Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran, Trump: «Hanno missili per colpire l’Ue» Cronaca di Mariano Giustino
Testata: Il Riformista Data: 26 febbraio 2026 Pagina: 5 Autore: Mariano Giustino Titolo: «Iran, Trump: «Hanno missili per colpire l’Ue». Caccia e cisterne pronte, oggi vertice a Ginevra»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 26/02/2026, a pagina 5, l'analisi di Mariano Giustino: "Iran, Trump: «Hanno missili per colpire l’Ue». Caccia e cisterne pronte, oggi vertice a Ginevra".
Mariano Giustino
Esercitazione missilistica in Iran. L'allarme di Trump: i missili iraniani possono raggiungere anche l'Europa. Un intervento armato americano diventerebbe inevitabile, se oggi fallissero i negoziati a Ginevra. E la macchina militare Usa sta accumulando forze nella regione.
L’atterraggio in Israele di 12 caccia stealth Lockheed Martin F-22 Raptor statunitensi è un evento raro e altamente strategico. I caccia F-12, così come gli F-15, sono velivoli ad alta tecnologia e il fatto che il trasferimento sia avvenuto alla vigilia del terzo round dei negoziati indiretti che riprendono oggi presso il consolato dell’Oman a Ginevra segnala uno stretto coordinamento tra Stati Uniti e Israele e una sempre più probabile opzione militare nel caso in cui la diplomazia fallisca. A ciò si aggiunge il fatto che il Pentagono ha mobilitato circa 150 aerocisterne per il rifornimento in volo, necessarie nel caso in cui l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo non dovessero concedere il permesso di sorvolo agli aerei Usa e israeliani, che sarebbero così costretti a una rotta molto più lunga, passando per lo spazio aereo giordano, siriano e iracheno, con conseguente necessità di ripetuti rifornimenti in volo. Lo stesso varrebbe se il Regno Unito dovesse vietare ai bombardieri strategici americani l’utilizzo della base di Diego Garcia sull’atollo dell’Oceano Indiano. Ciò fa ipotizzare un attacco massiccio e prolungato.
Appare dunque chiaro che l’imponente dispositivo militare non è concepito per un semplice attacco ai siti nucleari, ma per disarticolare l’intera capacità militare iraniana, la sua linea di comando, la sostanziale riduzione delle capacità missilistiche a lungo raggio e favorire il cambio di regime. Per questo si prevede un attacco capillare e prolungato su scala di settimane, se non di mesi. Intanto è giunta al largo della Siria la più grande portaerei del mondo, la USS Gerald R. Ford. In risposta all’imponente schieramento navale e aereo americano nel Golfo Persico, il Islamic Revolutionary Guard Corps ha testato una nuova tecnologia in un’esercitazione a fuoco vivo in siti dell’Iran meridionale e sulle isole del Golfo per rafforzare la sicurezza lungo le coste meridionali, la terza del genere nelle ultime due settimane, dopo le esercitazioni condotte in compartecipazione con Russia e Cina. Si segnala inoltre un ampio dispiegamento di piattaforme di lancio missilistiche e sistemi radar dell’IRGC al confine tra Iran e Iraq.
Shirvan Jami, comandante militare del Partito della libertà del Kurdistan e oppositore del regime iraniano, ha dichiarato in un’intervista ad Al-Hurra che “i pasdaran non hanno lasciato alcuno spazio vuoto lungo il confine con l’Iraq e hanno schierato ovunque unità pesanti, piattaforme di lancio di missili balistici e sistemi radar per essere pronti alla guerra”. Negli ultimi otto mesi i guardiani della rivoluzione hanno trasferito e riorganizzato le loro forze lungo il confine con l’Iraq, aumentando il numero di truppe, ricostruendo basi e creandone di nuove, tra cui centri di sorveglianza e di intelligence. Teheran ha schierato un numero significativo di truppe a Khorramabad, Naftshahr, nella provincia di Kermanshah e nei pressi del valico di Parviz Khan, inviandone altre a Paveh, Javanroud e nella striscia di confine di Marivan. Un gran numero di basi di lancio di missili balistici sono state installate sulle alture di Baneh, Sardasht e Kermanshah: si tratta di missili balistici a medio raggio e a propellente liquido, progettati per colpire obiettivi anche a 2000 km di distanza con un carico bellico estremamente pesante. In queste aree sono stati schierati anche i droni Shahed 136 e 149. Donald Trump denuncia il fatto che l’Iran possiede un arsenale missilistico in grado di colpire l’Europa, ma Teheran smentisce.
Insomma, è tutto pronto per la risposta al dispositivo militare americano che, in tutta evidenza, non è concepito per un semplice attacco ai siti nucleari, ma per disarticolare l’intera capacità militare iraniana, la sua linea di comando, la sostanziale riduzione delle capacità missilistiche a lungo raggio e probabilmente favorire il cambio di regime. Per questo si prevede un attacco capillare, chirurgico ma prolungato, su scala e per settimane se non per mesi. Tutti i cicli negoziali tenuti finora tra Usa e Iran sono falliti, come era naturale che fosse viste le posizioni diametralmente opposte di Washington e Teheran. Ora Trump si aspetta che oggi a Ginevra i mullah tornino al tavolo disposti ad affrontare l’intera agenda preparata dagli Usa. Ma la tattica di Ali Khamenei non è cambiata. La Repubblica islamica temporeggia e continua la sua feroce repressione in patria col crudele e brutale massacro della gioventù iraniana. L’Iran si prepara allo scenario peggiore e appronta scudi umani in vista di un possibile attacco degli Usa, adottando un modello criminale che ha sperimentato per anni attraverso le sue forze per procura nella regione: la militarizzazione di aree civili e l’uso di scudi umani, militarizzando ospedali, scuole e altri luoghi pubblici, dove vengono allestiti centri di comando e basi logistiche.
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