sabato 21 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Il Riformista Rassegna Stampa
21.02.2026 Gli Usa muovono le truppe. E Teheran invece tergiversa
Analisi di Mariano Giustino

Testata: Il Riformista
Data: 21 febbraio 2026
Pagina: 2
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Dai negoziati niente di buono. Gli Usa muovono le truppe. E Teheran invece tergiversa»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 21/02/2026, a pagina 2, l'analisi di Mariano Giustino: "Dai negoziati niente di buono. Gli Usa muovono le truppe. E Teheran invece tergiversa".

FNSI - Il Cdr di Radio Radicale: «Mariano Giustino espulso da Meta per  censura. Agcom intervenga»
Mariano Giustino

La Uss Lincoln è nell'area del Golfo Persico e, presumibilmente, lancerebbe il primo attacco all'Iran. Ipotesi di guerra e come potrebbe andare.

Un eventuale attacco all’Iran si concentrerebbe sui siti e sui lanciatori di missili strategici, obiettivi che rappresentano la minaccia più immediata per le forze statunitensi e israeliane.

È l’ammiraglio in pensione Bob Harvard, ex vice comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), a sostenere che l’accumulo senza precedenti di equipaggiamento militare statunitense in Medio Oriente non sia semplicemente una dimostrazione di forza, ma piuttosto un “segno della capacità di Washington” di infliggere un colpo rapido e diffuso alla struttura di potere della Repubblica islamica qualora la via diplomatica dovesse fallire.

In queste ore gli Stati Uniti stanno realizzando il più massiccio e potente dispiegamento aereo mai visto in Medio Oriente dal 2003 in poi. Il messaggio che Trump vuole lanciare a uno dei più orribili regimi della storia è questo: o vi allineate spontaneamente all’asse americano o ciò avverrà con la forza. Tutti i cicli negoziali tenuti finora tra Usa e Iran, come era ampiamente prevedibile, sono stati inconcludenti. Era chiaro che le rassicuranti dichiarazioni di Trump sulla volontà di proseguire il dialogo assomigliavano molto a quelle dello scorso 12 giugno, quando il presidente affermò di preferire una soluzione diplomatica e non un attacco militare.

Adesso la portaerei Gerald Ford è in prossimità di Gibilterra. Entro quattro giorni dovrebbe essere al largo della Siria, pronta per le operazioni contro l’Iran. Washington, dunque, ha ancora tempo da impiegare per il “gioco” del negoziato con la sua “diplomazia coercitiva”. Ma attenzione: secondo la Casa Bianca, l’Iran dovrà corrispondere pienamente all’asse americano così come è avvenuto per la Siria, con le buone o con le cattive.

Washington ha dettato un’agenda ampia a Teheran che comprende l’azzeramento del suo programma nucleare, l’eliminazione dal territorio iraniano delle scorte di uranio arricchito, nonché la completa neutralizzazione delle capacità missilistiche balistiche, la fine del sostegno ai gruppi armati nella regione e la fine della repressione degli oppositori.

Ma la tattica di Khamenei non è cambiata. La Repubblica islamica temporeggia facendo credere di essere seriamente disposta a importanti concessioni sul nucleare, mentre continua la sua feroce repressione in patria con il crudele e brutale massacro della gioventù iraniana e mentre le Nazioni Unite concedono a Teheran un ruolo consultivo presso il Consiglio per i diritti umani e la vicepresidenza della Commissione Onu per lo sviluppo sociale.

Anche l’Iran si sta preparando. Per questo sta trascinando le trattative per le lunghe, schierando forze navali con il sostegno di Cina e Russia per bloccare lo Stretto di Hormuz, fortificando i suoi siti nucleari, rafforzando le difese aeree e decentrando i comandi militari in maniera da non farli diventare facili obiettivi.

Intanto continua il potenziamento aereo statunitense nella regione del Golfo Persico. Dal Regno Unito sono giunte altre unità di caccia F15E, dirette nelle basi del Medio Oriente, mentre sei aerei radar AWACS E3G sono impiegati per il controllo e la sorveglianza dell’intero territorio iraniano. Continuano ad affluire aerei cisterna per il rifornimento in volo, necessari nel caso in cui l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo non dovessero concedere il permesso di sorvolo agli aerei Usa e israeliani, che sarebbero così costretti a una rotta molto più lunga passando per lo spazio aereo giordano, siriano e iracheno, con la conseguente necessità di ripetuti rifornimenti in volo.

Appare dunque chiaro che questo imponente dispositivo militare non sia concepito per un semplice attacco ai siti nucleari, ma per disarticolare l’intera capacità militare iraniana, la sua linea di comando, ridurre sostanzialmente le capacità missilistiche a lungo raggio e favorire un cambio di regime. Per questo si prevede un attacco capillare e prolungato, su scala di settimane se non di mesi.

I primi attacchi saranno rivolti con ogni probabilità all’apparato repressivo dei Guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) e ai servizi di intelligence. Dal 2007 i Guardiani della rivoluzione hanno decentralizzato la loro struttura attraverso l’istituzione delle guardie provinciali (PG), che operano sotto il controllo degli undici quartier generali di sicurezza. L’obiettivo primario sarebbe distruggere il quartier generale di Tharallah, che opera come centro nevralgico della repressione del regime a Teheran e in tutto il Paese.

Il ruolo delle guardie provinciali è quello di comando militare delle rispettive province, con la supervisione di tutte le basi dei pasdaran e dei volontari paramilitari Basij. Alcuni rapporti di intelligence americana hanno identificato 23 basi regionali di pasdaran e Basij, ciascuna situata in una delle 22 regioni municipali di Teheran, che operano sotto il loro comando e sono state in prima linea nel brutale massacro perpetrato nelle strade iraniane tra l’8 e il 9 gennaio. Sono considerate i centri nevralgici della repressione a livello operativo e sarebbero tra i primi obiettivi nel mirino statunitense.

Nella struttura gerarchica verticale, sotto le basi regionali Basij dei Guardiani della rivoluzione (IRGC), si trovano quelle distrettuali (howzeh, in persiano). Sono state identificate 300 basi distrettuali Basij distribuite nei 123 distretti municipali della città di Teheran. L’ultimo livello della struttura verticale dei pasdaran è quello delle basi di quartiere dei Basij (mahalaat). In totale, l’intelligence americana avrebbe nel mirino oltre 3.000 basi di quartiere Basij nei 375 quartieri di Teheran. Molte di queste basi di quartiere sono moschee.

In caso di attacco americano, non ci si dovrebbe meravigliare del fatto che nulla rimarrebbe in piedi della struttura capillare delle forze della repressione della Repubblica islamica.

Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante.


redazione@ilriformista.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT