramo nel 2020.
Oggi l’Iran vede il proprio piano fallire miseramente. Anche il Qatar, stretto alleato di Hamas e da sempre ambiguo nei suoi rapporti con Occidente e Ayatollah, è stato colpito dal regime iraniano. Le autorità di Doha hanno dichiarato di essere pronte a rispondere all’attacco: un segnale di un rapporto ormai logoro, nonostante le passate ambivalenze.
Gli attacchi a Dubai (EAU) e Manama (Bahrein) non sono stati simbolici, ma vere e proprie azioni militari mirate a colpire la popolazione civile e le principali vie di comunicazione. I droni della Repubblica Islamica hanno scatenato una reazione rabbiosa da parte di tutte le monarchie arabe colpite. Il quotidiano Asharq Al-Awsat (principale quotidiano saudita) ha riportato una dichiarazione del principe saudita Mohammed bin Salman: “Siamo al fianco delle nostre nazioni sorelle contro l’aggressione iraniana”.
Questa dichiarazione va interpretata correttamente, il richiamo all’unione d’intenti da parte di bin Salman porta i paesi colpiti a scegliere un fronte comune, guidato dagli Stati Uniti. La violenza iraniana ha finito per unire le monarchie del Golfo, spingendole ad avvicinarsi ulteriormente a Stati Uniti e Israele. Certamente permangono rivalità regionali di natura strategica, in particolare tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, ma l’Iran si ritrova oggi più isolato, con un ulteriore indebolimento dei suoi alleati, come Houthi, Hezbollah e Hamas, privati di un sostegno forte in grado di proteggerli.
Le monarchie del Golfo, ferite profondamente dell’aggressione iraniana, si sono dette pronte a scendere in campo contro l’Iran e, per farlo, necessitano dell’appoggio americano e israeliano in una possibile azione congiunta. Le carte sono ormai scoperte: le monarchie del Golfo hanno scelto i propri alleati nel conflitto con il regime islamico di Teheran. L’Iran ha cercato di tenere sotto scacco i propri vicini puntando all’uso della forza, minacciando la creazione di ordigni nucleari e la sottomissione di chiunque non si allineasse alla sua volontà. Non è andata così.