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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
21.02.2026 Israele attende l’esito dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma è pronto alla guerra
Analisi di Antonio Donno

Testata: Informazione Corretta
Data: 21 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: «Israele attende l’esito dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma è pronto alla guerra»

Israele attende l’esito dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma è pronto alla guerra
Analisi di Antonio Donno

Antonio Donno
Antonio Donno

Si preparano le difese antimissile di Israele. In caso di attacco Usa all'Iran, la rappresaglia di Teheran contro lo Stato ebraico sarà inevitabile.

La guerra dei dodici giorni, che gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno condotto contro l’Iran, avrebbe dovuto essere portata a termine con la sconfitta del regime di Teheran e il suo crollo definitivo. Era ciò che molti iraniani avevano sperato al fine di distruggere un potere sanguinario che, negli anni, ha dominato la scena politica iraniana, sterminando gli avversari, ma, nello stesso tempo, portando il paese ad una situazione economica disastrosa. Il regime è stato tenuto in vita dal sostegno economico di Russia e Cina, le quali hanno provveduto anche al rafforzamento del sistema militare di Teheran. Russia e Cina avevano previsto che il regime degli ayatollah avrebbe potuto giungere alla sua fine, ma la sua del regime avrebbe creato un vuoto politico gravissimo in un’immensa regione dalla collocazione strategica fondamentale nel sistema politico internazionale.

     Per questo motivo, Russia e Cina si sono adoperate nei decenni a fornire all’Iran il sostegno economico e soprattutto militare necessario per garantire agli ayatollah la sopravvivenza del loro potere. Al contrario, gli Stati Uniti avevano cessato di avere un interesse strategico per quella regione, consentendo agli ayatollah e al loro progetto politico di acquisire il controllo politico dell’Iran. Ma i nodi dovevano venire al pettine. Siria e Iraq si sono dimostrati, per ora, estranei ad una possibile crisi nella regione, in quanto i regimi che controllano i due paesi sanno bene che un eventuale conflitto nel Medio Oriente potrebbe portare alla caduta del loro potere, tenuto ben lontano da una crisi regionale dagli esiti estremamente pericolosi, avendo al loro interno gruppi di oppositori pronti a scatenare una guerra civile per raggiungere i vertici di quei regimi.

     Fin dagli esordi del suo secondo mandato presidenziale, ma anche durante il primo, Trump ha fatto intendere che quella regione non rientrava negli interessi strategici degli Stati Uniti. Ma l’attacco iraniano nei confronti di Israele – avvenuto il 1° ottobre 2024 – ha capovolto la situazione. Da quel momento in poi, gli Stati Uniti si sono resi conto che Israele era in pericolo e che l’Iran avrebbe potuto aprire una guerra contro lo Stato ebraico. Di qui è scaturita una nuova attenzione da parte americana verso i fatti che si stavano evidenziando nella regione. I numerosi viaggi di Netanyahu a Washington avevano un fine preciso: fare presente a Trump che l’Iran si stava attrezzando per colpire Israele in una guerra definitiva. La guerra dei dodici giorni che ha visto Israele e Stati Uniti colpire l’Iran nei suoi punti nevralgici – in particolare, i sistemi nucleari – aveva lo scopo di costringere l’Iran a fare a meno dei suoi progetti contro Israele.

     Di conseguenza, si è giunti all’accettazione, da parte dell’Iran, di partecipare a una serie di incontri diplomatici con gli Stati Uniti. La minaccia di Trump di dare inizio ad una guerra contro Teheran ha spinto l’Iran ad accettare un tavolo di trattative con Washington. Così, sono iniziati gli incontri tra le due parti per giungere ad un accordo stabile. Questi incontri a Ginevra procedono lentamente perché l’Iran non accetta un punto fondamentale della trattativa: la sua rinuncia all’arricchimento dell’uranio. Gli ayatollah sostengono che tale arricchimento ha scopi pacifici, ma Trump non è di questo avviso. Le minacce iraniane contro Israele e la guerra dei dodici giorni stanno a dimostrare che l’Iran non rinuncerà al suo progetto di colpire Israele e tira avanti nei negoziati per avere il tempo necessario per completare la ricostruzione del suo apparato nucleare severamente danneggiato dall’ultimo breve conflitto.

     Molti commentatori delle vicende mediorientali ritengono che Trump sia pronto ad attaccare l’Iran se le trattative dovessero andare per le lunghe. In effetti, benché le due parti ­­­­­­abbiano dichiarato – soprattutto gli iraniani – che gli incontri possono avere buone prospettive, sta di fatto che le questioni fondamentali, su cui insistono gli Stati Uniti, non sono ancora state affrontate, perché la delegazione iraniana non ha alcun interesse a metterle sul tavolo dei negoziati. Israele è pronto a respingere un attacco da parte dell’Iran, ma attende l’esito dei negoziati voluti da Trump.


takinut3@gmail.com

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