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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Setteottobre Rassegna Stampa
22.02.2026 Antisionismo nel codice penale, la Francia apre un fronte nuovo
Analisi di Paolo Montesi

Testata: Setteottobre
Data: 22 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: «Antisionismo nel codice penale, la Francia apre un fronte nuovo»

Riprendiamo dal giornale di SETTEOTTOBRE online, il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Antisionismo nel codice penale, la Francia apre un fronte nuovo"

Sebastien Lecornu, primo ministro francese, intende inserire l'antisionismo tra le forme di antisemitismo punibili dalla legge. Il confine tra antisionismo e antisemitismo è stato deliberatamente e sistematicamente confuso negli ultimi anni.

In Francia la parola “antisionismo” sta per entrare nel lessico della legge, e non come un’etichetta da talk show, bensì come possibile oggetto di sanzione penale. L’annuncio è arrivato al 40° dîner annuel del CRIF, in una cornice che da mesi è diventata uno specchio fedele delle ansie francesi: antisemitismo in crescita, piazze polarizzate, università sotto tensione, e un governo che fatica a tenere insieme una maggioranza stabile dopo le turbolenze politiche dell’ultimo anno. Sébastien Lecornu ha detto che l’esecutivo intende iscrivere “dès avril” all’ordine del giorno una proposta di legge che penalizzi i “propos antisionistes”, sostenendo che il confine tra critica legittima a un governo israeliano e rifiuto dell’esistenza stessa dello Stato ebraico sia stato deliberatamente confuso e che, per questo, serva un passaggio ulteriore rispetto agli strumenti già esistenti contro l’antisemitismo.

Il punto politico è chiaro e, non a caso, è stato formulato in modo perentorio: per Lecornu, definirsi antisionisti significa contestare il diritto di Israele a esistere e, dunque, chiamare in causa l’autodeterminazione del popolo ebraico. È un salto concettuale che, sul piano dell’opinione pubblica, trova terreno fertile in un Paese dove dal 7 ottobre in poi il dibattito è diventato una prova di nervi quotidiana, e dove la sensazione diffusa è che la violenza verbale abbia smesso di essere una patologia marginale per diventare un fatto di clima.

Il punto giuridico, invece, è più scivoloso. La Francia dispone già di un arsenale contro l’odio razziale e religioso, contro l’apologia del terrorismo, contro la diffamazione e l’istigazione alla discriminazione, e negli anni ha affinato norme e prassi che consentono di colpire l’antisemitismo quando si manifesta in forme esplicite. Inserire l’antisionismo dentro un perimetro penale significa definire con estrema precisione l’oggetto del reato, perché il rischio non è teorico: se la fattispecie viene costruita in modo troppo largo, ogni discorso politico su Israele e Palestina potrebbe finire trascinato in un contenzioso giudiziario; se viene costruita in modo troppo stretto, finirebbe per colpire solo casi-limite, lasciando irrisolto il problema che il governo dice di voler affrontare.

La proposta che Lecornu sostiene è quella depositata dalla deputata Caroline Yadan, eletta nella circoscrizione dei francesi all’estero, e attorno a quel testo si è già formata una frattura netta. A destra, molti sono pronti a votarlo, anche perché la battaglia contro l’antisemitismo è diventata un terreno identitario e una cartina di tornasole dell’autorità dello Stato. A sinistra, soprattutto nell’area della France insoumise, l’annuncio è stato accolto con sarcasmo e allarme, con Rima Hassan che ha liquidato la promessa di Lecornu con una frase che è già un titolo: “On sera tous en prison”. Dietro la provocazione c’è un argomento che verrà ripetuto in aula e fuori: penalizzare l’antisionismo significherebbe, di fatto, restringere lo spazio della contestazione politica, trasformando una categoria storica e ideologica in una parola proibita.

In mezzo, come spesso accade in Francia, c’è la questione dell’ordine pubblico e della coesione nazionale, perché la politica non legifera nel vuoto. Il governo cerca una linea che dica agli ebrei francesi, oggi più esposti e inquieti, che la Repubblica non relativizza l’odio quando si maschera da militanza; e prova contemporaneamente a non consegnare agli avversari l’argomento secondo cui lo Stato starebbe blindando un tema internazionale per ragioni interne, alimentando ulteriormente il sospetto e l’ossessione.

Il vero banco di prova sarà la scrittura concreta della norma e, soprattutto, la capacità di distinguere senza ambiguità tra chi contesta scelte, governi e politiche, e chi mira alla cancellazione di un popolo attraverso la negazione del suo diritto a un’esistenza sovrana. Se quel confine reggerà, Lecornu avrà costruito un nuovo pilastro della risposta francese all’antisemitismo contemporaneo; se quel confine sarà confuso, la legge rischierà di trasformarsi in un detonatore, e non per ragioni ideologiche astratte, ma perché in un Paese già nervoso ogni formula imprecisa diventa benzina.

 


info@setteottobre.com

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