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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
24.02.2026 Gli Antifa pestano i nemici e poi si lodano sui social
Cronaca di Lorenzo Cafarchio

Testata: Libero
Data: 24 febbraio 2026
Pagina: 11
Autore: Lorenzo Cafarchio
Titolo: «Gli Antifa pestano i nemici e poi si lodano sui social»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 04/02/2026, a pag. 11, la cronaca di Lorenzo Cafarchio dal titolo: "Gli Antifa pestano i nemici e poi si lodano sui social"

Violenze alla luce del sole, gli Antifa pubblicano online tutte le loro aggressioni

Antifa squad. Ecco come si chiama la pagina Telegram che raccoglie le foto e i filmati - provenienti dalla Francia, ma più in generale da tutta Europa- delle aggressioni che in nome dell’antifascismo vengono compiute nei confronti dei camerati. Un campionario di brutalità poste alla luce del sole, non c’è nulla di nascosto tranne, ovviamente, i volti dei facinorosi che imperversano contro i fachos.
Mentre scriviamo gli iscritti sono 18.692 e aumentano. Un lavoro indisturbato che è iniziato a luglio 2021 e che gli algoritmi sembrano tollerare molto bene. L’assortimento raccoglie 510 fotografie e 149 video. L’ultima immagine postata? Il 22 febbraio e arriva da Marsiglia. Uno striscione recita: «Da Marsiglia a Lione solidarietà antifa». La mano tesa verso i compagni che hanno assassinato senza pietà il giovane militante identitario Quentin Deranque. Poi, scorrendo nell’orrifico canale, scatti dalla Grecia, da Friburgo e da Amburgo in solidarietà a Maja. Ovvero il compagno queer tedesco in carcere in Ungheria, condannato in primo grado a otto anni di reclusione, con l’accusa di aver partecipato, assieme ad altri 19 antifascisti, alle aggressioni con manganelli ai danni di nove attivisti di destra. Lo stesso processo a cui era sottoposta Ilaria Salis.
Basta scorrere e il giorno in cui in ospedale, il 14 febbraio, è spirato Quentin appare un post proveniente da Lilla. «Concerto al quale sono attesi i fascisti locali, si mobilita una squadra composta da antifascisti di Lilla e alcuni parigini di passaggio. Veglia durante tutto il concerto e poi passeggiata nel centro della città. Nessuna presenza fascista da segnalare nonostante l’annuncio della nostra presenza».

IL CAMPIONARIO

La ricerca del nemico politico che qui viene disumanizzato e reso un essere senza volto. Sia chiaro non siamo delle educande, ma ogni cosa qui è a favore di telecamera. E quello di cui vi stiamo per parlare lascia attoniti. Il giorno 8 gennaio la pagina pubblica un video, purtroppo profetico, lungo 1 minuto e 51 secondi e il titolo è agghiacciante: “Best of Lyon 2025”. Sono quasi due minuti di aggressioni, spesso a persone isolate effettuate da decine di antifascisti. Calci, pugni indirizzati al capo. Per fare male, per offendere, per lasciare invalidi o peggio per uccidere. Sono le stesse modalità a cui abbiamo dovuto assistere durante le drammatiche scene nelle quali Quentin Deranque ha perso la vita. Giovani identificati tramite foto diffuse sui social per far partire la caccia all’uomo, nella perfetta tradizione della schedatura che ricorda viale Bligny a Milano.
E così ci appaiono davanti agli occhi le dichiarazioni, che abbiamo citato su queste colonne ieri, di Marie Allenou, giornalista di Rue89, intervistata domenica da Repubblica. «Ci si aspettava da tempo il morto, ma sull’altro versante politico.
Lione, un tempo capitale della Resistenza, da almeno un quarto di secolo è infatti diventata capitale dei fachos, i fascisti». Chiaro no?
«Attacchi e aggressioni vanno avanti da anni». Ma la faziosità politica impedisce di parlare della violenza dei compagni e quando viene fatto, spesso, si cade nel tranello dei fascisti rossi. Questi violenti vanno chiamati col loro nome: antifascisti.
I video sembrano infiniti, in un altro girato due militanti di destra sono individuati mentre attaccano degli adesivi a Marsiglia e i prodi antifa li circondano. La prassi? La solita. «Vengono derubati del loro equipaggiamento», ma questa volta «gli antifascisti hanno la decenza di lasciargli i vestiti.
L’umiliazione sembra sufficiente».

DISCO ROTTO

Il disco rotto dell’antifascismo parlamentare continuerà a raccontarci che bisogna sciogliere le formazioni neofasciste, che bisogna sgomberare il palazzo occupato di CasaPound, ma di quello che vi abbiamo raccontato non sentirete nulla. Mutismo selettivo. La pagina Antifa squad possiamo trovarla anche su X. In un filmato del 3 dicembre scorso riprendono Alice Cordier, presidente del Collectif Némésis, passeggiare e le rivolgono il simpatico saluto: «Benvenuta a Bruxelles sporca razzista di m***a». Ecco il livore, ecco il razzismo ideologico. E il governo francese resta a guardare, anzi Macron per tutta risposta vuole sciogliere due movimenti identitari, ovvero Bloc Montpelliérain e Patria Albiges. Una volta si parlava del favore delle tenebre, oggi invece per gli antifascisti il tappeto stesso a terra è rosso. Rosso come il sangue di cui sono sporche le loro mani.

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