Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Dissidenti iraniani in festa nel mondo Cronaca di Maurizio Stefanini
Testata: Libero Data: 01 marzo 2026 Pagina: 6 Autore: Maurizio Stefanini Titolo: «Le bombe contro il regime scatenano feste in piazza»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 01/03/2025, a pag. 6, con il titolo "Le bombe contro il regime scatenano feste in piazza" la cronaca di Maurizio Stefanini.
Maurizio Stefanini
L'intervento israelo-americano in Iran scatena l'entusiasmo della diaspora iraniana: feste spontanee in tutte le piazze italiane. E anche in Iran, dopo la morte di Khamenei, partono i cori e i fuochi d'artificio.
A Milano è esplosa la festa tra gli iraniani, con oltre 200 persone che hanno sventolato la bandiera iraniana, hanno scandito gli slogan «lunga vita allo Scià» e hanno mostrato topi impiccati in irrisione a Ali Khamenei. In effetti l’Associazione Italia Iran la manifestazione la aveva convocata contro centro culturale Imam Ali di via Valsolda. «Questo è un centro religioso dove stanno festeggiando il mese del Ramadan, mentre il loro leader, Ali Khamenei, è responsabile dell’uccisione di centinaia di migliaia di nostri fratelli e sorelle in Iran», ha commentato la vicepresidente dell’Associazione Mojdeh Karimi. «Questo non lo accettiamo perché loro si presentano come un centro culturale. Possiamo chiedere di che cultura stanno rappresentando? Questa cultura di uccisione, di repressione, non esiste. Questo centro non ci rappresenta», ha aggiunto. Nel corso della manifestazione sono state anche bruciate immagini della bandiera della repubblica islamica dell’Iran e usate per accendere delle sigarette, imitando il gesto compiuto dai manifestanti in Iran, sono state stappate bottiglie di spumante e distribuiti dolci. Urla di «senza vergogna» si sono alzate quando alcuni dei presenti nel centro culturale sono usciti in strada.
Ma proprio poche ore fa è iniziato il primo attacco da parte di Israele. «Era oltre un mese che i nostri cari in Iran stavano guardando il cielo e sperando l'arrivo di questo tipo di attacco. L’8 gennaio avevamo sentito il presidente Trump promettere aiuto al popolo iraniano attraverso un’operazione chirurgica per indebolire il regime e cancellare questi centri di repressione», spiega Karimi. «È arrivato il momento e noi siamo molto grati per quello che stanno facendo gli Stati Uniti e anche per quello che sta facendo Israele. Siamo qui anche per ringraziare loro.
Questo regime non ci rappresenta e sicuramente con cancellare questi centri di repressione il popolo iraniano riuscirà a riprendere energia. La sua voce era stata soffocata con la repressione, ma adesso può riprendere la piazza per dire ciò che vuole».
In Iran la gente stia ballando per le strade. «Ho visto immagini dopo l’attacco, col grido di gioia di giovani che non vedevano l’ora che arrivasse questo aiuto. Quello che abbiamo visto era un grido di gioia, le persone hanno visto che l'aiuto è arrivato, come quello che aveva promosso dagli Stati Uniti. Adesso, è così».
E ormai sera quando la notizia della morte di Ali Khamenei si diffonde in Iran e a Teheran la popolazione festeggia. I video diffusi sui social mostrano l’esultanza con urla nella notte. Khamenei, secondo fonti israeliane, è stato ucciso nell’attacco condotto da Israele e Stati Uniti. La residenza dell’ayatollah è stata rasa al suolo, il corpo di Khamenei è stato estratto dalle macerie.
C’è ovviamente già la polemica controla violazione della sovranità iraniana. Russia e Cina protestano a supporto della violazione.
«Invece è importante ribadire forza che il popolo iraniano è contento di ricevere questo aiuto. Questa voce che gira e che parla di violazione dell’autodeterminazione del popolo iraniano è una grande bugia.
Noi, il popolo iraniano, siamo quelli della diaspora che si trovano fuori».
Per le strade della megalopoli da oltre 10 milioni di persone c’è ancora timore dei miliziani a piede libero. L’apparato militare iraniano nel 2026 può contare su forze regolari (Artesh) e dai pasdaran (IRGC), con oltre 610.000 militari attivi e 350.000 riservisti. Le milizie volontarie Basij, controllate dai pasdaran, contano circa 1 milione di elementi attivi e sono cruciali per il controllo interno, la sicurezza del regime e la repressione del dissenso.
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