Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Albanese denuncia gli Usa. Washington risponde: ‘Sostiene l’antisemitismo’ Commento di Christian Campigli
Testata: Il Tempo Data: 28 febbraio 2026 Pagina: 12 Autore: Christian Campigli Titolo: «Albanese denuncia gli Usa Il Dipartimento di Stato «Sostiene l'antisemitismo»»
Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 28/02/2026, a pag. 12, con il titolo "Albanese denuncia gli Usa Il Dipartimento di Stato «Sostienel'antisemitismo»", il commento di Christian Campigli.
Francesca Albanese, relatrice Onu, ha fatto causa all’amministrazione Trump tramite la sua famiglia contro le sanzioni Usa, sostenendo che violano i suoi diritti costituzionali.
Washington ha respinto le accuse, difendendo le sanzioni e contestando le sue posizioni, mentre dalla Francia è arrivata una nuova richiesta di dimissioni
Recitare la parte del martire come stile di vita. Un vestito disegnato su misura, che calza a pennello sulla silhouette di Francesca Albanese. Perché se è vero che tra le forme di manipolazione, vittimismo è la più subdola e soffocante, lei ne indossa le vesti con disarmante disinvoltura. E così la primula rossa della sinistra italiana ha deciso di denunciare la Casa Bianca. Nello specifico, è stata la famiglia della relatrice speciale delle Nazioni Unite ad aver presentato un ricorso civile al presidente Trump e ad alti funzionari dell'amministrazione Usa, contestando le sanzioni che il governo statunitense le ha imposto per il suo sostegno al perseguimento giudiziario dei leader israeliani e delle aziende internazionali coinvolte nella guerra a Gaza.
Un atto depositato presso il Tribunale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, nel quale si afferma che l'amministrazione Trump avrebbe violato i diritti garantiti alla Albanese dal primo, quarto e quinto emendamento, sequestrando (secondo la loro opinione) in modo del tutto irragionevole i suoi beni e senza il dovuto processo legale.
La causa è stata intentata dal marito, Massimiliano Calì, e dal figlio della coppia per motivi burocratici. Le regole delle Nazioni Unite impediscono a Francesca Albanese di presentare la denuncia a proprio nome e la stessa nativa di Ariano Irpino ha più volte ribadito di non aver alcuna intenzione di avanzare dimissioni dal suo ruolo.
Al centro del contenzioso la perdita dell'accesso ai conti bancari, i rapporti con diverse università, la possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e l'accesso a un appartamento a Washington. «Le sanzioni, se utilizzate in modo appropriato, sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari - si legge nel ricorso. Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce».
Sono stati chiamati in causa anche il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pamela Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio. Nelle scorse ore, il Dipartimento di Stato ha preso posizione, definendo infondata la causa dell'Albanese e ha difeso le sanzioni statunitensi. «Francesca Albanese ha apertamente sostenuto l'antisemitismo, il terrorismo e si è impegnata in azioni legali contro la nostra nazione e i nostri interessi, comprese le principali aziende americane vitali per l'economia mondiale».
Ieri è stata smentita una notizia che era circolata nelle ultime ore, relativa alla presunta marcia indietro di Parigi sulla richiesta di dimissioni dell'Albanese dal suo ruolo nell'Onu. Lo ha scritto su X il portavoce della diplomazia di Parigi, Pascal Confavreux. «Il primo ministro e il ministro per gli Affari Esteri lo hanno espresso chiaramente - ha aggiunto - le provocazioni ripetute della signora Albanese richiedono da parte sua di avere la dignità di dimettersi».
Nel frattempo il mensile francese Le Monde Diplomatique ha pubblicato un lungo intervento della nuova icona dei nipotini di Carlo Marx, dal titolo apocalittico: anatomia di una diffamazione, risposta ai detrattori. «Da oltre due anni, il mio mandato è oggetto di polemiche accuratamente orchestrate, di una crescente virulenza. L'accanimento con cui alcuni Stati preferiscono prendersela col messaggero piuttosto che cercare di confutare il messaggio». Ma è nel secondo paragrafo del suo intervento che si manifesta tutta la sua convinzione di essere una vittima innocente del sistema.
«Non si tratta quindi più di una semplice polemica, ma del sintomo del fallimento di un sistema costruito su promesse solenni e trattati internazionali invocati in tempo di pace ma sepolti non appena la loro attuazione diventa scomoda».
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