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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
20.02.2026 Perché le Chagos sono diventate importanti per Trump
Analisi di Giulia Pompili

Testata: Il Foglio
Data: 20 febbraio 2026
Pagina: 1/II
Autore: Giulia Pompili
Titolo: «Gli ultimatum del tycoon»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 20/02/2026, a pag. 1/II, con il titolo "Gli ultimatum del tycoon" l'analisi di Giulia Pompili.

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Giulia Pompili

Diego Garcia, piccolo paradiso dell'Oceano Indiano, è anche la principale base aerea statunitense nella regione e sarebbe il trampolino di lancio di un eventuale attacco all'Iran. 

Alla prima riunione del Board of Peace per Gaza, il presidente americano Donald Trump ha detto che i paesi partecipanti stanno lavorando insieme perché vogliono un medio oriente “libero dall’estremismo e dal terrore”, e poi si è rivolto al regime iraniano, dicendo che non può “continuare a minacciare la stabilità dell’intera regione e deve raggiungere un accordo”. Se l’accordo non ci sarà, “accadranno cose molto brutte”. Continua la strategia del bastone e della carota della Casa Bianca, che ha ammassato un numero di armamenti, navi da guerra e velivoli nella regione pari solo all’invasione dell’Iraq del 2003, e ha annunciato pubblicamente pure un orizzonte temporale sul via libera all’azione militare: dieci giorni, il tempo che ha la leadership di Teheran per presentare una proposta scritta all’America. Qualche ora prima Trump aveva avuto un briefing con i suoi consiglieri, tra cui gli inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff, e il segretario di stato Marco Rubio, che alla scadenza dell’ultimatum, il 28 febbraio, dovrebbe trovarsi in Israele. L’assetto da guerra americano contro l’Iran è quasi completo, manca l’arrivo del gruppo d’attacco della Uss Gerald Ford e un dettaglio non proprio di poco conto: l’appoggio del Regno Unito di Keir Starmer.

Mercoledì, sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha pubblicato un messaggio particolarmente duro contro il piano britannico di trasferire la sovranità delle Isole Chagos a Mauritius, mantenendo però in affitto la base militare congiunta angloamericana: un accordo che, secondo il presidente, equivarrebbe a “regalare” un avamposto strategico nel cuore dell’Oceano Indiano. L’ultima presa di posizione del presidente americano riflette la sua volubilità: mesi fa Trump aveva definito l’accordo fra Regno Unito e Mauritius il “migliore possibile”, e ora invece la cessione secondo il presidente americano sarebbe dovuta a un cedimento “woke” di Starmer “a causa delle rivendicazioni di entità di cui non si era mai sentito parlare prima”. Le Chagos – ufficialmente Territorio britannico dell’Oceano Indiano – si trovano fra Africa e Asia, a oltre 9 mila chilometri da Londra e relativamente vicine a Mauritius. Sono sotto controllo britannico dall’Ottocento, trasformate in territorio d’oltremare nel 1965, ma da decenni rivendicate da Mauritius che sostiene di essere stata costretta a rinunciarvi per l’indipendenza. Al centro della crisi fra Washington e Londra c’è Diego Garcia, l’isola maggiore, diventata nel tempo una piattaforma militare strategica condivisa da Regno Unito e Stati Uniti. “Se l’Iran decidesse di non arrivare a un accordo”, ha detto Trump, “potrebbe essere necessario che gli Stati Uniti ricorrano a Diego Garcia per sventare un potenziale attacco da parte di un regime altamente instabile e pericoloso”. Da lì, ci sono circa tremila chilometri per lo stretto di Bab el-Mandeb, all’ingresso del Mar Rosso, e per lo stretto di Malacca verso il Mar cinese meridionale. Secondo quanto rivelato ieri dal Times, Trump avrebbe ritirato il suo sostegno all’accordo sulle Chagos perché il Regno Unito non ha ancora accettato che l’America usi due basi militari, sia la Diego Garcia sia la base della Raf Fairford, nel Gloucestershire, per un eventuale attacco contro l’Iran. Secondo gli accordi congiunti, il governo di Londra deve dare il suo via libera, ma in questi giorni Starmer sarebbe preoccupato di finire coinvolto direttamente nella guerra contro Teheran. Nei corridoi di Whitehall, l’allineamento alle operazioni americane ricorda la vigilia dell’invasione dell’Iraq, quando l’allora procuratore generale Lord Goldsmith sostenne che il diritto consentisse l’uso della forza solo in presenza di un attacco effettivo o imminente. Poche settimane dopo trovò una serie di risoluzioni delle Nazioni Unite che potevano offrire una base legale sufficiente all’intervento inglese.

Non è chiaro se il Regno Unito oggi non consideri il regime iraniano una minaccia sufficiente alla propria sicurezza, tanto da impedire il supporto logistico a un’operazione militare americana, oppure se Starmer stia cercando di ottenere qualcosa dalle resistenze al via libera a Trump sull’uso delle basi militari.

 

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