Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran, i cinque scenari possibili Intervista di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio Data: 25 febbraio 2026 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «I cinque scenari»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 25/02/2026, a pagina 1-4, l'intervista di Giulio Meotti a Amos Yadlin dal titolo: "I cinque scenari".
Giulio Meotti
L’ex capo dell’intelligence israeliana Amos Yadlin delinea cinque possibili scenari sul dossier Iran: un cattivo accordo sul nucleare, un buon accordo con zero arricchimento, un attacco limitato, una guerra su vasta scala senza truppe di terra o una strategia di pressione prolungata
Roma. “La settimana scorsa mi sono concesso di volare alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Ci penserei due volte prima di volare da Israele all’estero questo finesettimana”. Dopo che il generale Amos Yadlin ha parlato così lo scorso fine settimana la sensazione è che Israele si preparasse all’intervento militare americano contro l’Iran.Yadlin, uno dei più eminenti ufficiali e strateghi israeliani, ex generale di divisione, capo dell’intelligence e uno dei piloti che, in una missione top secret nel 1981, hanno messo fuori uso le capacità nucleari di Saddam Hussein, ritiene che ci siano cinque scenari possibili. “Il primo è un cattivo accordo” dice Yadlin al Foglio. “Uno simile a quello del 2015 di Obama e che sarebbe disastroso: lascerebbe intatti i proxy terroristici, non affronterebbe i missili balistici, tollererebbe l’arricchimento dell’uranio e, di fatto, abbandonerebbe il popolo iraniano dopo un massacro”.
Il secondo scenario è un accordo razionale, ci dice Yadlin: “Un buon accordo, non semplicemente un accordo ‘razionale’: zero arricchimento, esportazione fuori dal paese dell’uranio iraniano arricchito al sessanta per cento e vincoli significativi sui missili balistici. L’accordo rimarrebbe valido solo finché il regime non spara contro le persone nelle strade”.
Il terzo scenario: “Un attacco limitato concepito per rendere credibile la minaccia militare e riportare l’Iran al tavolo dei negoziati”. Il quarto scenario è una guerra aperta: “Un attacco su larga scala e una campagna più ampia, un’azione militare significativa su molteplici obiettivi e fronti, con l’obiettivo di degradare gravemente le capacità del regime e potenzialmente accelerarne la destabilizzazione. Una ‘guerra su vasta scala’ reste-rebbe comunque senza truppe di terra, cioè una grande campagna aerea e marittima (e potenzialmente in altri domini), ma non un’invasione terrestre”. Infine, l’ultimo scenario: “Pressione prolungata, una strategia sul modello Venezuela: pressione economica, diplomatica e politica continua nel tempo”.
Yadlin spera che l’accordo buono sia la strada. “Ma non vedo gli iraniani intraprenderla e quindi ci restano i tre scenari militari”. Gli Stati Uniti non sembrano però desiderosi di imbarcarsi in un’altra guerra mediorientale dopo l’Iraq. “Non c’è dubbio che ci sono forze politiche in America contro l’attacco: il 70 per cento degli americani non sarebbe a favore di una guerra in medio oriente. Sauditi, Qatar e Turchia inoltre sono contrari, ma il presidente ha detto che ‘l’aiuto è in arrivo’ e Trump non vuole essere ricordato come un altro Obama dopo la Siria, le famose ‘linee rosse’. L’Iran è parte di un asse globale composto da Cina, Russia e Corea del nord: Trump ha quindi una opportunità per rifare lo scenario internazionale
e per il medio oriente la scomparsa del regime iraniano sarebbe un sollievo che darebbe stabilità a tutta la regione. Sarebbe anche una grande legacy per Trump”.
Sebbene debole, Teheran resta il più formidabile attore militare del medio oriente dopo Israele. “E’ un regime malefico, religioso e radicale, una dittatura che vuole esportare la rivoluzione islamica nel medio oriente” ci dice Yadlin. “Si stanno armando con missili e uranio arricchito. Non li sottostimerei. Sono stati sorpresi nel 2025, ma restano una minaccia credibile importante. Hanno imparato molte lezioni dalla scorsa estate, ma il regime iraniano non èmai stato così debole come oggi, a causa del popolo iraniano che non li sostiene più”.
In caso di caduta degli ayatollah, l’islam radicale non finirebbe. “Per quanto riguarda gli islamisti oltre l’Iran è importante distinguere tra due categorie. Gruppi jihadisti (Isis, al Qaida e movimenti simili): la loro ideologia può essere estrema quanto quella dell’Iran, ma in genere non dispongono di capacità statali, in particolare missili balistici e un programma nucleare. I Fratelli musulmani e i movimenti affiliati, altamente sofisticati dal punto di vista politico ed economico, spesso operano attraverso istituzioni, partiti e alleanze. Tendono a essere meno aggressivi militarmente rispetto all’Iran in termini convenzionali, ma restano strategicamente rilevanti e richiedono vigilanza”.
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