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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
27.02.2026 Iran-Usa: impasse nucleare
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 27 febbraio 2026
Pagina: 1/8
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Impasse nucleare»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 27/02/2026, a pagina 1/8, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Impasse nucleare".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

L'Iran non accetta alcun accordo sul programma missilistico, che ritiene irrinunciabile. E non scende a compromessi neppure sul programma nucleare. Le trattative sono giunte a un punto morto. Che sia la volta buona di un attacco per buttar giù il regime?

“Le portaerei americane sono nel raggio d’azione dei nostri missili”, ha detto ieri Mohammad Mokhber, consigliere della Guida suprema iraniana Ali Khamenei, mentre la trattativa a Ginevra era circondata da pessimismo e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, era impegnato nuovamente in colloqui indiretti e triangolari con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Gli Stati Uniti si sono presentati con la richiesta che l’Iran accetti che qualsiasi futuro accordo nucleare rimanga in vigore a tempo indeterminato. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di distruggere i tre principali siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan e di consegnare a Washington l’uranio arricchito in suo possesso, anziché a un paese terzo come la Russia, come discusso in precedenza (la scorta di 408,6 kg di uranio arricchito al 60 per cento, prossimo al 90 per cento necessario per un’arma nucleare). Si è parlato della possibilità che Washington lasci che Teheran mantenga livelli bassi di arricchimento (1,5 per cento). Ma il senatore Lindsey Graham, fedele alleato di Trump, ha dichiarato ieri che se “si prende in considerazione l’idea di consentire all’Iran di arricchire l’uranio in misura molto limitata per salvare la faccia: al diavolo”. Sul piano economico, Washington offrirebbe un alleggerimento minimo delle sanzioni, con benefici subordinati a una verifica del rispetto degli impegni da parte iraniana. Teheran vuole invece la revoca delle sanzioni in cambio di uno stop all’arricchimento ad alti livelli.

Il segretario di stato, Marco Rubio, ha detto che l’Iran si rifiuta di discutere del suo programma missilistico. Già oggi un missile iraniano può arrivare in Grecia e colpire anche le basi americane nella regione e Israele, mentre vuole acquisire missili intercontinentali con una gittata di oltre 5.500 chilometri (i paesi amici di Teheran che possiedono questa tecnologia – Russia, Cina, Corea del nord – potrebbero venire in aiuto della Repubblica islamica).

Nelle stesse ore del colloquio a Ginevra, gli Stati Uniti hanno inviato caccia di alta gamma in Israele: è la prima volta che schierano aerei simili nel paese, mentre la portaerei Uss Gerald R. Ford, la più grande al mondo, salpava da Creta per Haifa. Parlando con la Free Press Itai Brun, ex capo della ricerca nell’intelligence militare israeliana, espone la “teoria della vittoria” dell’Iran: “Il regime ha resistito e sopravvive, Trump ha ceduto trattando e Israele ha visto che Teheran può ‘bucare’ le sue difese aeree”. Secondo Politico, i consiglieri di Trump preferirebbero che Israele colpisse per primo l’Iran, contribuendo a raccogliere il sostegno degli elettori per un successivo attacco statunitense, e il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha detto nella Situation Room che vi sarebbe un rischio elevato di vittime americane e un effetto negativo sulle scorte di armi. In Israele c’è scetticismo su Ginevra. “Gli iraniani non sono pronti a cedere” dice al Foglio Efraim Inbar, professore emerito alla Bar Ilan University, presidente del Jerusalem Institute for Strategy and Security e già consigliere del premier Netanyahu. “Siamo abituati a vederli negoziare, raggiungere un accordo e poi violarlo. Non ci fidiamo. Trump non vuole sembrare un nuovo Obama, ma anche lui preferisce negoziare. Il dilemma è nelle sue mani. Non c’è alcuna possibilità per cambiare il regime gradualmente: i falchi iraniani sanno che ne va della loro vita e useranno ogni mezzo, anche sparare a migliaia di manifestanti”. Intanto è impasse nucleare. “La bomba atomica nelle mani di un regime fanatico è una minaccia mondiale: nessun altro stato è così destabilizzante e non solo perché vuole distruggere Israele. Gli italiani non sono minacciati dalla bomba atomica francese: gli iraniani invece atterriscono il resto del mondo. Sono dunque scettico su Ginevra, specie per un certo declino occidentale nel combattere i cattivi”.

 

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