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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
25.02.2026 I narcos messicani alleati dell’Iran
Analisi di Andrea Morigi

Testata: Libero
Data: 25 febbraio 2026
Pagina: 13
Autore: Andrea Morigi
Titolo: «I narcos messicani alleati dell’Iran nel traffico di droga»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 25/02/2026, a pag. 13 con il titolo "I narcos messicani alleati dell’Iran nel traffico di droga", l'analisi di Andrea Morigi.

Princìpi non negoziabili» e Destra -
Andrea Morigi

Il terrorismo iraniano si avvale dei cartelli della droga, sia come appoggio locale per omicidi di bersagli in America, sia come fonte di profitti illegali. Dopo l'arresto di Maduro in Venezuela, gli iraniani hanno perso il loro alleato principale, ma anche i cartelli messicani (protagonisti dei disordini di questi giorni) sono loro amici.

Negli Stati Uniti non hanno bisogno di tanti pretesti per individuare la minaccia iraniana alla sicurezza del loro territorio. E nemmeno per collegarla al narcotraffico messicano. A Teheran negano tutto, ma nel novembre scorso l’Unità 11000 dei Guardiani della Rivoluzione che per anni, dall’ambasciata iraniana a Caracas, ha costruito la propria rete di agenti, ha visto fallire il piano per uccidere l’ambasciatrice di Israele in Messico, Einat Kranz-Neiger. Era già andata male, anzi bene, fra il 2024 e il 2025, quando gli stessi Pasdaran avevano tentato di reclutare criminali legati ai cartelli della droga per colpire personalità statunitensi e dissidenti iraniani sul suolo americano. Quel ramo dell’organizzazione era stato smantellato.
Ma non demordono. Negli ultimi anni, secondo un rapporto dell’Unicri, la United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, la loro attività si è intensificata e «le organizzazioni criminali adottano sempre più spesso tattiche terroristiche per perseguire i propri obiettivi economici».
E in questa atmosfera maturano anche gli omicidi politici. È negli atti giudiziari dal 2011 il tentativo del cittadino americano naturalizzato Mansoor Arbabsiar e di Gholam Shakuri, membro dei Guardiani della Rivoluzione, di entrare in contatto con il cartello dei Los Zetas per assassinare l’ambasciatore saudita a Washington Adel Al Jubeir. Il piano era piuttosto semplice: volevano farlo saltare in aria mettendo una bomba in un ristorante. Purtroppo per loro e fortunatamente per i clienti, il loro interlocutore, camuffato da gangster, era un agente della Dea, l’agenzia antidroga statunitense. Senza indulgere al richiamo della coscienza, Arbabsiar gli aveva spiegato che non gli importava dell’eventuale morte di qualche civile innocente in seguito all’esplosione: «Vogliono quel tizio morto, se ne muoiono cento con lui, fanculo». E, per sollevarlo dagli scrupoli aveva versato 100mila dollari su un conto corrente bancario coperto dell’Fbi. Poi, prima di poter saldare il pattuito milione e 500mila dollari a lavoro svolto, Arbabsiar era stato arrestato dagli agenti federali durante una sosta all’aeroporto internazionale JFK di New York. Interrogato, aveva ammesso che suo cugino, alto gerarca della Forza Quds, l’ala militare clandestina dei Pasdaran, gli aveva ordinato di pianificare l’assassinio. Secondo il Dipartimento di Giustizia, «è stato reclutato, finanziato e diretto da uomini che lui riteneva essere funzionari di alto livello della Forza Quds dell’Iran». Nel 2013 è stato condannato a 25 anni di carce re.
Anche per i traffici della Repubblica islamica di Teheran, il clima caraibico è così favorevole da mettere in secondo piano il rispetto della legge coranica. Il traffico di stupefacenti è sconsigliato dalla sharia, ma se ne possono occupare i proxy, cioè i gruppi terroristici alleati. Così la pratica passa agli sciiti libanesi di Hezbollah, che si sono espansi in America Latina, attraverso l’alleanza con la criminalità organizzata e altri gruppi terroristici, tra cui le Farc colombiane, il Primeiro Comando de la Capital in Brasile o i cartelli dei Los Zetas e di Sinaloa in Messico, come indica un rapporto del 2022 del Brookings Intitute, The foreign policies of the Sinaloa Cartel and CJNG. La loro area di attività preferita è la frontiera fra Brasile, Paraguay e Argentina, ma il fascino del Messico rimane insuperato. È lì che le autorità locali nel 2012 avevano arrestato Rafic Mohammad Labboun, cittadino Usa e libanese, ritenuto coinvolto in frodi con carte di credito e riciclaggio di denaro legate a Hezbollah e a danno dei sistemi finanziari statunitensi. Senza contare i profitti del traffico di esseri umani tra Messico e Stati Uniti.
In Medio Oriente, caduto il bastione della Siria, dove si produceva la maggior parte della droga sintetica che va sotto il nome di Captagon, i Pasdaran hanno passato agli Houthi dello Yemen tecnologia, precursori chimici e reti logistiche per produrlo e commercializzarlo. Le spedizioni mascherate da aiuti umanitari avvengono attraverso il porto di Hodeidah, aggirando i controlli internazionali. È la rivoluzione islamica in formato export, la guerra santa ibrida che mira anche a demoralizzare, cioè alla distruzione del morale del nemico, l’Occidente.

 

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