Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Scoppia di nuovo la guerra fra Pakistan e Talebani Cronaca di Mirko Molteni
Testata: Libero Data: 28 febbraio 2026 Pagina: 16 Autore: Mirko Molteni Titolo: «Fra Afghanistan e Pakistan riesplode il conflitto. Centinaia di morti e feriti»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 28/02/2026, a pag. 16 con il titolo "Fra Afghanistan e Pakistan riesplode il conflitto. Centinaia di morti e feriti" l'analisi di Mirko Molteni.
Mirko Molteni
Il Pakistan attacca i suoi ex alleati talebani in Afghanistan
È riesploso ieri un esteso conflitto armato fra il Pakistan e l’Afghanistan governato dai talebani, che aumenta la già nota instabilità di tutta l’area compresa fra il Pamir e il Kashmir, dove si intrecciano gli interessi di tre potenze nucleari, il Pakistan, la sua alleata Cina, e l'India.
Proprio l’aperta accusa di essere «diventati una colonia dell'India», oltre che di sostenere il gruppo terrorista Tahrek-i-Taliban Pakistan, TTP, emuli pachistani dei talebani afghani, è stata fra le motivazioni con cui ieri mattina il ministro della Difesa pachistano Khawaja Asif ha annunciato l’inizio di una vasta offensiva contro l’Afghanistan, denominata “Ghazab-lil-Haq” (“Ira per la Giustizia”) e ha visto l’aviazione di Islamabad bombardare obbiettivi afghani mentre i talebani attaccavano le postazioni pachistane di frontiera.
Considerato che il Pakistan aveva fin dal 1994 fatto da incubatrice dei talebani, per decenni appoggiandoli fino alla loro riconquista del potere a Kabul nel 2021, per poi vederli scivolare nella sfera d'influenza dell’India, Islamabad dev’essersi sentita “tradita”. Dal 2024 i pachistani attuano raid aerei sui campi del TTP ospitati dai talebani afghani. Nei giorni scorsi si erano ripetuti simili raid e nella sera di giovedì le truppe dei talebani avevano attaccato per ritorsione le posizioni dei soldati pachistani, specie il valico di Tokram, lungo la Linea Durand, il confine di 2.600 km fra i due paesi, così chiamato da Sir Henry Durand, il diplomatico inglese che nel 1893, in epoca coloniale, stabilì il confine fra l’Afghanistan e l'India britannica.
Alle incursioni talebane Islamabad ha risposto dichiarando «guerra aperta».
L’aviazione pachistana gode del dominio dell’aria, dato che il governo di Kabul dispone di antiaerea, ma non di aerei da combattimento. I piloti di Islamabad, con i loro caccia F-16 di origine americana e JF-17 di fattura cinese, hanno bombardato Kabul, Kandahar e altri obbiettivi. Un caccia pachistano è stato abbattuto dalla contraerea, mentre il governo talebano afferma di aver ucciso 55 militari pachistani, ma Islamabad ammetteva ieri solo 12 caduti. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha attribuito al Pakistan la responsabilità «di aver iniziato la guerra», ammonendo che «gli attacchi di rappresaglia afgani continueranno se proseguiranno le operazioni pachistane». Mujahid ha aggiunto che «abbiamo colpito importanti obiettivi militari in Pakistan e questo manda il messaggio che la nostra mano può arrivare al loro collo». Ha però anche lasciato aperto lo spiraglio per negoziati. Il portavoce dell’esercito pachistano, generale Ahmed Sharif Chaudhry, ha dichiarato che l’operazione Ghazab lil-Haq «sta continuando secondo le indicazioni del primo ministro Shehbaz Sharif«. Ha definito Kabul «sponsor del terrorismo» affermando che il «regime talebano afgano è entrato in azione la scorsa notte in coordinamento con i terroristi di Fitna al Khwarij», cioè il gruppo TTP, come è chiamato a Islamabad. Stando al generale pachistano i talebani hanno attaccato le guarnigioni di confine in 53 località, anche con «droni quadrirotori». Ha poi spiegato che le forze aeree e terrestri pakistane hanno distrutto “73 postazioni talebane e colpito 22 località in Afghanistan”, tra cui Kabul, Nangarhar, Kandahar, Paktia e Paktika. Sarebbero stati colpiti centri di comando, depositi di munizioni e basi logistiche. L'operazione militare, finora, avrebbe ucciso «274 combattenti talebani, ferendone 400». Chaudhary sostiene che i raid hanno annientato 115 fra carri armati e veicoli d'artiglieria, e che 18 postazioni talebane sono state espugnate. Gli attacchi pachistani sono stati sferrati «sulla base di informazioni di intelligence», alias il potente servizio segreto di Islamabad, l’ISI. Ha chiosato Chaudhary: «Si tratta di obiettivi militari ed è stata posta massima attenzione perché non vi fossero danni collaterali».
Il conflitto ha allarmato tutti i Paesi vicini, poiché ripropone la secolare instabilità di quel “ventre molle dell’Asia” che già tra fine Ottocento e inizio Novecento era oggetto del “grande gioco” coloniale fra Inghilterra e Russia Zarista.
L’Iran, che già teme un'offensiva americana e non vuole un altro fronte caldo alle spalle, ha offerto la sua mediazione. Teheran negli ultimi anni ha avuto rapporti altalenanti con Kabul, nel complesso positivi, ma con incidenti di frontiera nel 2021 e 2023. Pochi giorni fa, il 16 febbraio, i talebani afghani avevano promesso «collaborazione» all’Iran in caso fosse attaccato dagli americani.
Dalla Russia, il portavoce Dimitri Peskov auspica «la cessazione degli scontri» e fa sapere che «il presidente Vladimir Putin si prepara a parlare col premier pachistano Shahbaz Sharif». Molto preoccupata è la Cina, la cui portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning dice: «Esortiamo Islamabad e Kabul a mantenere la calma ed esercitare moderazione». Alla Cina, alleata del Pakistan preme che l’instabilità regionale non minacci il corridoio strategico terrestre che dal territorio cinese arriva al porto pachistano di Gwadar, sull’Oceano Indiano, scalo importante per le navi militari cinesi e snodo commerciale della Via della Seta. Il corridoio cino-pachistano, infatti, scavalca i vulnerabili punti di accesso fra Oceano Pacifico e l’Indiano attraverso gli stretti della Malacca e della Sonda. Ma c’è anche il pericolo di un effetto domino sull’area del vicino Kashmir, diviso fra Pakistan e India e di cui una parte è controllata pure dalla Cina. Proprio per ammonire il Pakistan, l’India ha ieri mostrato i muscoli della sua aviazione con le grandi esercitazioni Vayu Shakti nel poligono di Pokhran, nel deserto del Thar.
Schierati 70 caccia, fra cui Mig e Sukhoi di origine russa e Rafale francesi, 40 elicotteri e 8 aerei da trasporto, con droni e missili Akash e Spyder.
Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante