Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Olimpiadi, un telecronista ideologico contro Israele sporca i Giochi Commento di Deborah Fait
Testata: Informazione Corretta Data: 20 febbraio 2026 Pagina: 1 Autore: Deborah Fait Titolo: «Olimpiadi, un telecronista ideologico contro Israele sporca i Giochi»
Olimpiadi, un telecronista ideologico contro Israele sporca i Giochi Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
Durante la gara di bob della squadra israeliana alle Olimpiadi, il telecronista della Tv svizzera francese si mette ad accusare Israele di "genocidio". Una persecuzione continua a reti unificate, dove ogni occasione è buona per lanciare la propria accusa contro Israele.
Durante la gara di bob della squadra israeliana alle Olimpiadi, mentre gli atleti si giocavano tutto su una pista ghiacciata, il commentatore ha pensato bene di trasformare lo sport in un tribunale politico. Non una parola sulla tecnica, non un cenno sulla preparazione, non un grammo di rispetto per chi sta correndo a cento all’ora rischiando la pelle. Solo allusioni, sottintesi, veleno, carrettate di veleno.
Le Olimpiadi, nate per interrompere odio e guerre e mettere al centro la competizione leale, diventano così l’ennesimo palcoscenico per processare Israele. Non importa che si tratti di atleti, non di governi. Non importa che il bob non sia politica ma sport. L’importante è infilare la stoccata ideologica, la cattiveria anche mentre un equipaggio affronta una curva a 130 km orari. Quando in pista scende un equipaggio di Israele, ecco che la tregua olimpica evapora. Adam Edelman e Chen Menachem non sono due atleti che hanno realizzato un sogno, ma due nemici da diffamare e umiliare.
È un riflesso immediato: se c’è scritto Israele sulla tuta, allora si può insinuare, si può sminuire, si può sporcare. Con qualsiasi altro Paese sarebbe stato considerato fuori luogo. Qui invece, con Israele che gareggia, sembra consentito. Come se la neutralità professionale fosse opzionale.
Il punto non è difendere una bandiera. Il punto è difendere lo sport da chi lo usa per regolare conti politici e antipatie ideologiche. Se un commentatore non sa distinguere tra cronaca sportiva e comizio, dovrebbe cambiare mestiere. Quando l’ideologia supera la competenza, a perdere non è solo l'etica del giornalista. Perdono anche la serietà e la storia antica dei Giochi Olimpici.
Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe professionalità ma il commentatore della RTS svizzera, Stefan Renna, ha impiegato tutto il tempo della discesa dei bobisti israeliani per fare propaganda contro Israele. Nemmeno una parola sulla tecnica, sulla bravura o sui possibili errori della squadra. Se un commentatore si lasciasse andare a sottintesi contro qualsiasi altra nazione, l’indignazione sarebbe immediata. Titoli cubitali, scuse ufficiali, richiami alla deontologia. Con Israele, invece, sembra che tutto sia lecito. La battuta tagliente, la frase ambigua, l’ombra gettata sul merito sportivo. Senna ha parlato di genocidio, menzogna vergognosa che ormai è diventata un mantra nella fogna degli odiatori. Ha detto -strano che a un ex soldato che si definisce sionista sia permesso di partecipare alle Olimpiadi- Come se l’equipaggio dovesse prima superare un esame morale chiedendo scusa di essere ebreo, israeliano e sionista e poi la linea del traguardo. È questo che impoverisce lo sport. Non la politica in sé, ma la politicizzazione selettiva alimentata dall'odio e l’idea che alcuni possano essere atleti e basta, mentre altri debbano portarsi addosso il peso del mondo. È una forma indecente di delegittimazione: non ti giudico per la tua discesa, ma per il passaporto, per la bandiera, per la lingua che parli.
L'emittente svizzera ha cancellato da internet il commento di Senna ma Israele chiede le scuse: "Le dichiarazioni del telecronista sono unilaterali, politiche e provocatorie".
La condanna senza scampo di Israele paragonata da Stefan Senna alla Russia senza pensare che quest'ultima ha aggredito e sta radendo al suolo un paese sovrano, l'Ucraina, mentre Israele è stato aggredito e invaso il 7 Ottobre 2023 dai palestinesi guidati dai tagliagole di Hamas.