Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Boaz Bismuth: «Stati europei ipocriti Ma siamo in guerra anche per i vostri figli» Intervista di Costanza Cavalli
Testata: Libero Data: 02 marzo 2026 Pagina: 9 Autore: Costanza Cavalli Titolo: «Boaz Bismuth: «Stati europei ipocriti Ma siamo in guerra anche per i vostri figli»»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 02/03/2026, a pag. 9, l'analisi di Costanza Cavalli: "Boaz Bismuth: «Stati europei ipocriti Ma siamo in guerra anche per i vostri figli»".
Costanza Cavalli
Boaz Bismuth, presidente della Commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset
Quando nelle prime ore di sabato mattina, aerei americani e israeliani hanno colpito la Repubblica islamica dell’Iran, «eravamo pronti», dice Boaz Bismuth, presidente della Commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset, mentre dal telefono inizia a urlare una sirena. Preferisce che la richiami? «No. È importante che tutti capiscano che non abbiamo paura: pagheremo qualunque prezzo e sopporteremo per tutto il tempo necessario anche per voi. Perché il nostro obiettivo è la pace». Bismuth fa parte del partito di governo Likud, lo stesso del Primo ministro Benjamin Netanyahu, e nei mesi scorsi s’è conquistato le prime pagine dei quotidiani nazionali perché ha sul tavolo uno dei dossier più divisivi: il disegno di legge per regolamentare la leva militare degli Haredim, gli ebrei ultraortodossi, cercando di non alienarsi il consenso dei religiosi né delle forze armate. Con qualche scappatoia, Bismuth ha scelto la via mediana: a fronte di 80mila ultraortodossi idonei al servizio militare che non si sono arruolati, e a fronte delle 12mila reclute di cui hanno bisogno le Forze di difesa israeliane, la legge assicurerà la coscrizione di 27mila haredim nei prossimi tre anni.
Fuori dalla Commissione, il parlamentare è molto meno diplomatico: «Abbiamo imparato che in Medio Oriente la vittoria è il valore supremo.
Qualunque altra opzione è garanzia che, presto o tardi, il nemico inizierà un’altra guerra».
Domenica un missile balistico iraniano ha colpito una zona residenziale di Beit Shamesh, a trenta chilometri da Gerusalemme. Il bilancio è di nove morti e 50 feriti. Tutti civili.
Tre militari statunitensi sono stati uccisi in azione, cinque sono gravemente feriti. Il regime iraniano ha attaccato undici Paesi: Israele, Emirati Arabi Uniti e Qatar su tutti. L’esercito israeliano ha annunciato la mobilitazione di 100mila riservisti per «rafforzare le capacità difensive e offensive in uno scenario di crescente tensione regionale». Netanyahu ha avvisato che gli attacchi iraniani «si intensificheranno ulteriormente nei prossimi giorni».
Quanto durerà questa guerra? «Quanto serve. Il regime degli ayatollah deve capire che la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno era solo il promo: questo è il film. E avrà un lieto fine».
Cominciato a Gaza, finirà a Teheran?
«Sì. Mi spiego: per quarant’anni abbiamo pensato di poter trasformare il male in bene. Credevamo che attraverso gli aiuti umanitari ed economici e con le strette di mano e i premi Nobel avremmo vissuto in pace».
Gli accordi di Oslo?
«Ricordate? Nel 1994 Rabin, Peres e Arafat ricevettero il premio perla firma degli accordi di Oslo. Ma ci sono state le guerre, le intifada e il 7 ottobre. Allora abbiamo capito che ci sbagliavamo, che i nemici non potevano essere gestiti o tollerati finché le loro intenzioni apparivano limitate.
Perché nel frattempo hanno aumentato il loro arsenale e s’è fatta meno influente, invece, la nostra deterrenza. Le minacce lasciate maturare non rimangono astratte: mettono a repentaglio la nostra sopravvivenza nazionale».
E dietro Hamas e Hezbollah c’è l’Iran...
«Teheran è architetto, finanziatore, addestratore e fornitore di una rete di morte in tutto il mondo. Come si può consentire che abbia l’atomica?
Abbiamo dormito per anni, ma ora abbiamo gli occhi aperti. Solo i partiti moderati possono mantenere la pace in Medio Oriente, partiti che però non possono prosperare finché esiste una teocrazia con un’ideologia radicale. Per avere la pace non esiste alternativa: dopo 47 anni il regime deve essere eliminato. I persiani hanno dato alla storia un enorme contributo. Hanno l’occasione di ricominciare».
Il conflitto sta rimodellando l’intera regione. Qual è il rapporto con le monarchie del Golfo ora che il regime reagisce attaccando tutti?
«Il regime sa che tutta la regione lo considera una minaccia e un freno allo sviluppo.
Inoltre, Khomeini era il leader di una rivoluzione: le forze radicali non sono in grado di scendere a patti con la realtà.
E finiscono inevitabilmente a schiantarsi contro di essa».
La sinistra europea parla di rispetto del diritto internazionale e accusa Usa e Israele di non avere la superiorità morale per attaccare l’Iran. Che cosa risponde?
«Che ipocrisia! È la dimostrazione che non si è mai trattato di scendere in piazza a favore del popolo palestinese né di credere nel diritto internazionale, ma di schierarsi contro Israele. Adesso fa comodo dimenticarsi tutti i crimini commessi dal regime in cinquant’anni, persino le decine di migliaia di vittime delle ultime settimane. Agli europei dico: il mondo sta cambiando davanti ai vostri occhi.
La storia vi ricorderà per essere stati irrilevanti. I figli capiranno che i padri avevano torto».
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