Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Moshe Friedman, da una sua denuncia, in realtà una mera calunnia, è partita la nuova indagine in Belgio sulle circoncisioni. Si tratta di un puro atto di antisemitismo, neppure troppo mascherato, di un personaggio assurdo. Ebreo, ma amico dell'Iran, nei negazionisti della Shoah e del terrorismo palestinese.
L'attuale controversia che coinvolge il Ministro degli Esteri belga, il Ministro degli Esteri israeliano e l'Ambasciatore statunitense a Bruxelles in merito all'indagine in corso della polizia belga su tre mohalim (coloro che effettuano la circoncisione) rivela molto su come funziona oggigiorno l'antisemitismo. In un acceso scambio di battute sui social media, sia Bill White, inviato di Washington in Belgio, sia Gideon Sa'ar, Ministro degli Esteri israeliano, hanno dichiarato al diplomatico belga Maxime Prévot che l'episodio puzzava di antisemitismo. Prévot ha risposto indignato, snocciolando un elenco di motivi per cui il Belgio – dove nel 2023 si sono registrati oltre 1.600 episodi antisemiti, la maggior parte dei quali dopo il pogrom di Hamas del 7 ottobre in Israele – è in realtà un luogo sicuro e accogliente per gli ebrei. Nella risposta di Prévot è passata in gran parte inosservata la sua osservazione secondo cui l'indagine della polizia sui mohalim “è stata avviata in seguito a una denuncia di un membro della comunità ebraica stessa, riguardante una specifica pratica medica.” (Tale pratica, tra l'altro, è nota come metzitzah b'peh e consiste nel succhiare il sangue dal pene dei neonati maschi appena circoncisi, esponendoli potenzialmente a infezioni come l'herpes. I mohalim belgi, come confermato da testimoni oculari, negano di aver eseguito questa pratica durante le brit milah (circoncisioni ai neonati maschi di otto giorni, secondo la legge ebraica).
Ma chi era, dunque, l'ebreo che ha presentato la denuncia? Cosa cercava di ottenere richiamando l'attenzione – in un momento di crescente antisemitismo diffuso in tutto il mondo – su un rituale da tempo abbandonato dalla stragrande maggioranza degli ebrei e praticato solo da un piccolo numero di gruppi chassidici? È considerato dai suoi confratelli ebrei, come ha affermato Prévot, un “membro della comunità ebraica”? Le risposte a queste domande gettano una luce critica su questo episodio inquietante. Il suo nome è Moshe Aryeh Friedman. Nato a Brooklyn, New York, nella comunità dei Satmar Chassidim, Friedman risiede in Europa da oltre 20 anni. Finge di essere un rabbino, ma non esiste alcuna traccia della sua ordinazione. Dai giornali emerge che Friedman, nonostante i suoi riccioli laterali, la kippah e il suo codice di abbigliamento tradizionale, è un vile negazionista della Shoah. Divenne improvvisamente famoso nel 2006, quando partecipò alla famigerata conferenza negazionista della Shoah a Teheran e venne fotografato mentre si scambiava quello che sembrava un bacio appassionato con l'allora Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Accanto a celebrità come l'ex leader del Ku Klux Klan David Duke e il defunto simpatizzante nazista francese Robert Faurisson, Friedman affermò in modo assurdo che la cifra di 6 milioni di ebrei sterminati dai nazisti era in realtà una profezia annunciata decenni prima della Shoah da Theodor Herzl, il fondatore del sionismo politico. La vera cifra dei morti ebrei, affermò, era più vicina a 1 milione. “Politicamente e storicamente, la Terra della Palestina non appartiene agli ebrei e dovrebbe essere restituita ai palestinesi,” ha poi dichiarato Friedman, sottolineando le sue credenziali antisioniste e antisemite. Meno di un anno dopo, ebbe la leggerezza di presentarsi sul sito del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. Lì, fu notato da un gruppo di chassidim in visita da Israele. Gli diedero una bella lezione, togliendogli cappotto e cappello affinché non apparisse agli altri come un ebreo devoto. Se Friedman avesse avuto un briciolo di umiltà, avrebbe preso la rissa come un segnale per ritirarsi dalla vita pubblica. Ma il suo desiderio di rimanere al centro dell'attenzione pubblica era irrefrenabile, come dimostrano i suoi comportamenti nel decennio successivo. Nel 2009, tentò cinicamente di fare ammenda con la comunità ortodossa, ma venne respinto. Si trasferì quindi nella città belga di Anversa, dove vive un'importante comunità chassidica, e si ritrovò ostracizzato. La sua risposta, ovviamente, fu quella di scagliarsi nuovamente contro la comunità ebraica, lanciando nel 2013 l'accusa che l'omicidio di un ebreo ortodosso, avvenuto nove anni prima in città, fosse il risultato di una cospirazione della leadership ebraica di Anversa. In un'intervista dell'anno successivo, Friedman paragonò la comunità ebraica ortodossa all'ISIS, sostenendo che le scuole ebraiche di Anversa sfornavano diplomati per andare a combattere con le Forze di Difesa israeliane a Gaza. Poi, nel 2018, tornò a far parlare di sé per la sua stretta collaborazione con Kaoutar Fal, una donna marocchina considerata un rischio per la sicurezza nazionale dall'intelligence belga. Considerando questo spaventoso record di bugie e fantasie, si stenta a credere che nel 2026 le autorità belghe possano ritenere la denuncia di Friedman contro i mohalim sufficientemente ammissibile da avviare un'indagine di polizia. La ragione di ciò va ben oltre Friedman stesso. L'antisemitismo è sempre stato un insieme di elementi distinti ma interconnessi. Uno di questi è l'“antigiudaismo,” che ricicla diffamazioni cristiane e musulmane contro aspetti della fede e della pratica ebraica ritenuti univocamente maligni. Nell'Europa post-Illuminista, furono questi aspetti ad essere additati dagli antisemiti laici e religiosi come prova dell'essenza presumibilmente arretrata e anti-gentili dell'ebraismo.
Sia la shechita (la macellazione rituale e la kasherizzazione della carne idonea al consumo da parte degli ebrei osservanti) sia il comandamento della circoncisione per i neonati ebrei maschi sono stati, di conseguenza, oggetto di regolari attacchi in dibattiti pubblici, caratterizzati dall’ accanimento rivolto ai difensori dell'halachah, la legge ebraica. Commentando l'appello del 2012 firmato da 600 medici tedeschi che chiedevano il divieto della circoncisione come pratica disumana, Dieter Graumann, ex presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania, ha sottolineato che “il dibattito sulla circoncisione a volte è diventato molto ostile, il che non era razionalmente spiegabile. In nessun'altra parte del mondo questo tema è stato dibattuto con tale asprezza, freddezza e talvolta brutale intolleranza.” Anche il Belgio ha mostrato livelli simili di intolleranza, come dimostra il divieto effettivo della shechitanel 2017, basato sul fatto che impedire lo stordimento di un animale prima della macellazione gli causava inutili sofferenze. Tale decisione ha creato un ambiente favorevole alla strumentalizzazione da parte di ciarlatani come Friedman, che sfruttano i sospetti preesistenti sulla legge ebraica per formulare le loro affermazioni diffamatorie. Non sorprende quindi che Prévot abbia accettato alla lettera le accuse di Friedman contro i mohalim, fingendo di ignorare gli anni da lui trascorsi nel tentativo di mettere in pericolo una comunità ebraica che, correttamente, non lo accetta più come membro. Come ha giustamente sottolineato l'ambasciatore White, la circoncisione è una procedura legale in tutti i “Paesi civili.” “Siamo nel 2026, dovete entrare nel XXI secolo e consentire alle nostre famiglie ebree in Belgio di esercitare legalmente la loro libertà religiosa,” ha sottolineato.
L'alternativa è quella di permettere a criminali della morale come Friedman di stabilire i termini del dibattito, rendendo così la vita degli ebrei fuori da Israele ancora meno sicura.