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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
24.02.2026 Le balle dei putiniani smentite in quattro anni di difesa di Kyiv
Commento di Claudio Cerasa

Testata: Il Foglio
Data: 24 febbraio 2026
Pagina: 4
Autore: Claudio Cerasa
Titolo: «Le balle dei putiniani smentite in quattro anni di difesa di Kyiv»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 24/02/2026, a pag. 4, con il titolo "Le balle dei putiniani smentite in quattro anni di difesa di Kyiv", l'editoriale del direttore Claudio Cerasa.

ClaudioCerasa
Claudio Cerasa

Quattro anni di resistenza ucraina smentiscono tutte le fosche (volutamente fosche) previsione dei putiniani italiani. L'Europa non è più dipendente dal gas russo e ha saputo far quadrato di fronte all'aggressione russa.

E Mosca, proprio a causa delle sanzioni e della rottura con l’Europa, ha perso il suo principale mercato energetico, ha visto entrare in crisi la sua principale azienda, Gazprom, e si è ritrovata a destinare oltre il 7 per cento del suo pil alla guerra. E proprio sul gas, punto numero tre, l’Europa, e anche l’Italia, possono rivendicare un successo straordinario. Si diceva che senza la Russia non ce l’avremmo fatta, saremmo rimasti al freddo, le nostre imprese sarebbero finite male. I dati raccontano altro. Nel 2021 la Russia era la prima fonte di gas con 29,1 miliardi di metri cubi. Nel 2025 è diventata marginale: 0,7 miliardi di metri cubi. La sostituzione non è avvenuta con una sola stampella ma attraverso una diversificazione che ha reso l’Italia più indipendente e dunque più sovrana. Il gas liquefatto è passato da 9,8 a 20,4 miliardi di metri cubi ed è diventato la prima fonte grazie a cinque impianti di rigassificazione in attività. La Norvegia è passata dal fornire 2,1 a 8,5 miliardi di metri cubi di gas. L’Azerbaigian è passato da 7,2 a 10. L’Algeria è rimasta sostanzialmente stabile (21,2 miliardi prima della guerra, 20,1 oggi). La Libia, in un contesto già complicato, ha visto ridursi il suo contributo passando da 3,2 miliardi a circa un miliardo. E nel 2025, grazie al suo ruolo di hub strategico, l’Italia ha triplicato le esportazioni di gas verso l’estero, arrivando a quota 1,9 miliardi di metri cubi. Il gas non è naturalmente l’unico indicatore da osservare per valutare l’impatto della guerra sull’Italia, e la necessità di intervenire sulle bollette elettriche dimostra che i problemi esistono. Ma l’indipendenza dal gas russo, sommata alla forza dell’Europa e alla capacità di agire in modo compatto per sanzionare la Russia senza cedere alla paura delle conseguenze, dimostra un fatto elementare che quattro anni fa in pochi davano per scontato: difendere una democrazia aggredita non è solo giusto e doveroso, ma è compatibile con la tutela del nostro benessere, anche economico, e ha permesso al nostro paese di emanciparsi dal cappio della dipendenza russa, facendo un passo che in teoria dovrebbe rallegrare persino i sovranisti amici di Putin: più indipendenza significa più sovranità; più sovranità significa più libertà. Slava Ukraini. Gloria all’Ucraina. E un po’ anche all’Italia.


lettere@ilfoglio.it

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