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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
20.02.2026 Iran, Usa pronti all’attacco nel fine settimana
Analisi di Filippo Rigonat

Testata: Il Riformista
Data: 20 febbraio 2026
Pagina: 6
Autore: Filippo Rigonat
Titolo: «Iran, Usa pronti all’attacco nel fine settimana»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 19/02/2026, l'analisi di Filippo Rigonat dal titolo "Iran, Usa pronti all’attacco nel fine settimana".

Sabato sarà completato lo schieramento navale americano per un eventuale attacco all'Iran. Nell'immediato serve per fare pressing sui negoziati, ma nei prossimi giorni la guerra potrebbe scoppiare davvero.

Nelle ore in cui, alle nostre latitudini, discutiamo dell’opportunità o meno di sostenere l’iniziativa del Board of Peace americano, a Washington le segrete stanze di Casa Bianca e Pentagono stanno preparando la guerra. E non l’ennesimo intervento mirato contro uno dei sempre più deboli tentacoli del cosiddetto “Asse della Resistenza”. Stavolta si punta dritti al cuore: la Repubblica Islamica dell’Iran. I segnali ci sono tutti. Solo nelle ultime ore le US Air Forces hanno mobilitato più di 120 aerei da combattimento verso il Medio Oriente, ai quali si aggiungono attualmente 13 navi da guerra e una portaerei, la Abraham Lincoln, in attesa dell’imminente arrivo nella regione della portaerei nucleare più avanzata al mondo: la Gerald Ford, dirottata dal Venezuela.

È il più grande dispiegamento di forze americane nella regione dal 2003, alla vigilia della seconda guerra del Golfo e, data l’entità dello schieramento, nulla fa presagire un’esercitazione o un’innocua dimostrazione di forza.

Fonti americane come Axios e il New York Times sono laconiche: i preparativi sono conclusi, il dossier finale è ora sul tavolo di Donald Trump. Il Department of War ha predisposto le condizioni affinché il Presidente possa ordinare l’attacco già a partire da questo weekend. Sul tavolo non c’è solamente la possibilità di effettuare uno strike mirato alle infrastrutture nucleari iraniane ma, secondo i vertici della difesa americana, anche quella di un’operazione su larga scala nel territorio della Repubblica Islamica. Nel frattempo si moltiplicano le incertezze sui colloqui in corso a Ginevra tra la delegazione iraniana e quella statunitense guidata da Witkoff e Kushner. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha parlato di possibili aperture, ma in realtà entrambe le parti non sembrano intenzionate ad accordarsi sul vero nodo della questione: il completo smantellamento del programma nucleare iraniano.

Così, mentre Trump si dice più propenso alla pace ma pronto alla guerra, le pedine dello scacchiere internazionale fanno le loro mosse. Una nave da guerra russa si è unita alla flotta iraniana a Bandar Abbas, con il ministro degli Esteri Lavrov che si è dichiarato “pronto a lavorare con l’Iran al fine di garantire il rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare”, minacciando allo stesso tempo “serie conseguenze” in caso di attacco al regime degli ayatollah.

In Israele, il comando del Fronte interno dell’IDF è da mercoledì in stato di allerta massima in vista di una guerra con l’Iran; fonti del governo si dicono pronte sia a un’azione militare “apripista” all’intervento USA, sia a un’azione di supporto successiva all’operazione.

Le ricadute dell’incertezza non si fermano al perimetro regionale, ma si proiettano su scala globale. Ne è prova l’annuncio iraniano della chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz per presunte “esercitazioni militari”: un ulteriore tassello di escalation comunicativa che coinvolge anche i Paesi del Golfo arabo.

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