Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran Commento di Antonio Donno
Testata: Informazione Corretta Data: 02 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Antonio Donno Titolo: «Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran»
Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran Analisi di Antonio Donno
Antonio Donno
Difficile dire quanto durerà la guerra contro l'Iran. Ma dopo la morte dell'ayatollah Khamenei la situazione per la Repubblica Islamica è sempre più complicata.
Era ora. Finalmente Trump, insieme a Netanyahu, ha deciso di sferrare un attacco decisivo all’Iran. La guerra dei dodici giorni era terminata con l’impegno da parte di Trump di sedersi al tavolo delle trattative con gli ayatollah, a Ginevra. Molti commentatori avevano ritenuto che tale decisione fosse l’occasione per Teheran di sfruttare il tempo necessario per la conclusione degli incontri al fine di rimettere in sesto l’apparato bellico, soprattutto nucleare, e di riprendere l’attacco contro Israele. Così, le trattative stavano andando per le lunghe, come aveva previsto Netanyahu nel momento in cui Trump aveva concesso questa possibilità al regime iraniano. Ma, nello stesso tempo, gli ayatollah hanno ritenuto che davvero Trump fosse dell’avviso che si dovesse puntare ostinatamente al raggiungimento di un accordo finale. Un errore che avrebbe potuto essere fatale per il regime di Teheran, convinto che la furbizia orientale potesse avere la meglio sull’attendismo occidentale.
È successo, invece, il contrario. Stati Uniti e Israele hanno continuato la loro azione contro l’Iran ed è successo quello che pochi si aspettavano: la morte di Khamenei sotto un bombardamento. Ora la situazione del regime degli ayatollah si complica sempre di più. Senza il leader carismatico, è difficile sapere chi lo sostituirà e come si comporterà il regime. La parte più giovane della popolazione iraniana ha espresso una gioia incontenibile per la morte dell’odiato dittatore, ma la questione della successione alla guida dell’Iran è tutta aperta. Nel corso degli anni, il regime si è rafforzato dando vita a una serie di organizzazioni militari e para-militari che controllano l’intera società iraniana in ogni suo aspetto.
È molto probabile che, come è avvenuto durante la guerra dei dodici giorni, le manifestazioni popolari contro il regime possano concludersi in un bagno di sangue ad opera delle milizie fedeli al regime. Come ha detto Trump, l’attacco israelo-americano all’Iran ha lo scopo di debellare l’industria missilistica di Teheran e il sistema nucleare che rappresenta la minaccia più concreta nelle mani dei successori di Khamenei. Ma, come è prevedibile, la guerra dovrà protrarsi nel tempo, perché il regime possiede una quantità e qualità di armamenti in grado di resistere all’attacco di Stati Uniti e Israele e di gestire con la violenza rivolte al suo interno. Il “dopo” Khamenei è un pesante punto interrogativo. Intanto, anche le formazioni militari filo-iraniane presenti nei paesi circostanti sono pronte ad attaccare le numerose basi militari americane presenti in tutto il Medio Oriente.
L’operazione israelo-americana contro l’Iran era prevista da molto tempo. Netanyahu aveva ripetutamente riferito a Trump l’assoluta urgenza di attaccare l’Iran e debellare il regime al potere. Ora che l’azione è partita, è da valutare la capacità iraniana di resistere all’attacco di Stati Uniti e Israele, un attacco che si prevede impegnativo non solo per la resistenza del regime di Teheran, ma soprattutto per i tempi – prevedibilmente non brevi – che l’operazione comporterà. Ma se l’attacco israelo-americano è partito, è del tutto ritenibile che siano stati valutati i tempi della guerra contro il regime degli ayatollah. A questo punto, appare evidente che le trattative tra Stati Uniti e Iran non hanno più senso, né lo hanno avuto negli inutili incontri tra le due parti dei mesi precedenti.
Non è possibile prevedere quali saranno i riflessi di questa guerra nei paesi circostanti l’Iran, che usufruiscono del petrolio iraniano. Ancor più, la Russia e la Cina. Per ora, Putin si è limitato a condannare l’attacco israelo-americano contro l’Iran, definendolo una grave violazione del diritto internazionale. Ma l’invasione russa dell’Ucraina non è forse una altrettanto grave violazione del diritto internazionale?
I tempi dell’attacco israelo-americano all’Iran non sono quantificabili, perché il paese degli ayatollah dispone di grandi quantità di mezzi militari, compreso il nucleare, per quanto le sedi di quest’ultimo siano state gravemente danneggiate nella guerra dei dodici giorni. Per di più, la Russia e la Cina non staranno a guardare gli esiti dell’azione israelo-americana. È una situazione in piena evoluzione.