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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
18.02.2026 Albanese: la 'special agitateur' abusa del suo incarico e infanga l’Italia
Commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 18 febbraio 2026
Pagina: 6
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Albanese: la 'special agitateur' abusa del suo incarico e infanga l’Italia»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 18/02/2026, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Albanese: la 'special agitateur' abusa del suo incarico e infanga l’Italia"


Iuri Maria Prado

Francesca Albanese, approfitta del suo ruolo di Relatrice speciale ONU per fare l'Agitatrice speciale. Beneficiando delle immunità connesse al proprio incarico, non solo va molto oltre il suo incarico, ma va addirittura contro l'Italia.

Immaginiamo che Francesca Albanese sostenga di adempiere al proprio mandato di relatrice speciale delle Nazioni Unite istigando via social gli “italiani e italiane” a rivoltarsi contro il proprio Paese, accusato di “partecipare alla colonizzazione di Gaza”. E immaginiamo che con lei si schierino i suoi numerosi sostenitori politici ed editoriali, convinti che fare comizi contro uno Stato sovrano rientri pienamente nei compiti legittimi di un consulente tenuto, almeno in teoria, a prudenza, imparzialità e moderazione nei comportamenti pubblici.

Dev’essere un perimetro assai ampio, se comprende il “post” con cui Albanese, a corredo di un manifesto da capopopolo, accusa l’Italia di “usare i soldi degli italiani non per ricerca, sanità, arte, cultura, per aiutare i fuorisede a votare”, ma per partecipare a iniziative definite di “vergogna coloniale”. Dichiarazioni che, in un corteo o dai banchi di un’opposizione parlamentare dai toni accesi, potrebbero rientrare nel normale conflitto politico, ma che assumono tutt’altro significato se pronunciate da una consulente dell’Onu, incaricata di un mandato che dovrebbe imporre equilibrio e misura.

Non è necessario nutrire un culto per la Repubblica, per le sue istituzioni o per il governo in carica per ritenere che chi riveste un incarico internazionale debba attenersi ai limiti del proprio ruolo. Qui si discute di una persona che, esibendo il titolo di “special rapporteur”, accusa l’Italia di complicità in crimini gravissimi; che partecipa a conferenze stampa istituzionali e si lascia andare a valutazioni sul “livello di immaturità politica” del Paese, arrivando a definire “grottesco” l’intervento del rappresentante italiano alle Nazioni Unite.

Si discute di una persona che, beneficiando delle immunità connesse al proprio incarico, agirebbe non solo oltre i confini del mandato, ma contro la Repubblica italiana stessa. Una situazione che, secondo questa impostazione, non dovrebbe essere ignorata né ridotta a polemica di parte, perché non riguarda una maggioranza o un’opposizione, ma l’immagine e la sovranità del Paese nel contesto internazionale.

L’azione attribuita a Francesca Albanese, si sostiene, non colpisce una coalizione né una linea politica contingente: investe l’Italia nel suo complesso. La sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti costituzionali, non attraverso invettive personali o campagne mediatiche che travalicano il ruolo istituzionale ricoperto.

E chi, nel dibattito pubblico, pensasse di sfruttare queste uscite per convenienza politica – amplificandole perché utili a colpire l’avversario – rischierebbe di arrecare un danno più ampio. Perché la polemica può servire nel breve periodo, ma la credibilità delle istituzioni e il rispetto dei ruoli internazionali restano beni comuni, che superano l’interesse di parte.

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redazione@ilriformista.it

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