sabato 28 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
28.02.2026 Benny Morris: ‘L’Occidente fermi l’Iran atomico!’
Intervista di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 28 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «L’occidente fermi l’Iran atomico»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 28/02/2026, a pagina 1/XVI, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "L’occidente fermi l’Iran atomico".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Benny Morris

Mentre gli Stati Uniti evacuavano il personale non essenziale della propria ambasciata a Gerusalemme (al Arabiya riferisce anche di cittadini statunitensi che hanno lasciato l’Iraq in modo massiccio nelle ultime ore) e l’Inghilterra faceva lo stesso con la sua ambasciata a Teheran, in Israele si conducevano esercitazioni di emergenza negli ospedali e nelle città si scambiavano le posizioni dei rifugi antiaerei nei gruppi WhatsApp. Se Donald Trump ordinasse un attacco contro Teheran porterebbe Israele alla sua seconda guerra con l’Iran in meno di un anno, quando gli attacchi iraniani colpirono un ospedale, un’università, una raffineria, basi militari nell’area di Tel Aviv e uccisero trenta civili israeliani. “Data la mentalità fondamentalista dei mullah che governano l’Iran, Israele sa che la deterrenza potrebbe non funzionare come ha fatto con gli uomini razionali che hanno governato il Cremlino e la Casa Bianca nella Guerra fredda”. Così sul New York Times scriveva nel 2008 Benny Morris. Sono trascorsi quasi vent’anni e il professore di Storia alla Ben Gurion University in Israele non ha smesso di perorare il regime change a Teheran. “Questo è un momento storico e Trump deve decidere dove andare”, dice Morris al Foglio. “Cederà alle tattiche dilatorie dell’Iran e continuerà sulla strada della diplomazia e alla fine verso una sorta di accordo che in realtà non risolverà nulla, oppure andrà alla guerra per rovesciare il regime islamista di Teheran? Queste sono davvero le due scelte. Obama non ha mai usato né ammassato forze per minacciare l’Iran di fare qualcosa, o chiunque altro, a dire il vero. Se Trump farà un accordo (ieri ha annunciato nuovi negoziati venerdì prossimo) che non risolve il problema e che lascerà intatto il regime islamista di Teheran, anzi più forte, dato che rinuncerà alle sanzioni anche se accettasse di limitare o persino fermare temporaneamente l’arricchimento dell’uranio, l’Iran continuerà comunque a puntare alla Bomba, magari subito dopo che Trump avrà lasciato l’incarico. E accumulerà intanto un gran numero di missili con cui minacciare Israele, che rappresentano un pericolo piuttosto serio”.

Ieri l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) ha riferito di “attività attorno all’ingresso del complesso di tunnel a Isfahan”, una delle centrali nucleare iraniane. L’Aiea ha anche rivelato che parte dell’uranio iraniano più altamente arricchito, vicino al livello necessario per uso militare, è stata stoccata in un’area sotterranea del sito nucleare. Eppure, gli iraniani dicono di non voler una Bomba.

“Mentono”, dice Morris. “E hanno mentito e ingannato il mondo per decenni. Ci sono prove che lo abbiano fatto riguardo al loro programma nucleare”. Sembra che l’occidente sia debole di fronte a loro. “L’occidente non vuole guerre. L’occidente ha avuto una Prima guerra mondiale e una Seconda guerra mondiale, e al momento c’è una guerra in corso nell’Europa orientale. E l’America ha avuto guerre in Iraq e Afghanistan. Qui però abbiamo la possibilità di una guerra che potrebbe effettivamente cambiare le cose in meglio, sia per il mondo sia per il medio oriente, liberando il popolo iraniano da un governo totalitario, che non è solo totalitario verso il proprio popolo, dopo aver ucciso decine di migliaia di persone nelle ultime settimane perché stavano manifestando, ma che proietta ed esporta terrorismo in tutto il medio oriente e anche oltre”.

Gli iraniani sono abili nel penetrare la psicologia occidentale. “Beh, si dice che gli iraniani siano giocatori di scacchi estremamente bravi e capiscono e sfruttano le debolezze dell’occidente, che sono fondamentalmente l’avversione alla guerra, in generale e nello specifico, e persino la tendenza a credere a ciò che le persone dicono. Le persone in occidente vengono considerate affidabili finché non si dimostra il contrario. E anche quando si dimostra che non sono affidabili, viene loro data una seconda, una terza e una quarta possibilità. Ed è quello che l’America ha fatto per decenni con l’Iran”.

Morris non crede che il regime possa riformarsi. “No, non può riformarsi. Deve essere rovesciato oppure rimarrà. Ha così tante armi e la volontà di usarle che non può essere cambiato dall’interno. Ci sono molti interessi economici radicati nella sopravvivenza del regime. Ci sono duecentomila membri del corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane e le loro famiglie. Ci sono centinaia di migliaia di persone che appartengono alla milizia Basij, usata per reprimere le manifestazioni e le loro famiglie. Tutte queste persone sono legate alla continuazione del regime, dipendono dalla sua sopravvivenza per la propria sopravvivenza fisica ed economica. Non rinunceranno facilmente. Per questo il potere americano e israeliano è l’unica cosa che potrebbe rovesciarli”.

Per Israele un Iran nuclearizzato non potrà mai esistere. “Israele aveva un buon rapporto con il precedente regime iraniano e con il popolo iraniano prima della rivoluzione islamista del 1979. Quindi la coesistenza tra Israele e Iran non è un problema. Il problema è il regime che ha preso il potere nel 1979 e governa ancora l’Iran, e che afferma di voler distruggere Israele. E’ una politica di base del regime in politica estera. Finché questo regime esisterà, con la sua volontà di distruggere Israele e i suoi sforzi per procurarsi armi con cui potrebbe farlo, Israele non potrà coesistere con il regime. O alla fine il regime distruggerà Israele o Israele distruggerà il regime, con l’aiuto dell’America. Queste sono davvero le scelte. Ma se il regime continuerà a esistere tra due, tre o quattro anni, rinnoverà il suo progetto di sviluppo di armi nucleari e minaccerà di nuovo Israele a livello esistenziale. Questo accadrà ogni pochi anni. Per questo è meglio sbarazzarsi del regime finché è ancora possibile”.

Hanno missili già oggi in grado di raggiungere la Grecia e il sud dell’Europa. “Potrebbero usarli contro di voi”, conclude Morris. “Guardi, il loro obiettivo immediato è mantenere o ottenere l’egemonia in medio oriente e distruggere Israele. Queste sono le cose che vogliono al momento. Nella loro visione del mondo, l’occidente è un’entità infedele. Odiano l’occidente. Odiano i suoi valori: democrazia, libertà, uguaglianza, diritti delle donne, diritti degli omosessuali. Tutte queste cose per loro sono detestabili e continueranno a lavorare contro di esse. Al momento non sono nella fase in cui useranno missili balistici contro l’occidente. Li stanno riservando per Israele. Ma se riuscissero a eliminare Israele, poi minaccerebbero anche l’occidente”.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@ilfoglio.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT