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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
23.02.2026 Oltre il tempo della Shoah: le carte salvate. Di Giuliana Zanelli e Rosa Maiolani
Recensione di Giorgia Greco

Testata: Informazione Corretta
Data: 23 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Giorgia Greco
Titolo: «Oltre il tempo della Shoah: le carte salvate»

Oltre il tempo della Shoah: le carte salvate         Giuliana Zanelli – Rosa Maiolani

Editrice La Mandragola                                        euro 20

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria” (Primo Levi)

Se ricordare gli orrori del nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale è un atto di resistenza, non dimenticare i “Giusti”, quelle persone che, a qualunque livello e rischiando la vita hanno salvato gli ebrei, sottraendoli dalla deportazione nei campi di sterminio, è un dovere che attiene alla nostra coscienza.

Sono molte le personalità conosciute e assurte agli onori della cronaca per aver protetto famiglie ebree, pensiamo a Giorgio Perlasca, Oskar Schindler, Giovanni Borromeo che hanno scelto di non guardare dall’altra parte e hanno risposto all’indifferenza con azioni spesso molto rischiose per la loro incolumità.

Ma ci sono anche tanti uomini e donne che, senza che di loro si sia mai saputo nulla, hanno dato ascolto alla loro coscienza aprendo le loro case agli ebrei perseguitati e non sono stati complici di un regime iniquo.

Il libro di Giuliana Zanelli e Rosa Maiolani, pubblicato dalla casa editrice imolese La Mandragora, è un contributo prezioso alla memoria dei giusti, “nello spirito della legge nazionale n. 211/2000, che istituì il Giorno della memoria e della Legge regionale Emilia Romagna 29 ottobre 2008”.

La storia degli ebrei imolesi e di quelli accolti nella piccola città emiliana - anche se romagnola sotto il profilo storico e culturale - già approfondita nello studio di Andrea Ferri “Dal regno al regime. Ebrei imolesi dall’Unità d’Italia alle leggi razziali”, viene ampliata nel volume di Zanelli e Maiolani, da un interessante corpus di manoscritti, carte e documentazione ricca di risvolti umani.

Nel volume, strutturato in due parti, la prospettiva da cui le autrici osservano gli eventi accaduti a Imola durante la Seconda Guerra Mondiale è diversa ma si completa in modo magistrale l’una con l’altra.

Giuliana Zanelli, storica che da qualche anno indaga le vicende della sua città nei momenti cruciali del Novecento, sia con ricerche di archivio, sia facendo riferimento alla cronaca giornalistica, delinea con rigore storico il contesto in cui si sviluppa la persecuzione antiebraica, narrando quegli anni in una prospettiva cronachistica come risulta dalla lettura della stampa locale, in particolare “Il Diario”, unico giornale della città dopo che il fascismo aveva costretto le altre testate a chiudere.

Dopo il 10 giugno 1940 la guerra entra a piccoli passi nella vita delle persone e le abitua progressivamente a un’esistenza di impensabili rinunce. Cambiano i sapori e i suoni: si impone l’oscuramento, si disciplina la distribuzione del pane, il caffè scompare sostituito da surrogati, si propongono nuovi consumi come l’acquisto di maschere antigas. E anche le scuole, chiuse in anticipo, risentono dell’atmosfera di guerra.

E quando la stretta del reale si fa pressante si cerca di dimenticare ed evadere nella sala di un cinema. Zanelli nel capitolo “Antefatti” si sofferma ad analizzare come il veleno antisemita, in Italia e anche a Imola, sia stato immesso a dosi variabili ma continue, ancor prima della guerra e dell’emanazione delle leggi razziali dell’autunno 1938 ed esamina gli effetti che il Decreto legge per la difesa della Razza nella Scuola Fascista avrà sulla vita di studenti, professori e personale scolastico di religione ebraica.

La situazione, già drammatica, si aggrava ulteriormente con la fondazione della Repubblica Sociale Italiana che vede anche la Romagna entrare nella Shoah. Ci saranno i deportati senza ritorno, le fosse dei fucilati ma anche i salvati e i giusti fra le nazioni. Fra le storie di salvezza c’è quella di Grazia Fiorentino e della sua famiglia che cercano scampo in Svizzera. In questo esodo rischioso sarà al loro fianco Amedeo Ruggi, un ufficiale di leva della decima Mas che si offre di proteggerli, a rischio della propria vita, e di scortarli fuori dall’inferno, fidando sul fragile schermo della sua divisa.

E’ grazie a don Giulio Minardi, Parroco del Carmine a Imola che si salva l’ebreo fiumano Paolo Santarcangeli, ospite del curato per oltre un anno senza che nessuna persona estranea sospettasse della sua presenza. Questi però non furono i soli casi di persone salvate a Imola. Un’altra porta si apre per la famiglia di Pio Padovani in fuga prima dai bombardamenti di Bologna verso la campagna romagnola, poi dal pericolo dei rastrellamenti. E’ la famiglia Brizzi che accoglie e nasconde nella cantina della loro villetta quella famiglia ebraica, la cui storia è stata anche raccontata nel libro “I giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945” (Mondadori, 2006).

L’autrice ci dà contezza anche dei professori Pia Bassano ed Ezio Bolaffi arrivati a Imola in fuga dai bombardamenti su Bologna e dalle persecuzioni razziali che trovano rifugio in via Digione in casa della famiglia Bertozzi fino alla primavera del 1945. Rosa Maiolani, che ha dovuto lasciare la scuola per lavorare, inizia a studiare con il professore il latino, “una materia aristocratica e poco consona a una ragazza del popolo”, mentre perfeziona il francese con la moglie Pia.

In quelle circostanze fra i Bolaffi, i loro ospiti e gli altri imolesi che li frequentarono e li aiutano in vario modo a coprire la loro vera identità nascono legami di riconoscenza e di affetto che durano tutta la vita di cui le carte conservate da Rosa Maiolani sono una preziosa testimonianza.

Nella seconda sezione del libro sono riportati i documenti e le carte custodite da Rosa, che, come le persone, si salvano solo se qualcuno le sottrae alla distruzione.

Ha quasi quattordici anni nel giugno 1940 quando inizia la guerra e diciotto quando finisce. Con la sua famiglia Rosa attraversa tutto il periodo bellico e ne dà un accurato resoconto nel dattiloscritto “Seconda guerra mondiale. Imola in prima linea (Ricordi personali 1940-1945) ricavato dai suoi diari e appunti dell’epoca e che in queste pagine diventa il racconto commovente delle sofferenze causate dalla guerra alla popolazione civile che affronta la fame, il freddo, il pericolo dei rastrellamenti e l’impossibilità, soprattutto per una giovane ragazza, di vivere con spensieratezza una vita normale. Nelle pagine del “diario del tempo di guerra” e nel piccolo corpus di biglietti e cartoline che si dipana dai drammatici mesi del 1944 al 1961 Rosa ci racconta la paura dei bombardamenti “case distrutte, gente che urlava, i soccorritori che scavavano tra le macerie in cerca di feriti”, la dura vita da sfollati nel podere chiamato Maddalena, “piena di sacrifici e di rinunce”, il ritorno in città, il desiderio di fare una passeggiata “ma non ci si può allontanare, siamo in guerra”, le corse frenetiche nei rifugi non appena suona l’allarme, la difficoltà di raggiungere il lavoro cui non può mancare perché quei soldi servono alla famiglia, la precarietà della vita nelle cantine dell’Ospedale prive di illuminazione e al freddo dove insieme ad altri imolesi si è rifugiata con il timore costante di essere catturati dai tedeschi e, infine, dopo tanta sofferenza la felicità immensa e la commozione per la liberazione di Imola il 14 aprile 1945. Dopo quei mesi nasce una delicata e commovente corrispondenza fra Rosa e il professor Bolaffi, grato per essere stato salvato dalle famiglie imolesi, che si protrae fino alla morte del docente a Fano dove si era trasferito nel maggio 1961. Solo nelle ultime pagine apprendiamo dal diario di Rosa del contributo del padre Giuseppe, membro del CLN, alla salvezza di Elio Bolaffi e degli altri ebrei nascosti nell’abitazione della zia. Un gesto di grande coraggio che li ha sottratti alle persecuzioni e alla deportazione nei campi di sterminio e per il quale Giuseppe ha sempre rifiutato qualsiasi riconoscimento. Per tante famiglie ebraiche l’incontro con persone generose come Rosa e la sua famiglia ha significato la differenza fra la vita e la morte.

E’ doveroso far conoscere queste storie, solo in apparenza minime, e tramandarle alle nuove generazioni perché quanto accaduto non abbia più a ripetersi. Nel 2025 grazie all’impegno e alla dedizione delle docenti Beatrice Carletti e Barbara Marabini una parte delle pagine scritte da Rosa riprende vita nel podcast “Il diario di Rosa” realizzato per Goal! Leggere storicamente dalle studentesse e studenti del Polo liceale di Imola che hanno interpretato le parole di Rosa, anch’ella adolescente all’epoca dei fatti, con l’emozione e la freschezza dei giovani che guardano fiduciosi al loro futuro, consapevoli però che quel passato non si può dimenticare perché è parte di ognuno di noi.


Giorgia Greco


takinut3@gmail.com

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