Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’esperta Jazowska: Un attacco russo alla Nato ormai è possibile Intervista di Antonio Picasso
Testata: Il Riformista Data: 25 febbraio 2026 Pagina: 5 Autore: Antonio Picasso Titolo: «Jazowska (Ecfr): «Attacco russo alla Nato è eventualità. Ma guerra in Ucraina e presenza Usa sono un deterrente»»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 25/02/2026, l'intervista di Antonio Picasso dal titolo "Jazowska (Ecfr): «Attacco russo alla Nato è eventualità. Ma guerra in Ucraina e presenza Usa sono un deterrente»".
Antonio Picasso
Marta Prochwicz Jazowska, dello European Council on Foreign Relations
A quattro anni dall’inizio dell’“operazione militare speciale” di Vladimir Putin contro l’Ucraina, il timore che Mosca possa attaccare la Nato è diventato un’opzione concreta. Ne abbiamo parlato con Marta Prochwicz Jazowska, dello European Council on Foreign Relations (Ecfr).
Lei è di base a Varsavia, avamposto Nato a Est. Come giudica l’ennesimo veto ungherese alle sanzioni contro la Russia, e come si può evitare una volta per tutte questo collo di bottiglia?
«Vale la pena ricordare che l’Ue è riuscita a far passare tutti gli altri 19 pacchetti di sanzioni. Ora quest’ultimo è decisamente complesso, ma quelli precedenti hanno permesso di individuare diverse modalità per gestire l’opposizione ungherese. D’altra parte, non esistono soluzioni sistemiche. L’Ue è stanca e irritata con Budapest, tanto più ora che Orbán ha ricevuto un endorsement così chiaro da Rubio, che gli ha fatto visita dopo la Conferenza di Monaco. A primavera in Ungheria si terranno le elezioni, ed è lì che si capirà quale direzione intenderà prendere il Paese».
Nel quarto anniversario di guerra in Ucraina, qual è il livello di rischio di un’aggressione russa contro un membro della Nato?
«È un’eventualità legata a diversi fattori. Per questo bisogna concentrarsi sugli elementi di deterrenza. La guerra in Ucraina, prima di qualunque altra cosa, rappresenta un vincolo operativo per Mosca. Il dispiegamento di 600-700 mila uomini sul fronte ucraino non le permette di definire con chiarezza la riorganizzazione delle sue forze alla fine del conflitto. C’è poi il fattore tempo: si stimano dai sei mesi ai due anni per la Russia per riarmarsi, dopo un eventuale cessate il fuoco con Kyiv. Infine, è improbabile che il Cremlino intraprenda azioni cinetiche contro l’Europa finché gli Stati Uniti sono presenti sul nostro territorio. D’altra parte, siamo costantemente sotto attacco cibernetico russo».
Nonostante il disimpegno americano?
«Siamo ben consapevoli di quanto siano cambiati gli Stati Uniti. I segnali di un alleggerimento della loro presenza sul nostro continente sono evidenti. Se però mi chiede se gli Stati Uniti interverrebbero meno in caso di attacco russo, le rispondo che sì, probabilmente lo farebbero».
Il nuovo approccio di Trump quanto ha reso debole la Nato agli occhi di Putin?
«Per il Cremlino, le tensioni emerse in questi mesi di presidenza Trump sono apparse come un’opportunità da cogliere. Lo stallo politico dell’Alleanza può essere visto come l’anticipazione di una sua frattura definitiva. È un elemento a favore di Mosca nella prospettiva di un cessate il fuoco in Ucraina. D’altra parte, non è sufficiente per pianificare un attacco. Il conflitto aperto contro Kyiv impedisce al Cremlino di avere chiaro il volume di truppe necessario per un’operazione contro il nostro territorio».
Quanti sono stati i soldati Usa finora ritirati dall’Europa?
«Ufficialmente 700, al massimo 900 dalla Romania. Nient’altro. Ma per ora la Global Force Posture Review (la revisione strategica periodica condotta dal Pentagono), che doveva essere pubblicata l’anno scorso, non è ancora uscita. Non sappiamo quindi quali saranno le riduzioni effettive. Se si trattasse di circa 20 mila unità, è possibile che questo non renda l’Europa molto più debole. In tal caso, credo che gli europei dovrebbero compensare i vuoti, proprio come siamo riusciti a compensare il ritiro finanziario americano dal conflitto in Ucraina».
Sostituire la capacità militare Usa non è però come compensare il vuoto del sostegno finanziario. In quali settori operativi non potremo fare a meno degli Stati Uniti?
«Penso alla ricognizione Isr (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). Gli Stati Uniti dispongono di equipaggiamenti che noi europei non abbiamo ancora. Ma credo che si tratti di necessità estremamente settoriali che, se gestiamo bene la relazione con Washington, non saranno fuori dalla nostra portata».
Minacce nucleari: il trattato Usa-Russia New Start sulla riduzione delle testate è scaduto all’inizio di questo mese. I negoziati sul suo rinnovo influenzeranno in qualche maniera quelli sull’Ucraina?
«Quelli sul New Start sono negoziati bilaterali da cui l’Europa è ufficialmente esclusa, ma questo non significa che non venga aggiornata. È un ambito che coinvolge molte questioni: per esempio Iran, Medio Oriente e Artico. L’esito dei colloqui tra Washington e Mosca avrà un impatto enorme su tutto. Quindi anche sull’Europa e sulla guerra in Ucraina».
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