Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il dissenso iraniano ruggisce ancora: ‘Morte al dittatore!’ Cronaca di Matteo Legnani
Testata: Libero Data: 23 febbraio 2026 Pagina: 12 Autore: Matteo Legnani Titolo: «L’Iran ruggisce ancora: «Morte al dittatore» E adesso Khamenei pianifica la successione»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 23/02/2026, a pag. 12, con il titolo "L’Iran ruggisce ancora: «Morte al dittatore» E adesso Khamenei pianifica la successione" la cronaca di Matteo Legnani.
Gli iraniani, anche dopo aver subito una repressione molto sanguinosa, continuano a scendere in strada. La rivolta contro Khamenei sta vivendo un momento di recrudescenza.
La situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Oppure no. Mai, nei 47 anni della Repubblica islamica, l’Iran si è trovato in una stato di caos come in queste ultime ore, con le proteste anti-regime che sono riprese in molte università al pari della repressione attuta dalle Guardie armate della rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei che, di fronte all’impressionante schieramento di navi e aerei con cui gli Stati Uniti hanno circondato il Paese, ha già disposto i piani perla sua successione, mentre all’orizzonte si profila un’ultima possibilità che Tehran e Washington raggiungano quell’accordo sul nucleare che potrebbe, almeno per il momento, scongiurare lo scontro armato.
Gli eventi del fine settimana hanno ancora una volta evidenziato una difformità di intenti e di posizioni tra il governo guidato dal presidente Masoud Pezeshkian e il clero guidato da Khamenei che era già emersa nelle scorse settimane. Il primo orientato a trovare il modo per fare un accordo con gli Stati Uniti, il secondo su posizioni assai meno concilianti e pronto persino al martirio, piuttosto che ad arrendersi al nemico.
Così, secondo quanto riportato dal New York Times, la Guida Suprema dell’Iran avrebbe istruito i suoi più stretti collaboratori su come comportarsi nel caso in cui venga ucciso in un attacco statunitense o israeliano, delineando piani di emergenza che includono ordini di successione a più livelli e catene di comando alternative.
Il 67enne Ali Larijani, ex comandante dei pasdaran e segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, assumerebbe un ruolo centrale di governo divenendo di fatto la guida degli affari di Stato, pur non potendo succedere allo stesso Khamenei non essendo un chierico sciita. Nella convinzione che le operazioni belliche americane siano ormai inevitabili e imminenti, la Guida Suprema avrebbe poi indicato nel generale Mohammed Ghalibaf, attuale presidente del Parlamento iraniano, e nell’ex presidente Hassan Rohani gli altri due componenti della “cupola” che dovrebbe guidare il Paese dopo la sua scomparsa.
L’uccisione di Khamenei e dei suoi fedelissimi, che stando a media israeliani avrebbe avuto il via libera da «fonti della famiglia reale saudita», è solo una delle opzioni militari che sono state portate all’attenzione del presidente Donald Trump. Il quale, pur continuando ad accumulare forze nel Golfo persico, nell’Oceano indiano e nel Mediterraneo anche per aumentare la pressione su Tehran, è fin qui rimasto in attesa di sviluppi diplomatici a suo dire inevitabili.
Parlando con Fox News, l’inviato speciale americano Steve Witkoff, che ha condotto le trattative con la controparte iraniana, ha descritto un Trump incapace di spiegarsi perché fin qui Tehran non abbia accettato un accordo sul nucleare, di fronte al rischio concreto di dover fronteggiare quello che sarebbe il più devastante attacco militare della sua storia: «Non voglio usare la parola “frustrato”, perché ha molte alternative, ma è curioso di sapere perché non hanno capitolato», ha detto Witkoff.
«Ossia, perché, sotto questa pressione, con la potenza marittima e navale che c’è lì, non sono venuti da noi e hanno detto: “Dichiariamo che non vogliamo un’arma, quindi ecco cosa siamo disposti a fare”. Eppure è piuttosto difficile portarli a quel punto», ha continuato l'inviato speciale.
Nelle ultime ore, tuttavia, le cose si stanno nuovamente mettendo in moto a livello diplomatico. Secondo quanto ha riferito ieri il sito d’informazione Axios, gli Stati Uniti si sono detti pronti a un nuovo round di negoziati nel caso in cui Teheran inviasse una proposta sul nucleare entro quarantotto ore, in quello che è il primo vero ultimatum alla Repubblica islamica.
L’apertura di Washington è arrivata dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha riferito all’emittente americana Cbs di essere al lavoro su una nuova bozza di accordo che intende discutere già questa settimana con gli inviati del presidente americano. E nella serata di ieri il ministro degli Esteri dell’Oman, Paese che sta agendo da mediatore nella trattativa, ha confermato che Stati Uniti e Iran terranno un nuovo round di colloqui giovedì a Ginevra.
L’annuncio è arrivato proprio nelle stesse ore in cui il Financial Times pubblicava la notizia di un accordo segreto da 500 milioni di euro tra lo stesso Iran e la Russia in base al quale Mosca fornirebbe a Teheran 500 lanciamissili Manpads e 2.500 missili a spalla in grado di colpire droni e aerei a bassa quota, ricostruendo così in parte l’arsenale bellico andato distrutto nella Guerra dei 12 giorni contro Israele della scorsa estate. L’accordo segreto con il Cremlino è l’ennesima conferma della doppiezza di un regime che ormai da anni, se seriamente minacciato, racconta di volersi disarmare mentre continua ad acquistare nuove armi.
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