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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Shalom Rassegna Stampa
27.02.2026 Israele e India, un’alleanza che guarda al futuro
Analisi di Samuel Capelluto

Testata: Shalom
Data: 27 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Samuel Capelluto
Titolo: «Israele e India, un’alleanza che guarda al futuro: il significato strategico della visita di Modi»

Riprendiamo da SHALOM online l'analisi di Samuel Capelluto dal titolo "Israele e India, un’alleanza che guarda al futuro: il significato strategico della visita di Modi".

Nahrendra Modi e Benjamin Netanyahu

Ieri Gerusalemme ha vissuto una serata dal forte valore simbolico: il primo ministro indiano Narendra Modi, in visita di due giorni in Israele, ha parlato alla Knesset con un messaggio netto di amicizia e solidarietà. Ha aperto con un “shalom” in ebraico e un “namasté” in hindi, e ha chiuso con tre parole che in Israele valgono più di tutto: “Am Yisrael Chai”, “Il popolo d’Israele vive”.
Nel suo intervento Modi ha legato il rapporto tra i due Paesi a una storia più lunga della politica contemporanea: due civiltà antiche, contatti ebraico-indiani che attraversano i secoli, e un’idea di collaborazione costruita non solo su interessi, ma anche su memoria e identità. Ha ricordato il dolore per il 7 ottobre, definendo l’attacco di Hamas un atto di terrorismo brutale e ingiustificabile, e ha sottolineato che l’India conosce il prezzo del terrorismo da molto tempo. Il messaggio centrale è stato chiaro: l’India sta con Israele oggi e anche domani, senza ambiguità.
Il discorso non è rimasto solo sul piano emotivo. Modi ha presentato Israele come una “potenza di innovazione” e ha indicato un orizzonte pratico: rafforzare legami economici e tecnologici, lavorare a un accordo commerciale ambizioso e costruire un corridoio di scambi che colleghi l’India al Medio Oriente e oltre, passando per partner arabi. È una visione di lungo periodo: più infrastrutture, investimenti, regole e catene di valore.
Da parte israeliana, il tono è stato di riconoscenza e di strategia. Netanyahu ha definito Modi un amico vero, ha insistito sulla vicinanza tra due democrazie che hanno dovuto difendersi e crescere in un ambiente spesso ostile, e ha collegato la cooperazione con l’India alla lotta contro il radicalismo. Il punto, per Israele, è che questa relazione non è più “solo” un capitolo di diplomazia: è una colonna dell’architettura regionale che sta cambiando.
E qui entra in gioco la geopolitica. Israele non vede l’India come un alleato temporaneo, ma come una grande potenza che sta crescendo rapidamente e che prende decisioni in modo indipendente. L’India ha interessi importanti nelle principali rotte marittime del Medio Oriente, da cui passa una grande parte del commercio e del petrolio mondiale.
Modi sta rafforzando la presenza dell’India verso il Medio Oriente, in un momento in cui il mondo è segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina. In questo contesto, la collaborazione tra India, Emirati Arabi Uniti e Israele può diventare un ponte economico e strategico, basato su commercio, tecnologia, energia e sicurezza delle rotte.
C’è poi un dato concreto: l’India è uno dei principali clienti della difesa israeliana, questo dimostra che il rapporto è solido e basato su interessi reciproci. L’obiettivo ora è andare oltre la sicurezza: più innovazione, più commercio, più scambi culturali e turistici, e una cooperazione che coinvolga direttamente anche le società dei due Paesi.
Il dato politico più importante, però, è un altro: Modi è arrivato in Israele nonostante un contesto regionale teso e instabile. È un gesto che comunica fiducia e priorità. Per Israele, significa avere accanto una potenza che parla il linguaggio della fermezza contro il terrorismo, ma anche quello della crescita e della modernizzazione.
In un Medio Oriente che “si riscrive” in tempo reale, Israele scommette su un’idea semplice: costruire alleanze con chi guarda al futuro, investe nella stabilità e vede nell’innovazione israeliana una risorsa strategica. La visita di Modi, più che una cerimonia, è un segnale: la partnership Israele-India entra in una nuova fase, più ampia e più decisiva.

 

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redazione@shalom.it

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