Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’autodistruzione russa Intervista a Françoise Thom (tradotta da Mauro Zanon)
Testata: Il Foglio Data: 23 febbraio 2026 Pagina: 2 Autore: Françoise Thom Titolo: «L’autodistruzione russa»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 23/02/2026, a pag. 2 dell'inserto internazionale, l'intervista a Françoise Thom (tradotta da Mauro Zanon) originariamente pubblicato su Figaro dal titolo: "L’autodistruzione russa".
Françoise ThomLa storica Françoise Thom sostiene che il putinismo erediti dal bolscevismo una visione “noi contro loro” e tecniche di potere fondate su autocratismo, repressione e destabilizzazione esterna, privilegiando l’espansione imperiale rispetto allo sviluppo interno
La storica della Russia Françoise Thom, autrice del saggio “La guerre totale de Vladimir Poutine”, racconta la sorprendente “perseveranza” con cui il potere russo ha privilegiato “l’espansione dell’impero” e l’egemonia sull'Europa attraverso la sovversione, a scapito dello sviluppo interno. “Il leninismo era allo stesso tempo un’ideologia e un insieme di ricette che permettevano di conquistare e mantenere il potere” dice Françoise Thom alFigaro. “Nel putinismo, il marxismoleninismo è scomparso, ma la visione manichea ‘loro’ contro ‘noi’ che ne costituiva il substrato continua a plasmare la coscienza politica. Questo spiega perché il putinismo abbia riportato in auge tutte le tecniche di potere e di influenza inaugurate dai bolscevichi. Mentre alcuni zar avevano iniziato a gettare le basi di una società democratica, vediamo emergere una filiazione con Ivan il Terribile, rivendicata da Stalin e poi dagli ideologi putiniani. Ivan il Terribile è considerato il fondatore dell’impero, il ‘riunificatore delle terre russe’ per eccellenza. E’ lui il pioniere di questo modello di stato specificamente russo che sostituisce lo sviluppo con l’espansione territoriale. Il saccheggio dei paesi conquistati sostituisce l’economia e ricompensa i fedeli servitori dello zar. Gli autocrati russi del Ventesimo e Ventunesimo secolo si riconoscono anche in Ivan il Terribile perché è riuscito a domare le sue élite con il terrore e la spoliazione e perché ha fatto dell’odio per il mondo latino il cemento ideologico del suo impero”.
Secondo lei, un tratto ricorrente della storia della Russia è la capacità di autodistruzione del potere russo, di cui la guerra di Putin contro l’Ucraina è l’ultima manifestazione.Da dove viene questa pulsione autodistruttiva?
“Credo che il nocciolo della questione sia l’assenza di una società strutturata. Il concetto centrale degli ideologi putiniani è rivelatore: quello dei ‘ganci’ (skrepy) che garantiscono la coesione dello stato (l’autocrate, la verticale del potere, la Chiesa ortodossa, i ‘valori tradizionali’, Gazprom, etc.). Questo concetto riflette la fragilità percepita dello stato russo: questo invertebrato ha bisogno di un corsetto esterno per tenere insieme una società che non è organizzata attorno alle istituzioni. Il senso di precarietà dello stato è costante tra gli autocrati e le élite russe, che temono ‘la rivolta selvaggia del popolo’. E’ questo sentimento che ha bloccato i tentativi di riforma degli zar nel Diciannovesimo secolo e spiega l’allergia alla libertà di Putin, che identifica la libertà con l’anarchia. Tutto il suo regno può essere percepito come un processo di totale estirpazione delle libertà acquisite nei decenni precedenti. La guerra contro l’Ucraina è il coronamento di questo processo, perché il Cremlino si sente destabilizzato dalla vicinanza di popoli liberi e perché la guerra fornisce il pretesto per liquidare le ultime isole di autonomia dei cittadini: le imprese private e Internet”.
Il suo libro racconta il rapporto della Russia con il mondo dal 1917, dal punto di vista della volontà di destabilizzare l’ordine mondiale e le società occidentali. Perché questa tendenza persiste?
“Vladislav Surkov, uno degli ideologi del regime di Putin, spiegava che la Russia doveva esportare il caos all’estero per stabilizzare il proprio regime all’interno. La volontà di sovvertire l’ordine internazionale era al centro del bolscevismo. E’ anche la forza motrice del putinismo.L’esistenza delle leggi limita il potere del sovrano. Ma il potere dell’autocrate russo è un potere assoluto nel senso etimologico del termine, cioè slegato dalla legge (…). Il regime comunista si è costruito sulla distruzione del diritto, che è stato sostituito dalla violenza. Il regime di Putin riprende questo passato. Oggi, il diritto di proprietà, fondamento dello stato di diritto, viene quotidianamente
calpestato in Russia, come avveniva nel 1918”.
L’indebolimento delle democrazie occidentali sembra essere un’opportunità perfetta per Putin. Lei sostiene che il presidente russo miri al dominio dell’Europa e alla distruzione del grande avversario americano, nulla di nuovo.
“Lo storico non può non rimanere colpito dalla straordinaria perseveranza degli uomini del Cremlino nel perseguire il loro obiettivo finale, l’egemonia russa sul continente europeo. Questa perseveranza è dovuta tanto alla rigidità della percezione ideologizzata delle relazioni internazionali quanto alla natura autoritaria del regime. Il ministero degli Affari esteri e l’Fsb-Svr (i servizi segreti, ndr) hanno una memoria istituzionale di cui non abbiamo idea. L’esperienza accumulata viene trasmessa di generazione in generazione. Il contrasto con le nostre democrazie, incapaci di concepire una politica coerente, è sorprendente. Dopo la fine della Guerra fredda, le amministrazioni americane si sono sbarazzate dei loro sovietologi e la mancanza di competenze in materia russa si fa sentire in modo crudele. Perché la politica del Cremlino può essere compresa solo nel lungo periodo. Così, fin dal lancio del piano Marshall nel 1947, l’obiettivo di Stalin era l’eliminazione degli americani dall’Europa. La campagna comunista contro la partecipazione al piano Marshall e l’integrazione europea ricorda le argomentazioni dei nostri sovranisti odierni. I comunisti si proclamavano portavoce degli ‘interessi nazionali’ contro la cooperazione europea e la riconciliazione franco-tedesca. Stalin puntava tutto sul nazionalismo per affossare la Nato e la costruzione europea. Nel febbraio 1954 Molotov propose un sistema di sicurezza europeo senza gli Stati Uniti e con l’Urss. Questo progetto fu rilanciato nel 1966, poi sotto Gorbaciov con la sua ‘casa comune europea’, nel 2008 da Medvedev e nel 2018 al vertice di San Pietroburgo, quando Putin dichiarò a Macron che la Russia poteva sostituirsi agli Stati Uniti per garantire la sicurezza europea. L’invasione dell’Ucraina del 2022 ha lo scopo di provocare un ritiro precipitoso degli americani dall’Europa, sull’esempio della disastrosa evacuazionedall’Afghanistan nell’estate del 2021”.
Poi c’è Trump.
“I russi hanno rapidamente intuito il potenziale distruttivo di Trump e lo hanno quindi sostenuto nella sua ascesa. Gli Stati Uniti erano nel mirino del Cremlino perché erano considerati i guardiani dell’ordine internazionale. A Mosca hanno capito subito che con Trump il progetto a lungo accarezzato dal Kgb di distruggere l’America e rovesciare l’ordine liberale avrebbe potuto realizzarsi (…). La facilità con cui i sostenitori di Trump hanno sottomesso il Congresso, i media, gli oligarchi, così come la predazione, la venalità e il kompromat elevati a sistema, ricordano la Russia dei primi anni 2000”.
(Traduzione di Mauro Zanon)
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