Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Frizzi e lazzi dell’opposizione sul Board of Peace Cronaca di Aldo Torchiaro
Testata: Il Riformista Data: 18 febbraio 2026 Pagina: 3 Autore: Aldo Torchiaro Titolo: «Attentatori, traditori, voyeur. Frizzi e lazzi sul Board of Peace. Fa eccezione solo Marattin»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 18/02/2026, la cronaca parlamentare di Aldo Torchiaro: "Attentatori, traditori, voyeur Frizzi e lazzi sul Board of Peace Fa eccezione solo Marattin".
Aldo Torchiaro
L'Italia partecipa al Board of Peace e parte, in automatico, la guerra del PD e dei suoi alleati contro la Meloni e contro Trump. Ma non erano loro che volevano la pace a Gaza? Eppure, in aula, si sono scatenati tutti gli oppositori, a turno (tranne il liberaldemocratico Marattin, onore al merito) contro l'unico organismo esistente che sta riportando la pace a Gaza.
Il Board of Peace per Gaza incendia l’Aula. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferisce sulla partecipazione italiana, in qualità di osservatore, all’organismo promosso da Donald Trump. L’opposizione si compatta quasi per intero: toni alti, accuse frontali. La campagna elettorale, tra slogan su Gaza e attacchi a Trump, sembra già avviata.
Per il Partito democratico interviene Giuseppe Provenzano: è «uno strappo alla collocazione internazionale del nostro Paese», una «subalternità a Trump» che rischia di portarci «ai margini dell’Europa». Il Board sarebbe «l’ennesimo attacco al sistema delle Nazioni Unite», un contenitore di «autocrati, petromonarchie, alleati del mondo Maga». Partecipare significherebbe legittimare «la legge del più forte». La segretaria Elly Schlein rincara: «Eludere la Costituzione è come violarla». Il governo starebbe «aggirando un divieto costituzionale giocando con le parole». L’organismo punterebbe a «soppiantare le Nazioni Unite», sostituendo il diritto con «la legge del più ricco e del più forte». Alla presidente del Consiglio chiede di fermarsi e di «tener fede alla Costituzione».
Da AVS, Angelo Bonelli accusa: «Avete dichiarato fedeltà al sovrano Trump». Il Board sarebbe «uno strumento di totale sostituzione delle Nazioni Unite», un club di «dittatori, autocrati, miliardari», «un’onta sulla storia del Paese». Nicola Fratoianni parla di «privatizzazione del diritto internazionale» e di «comitato d’affari». Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, sintetizza: è il simbolo di un mondo in cui comandano i ricchi, dove senza garanzie restano solo «la legge dei soldi e quella delle armi».
Neppure il campo centrista abbassa i toni. Carlo Calenda definisce la scelta «una pagina nera per l’Italia», una «svolta verso la destra internazionale». «Basta inginocchiarsi a Donald Trump». Il Board, sostiene, non sarebbe pace ma un club guidato da un monarca con «immobiliaristi e autocrati». Matteo Richetti denuncia una «forzatura» e accusa il governo di sottrarre al Parlamento la politica estera e la sicurezza. Davide Faraone ironizza su un ruolo «più da guardone che da osservatore» e parla di un’Europa «scassata». Mauro Del Barba chiede un cambio di postura: non osservatori nel Board, ma protagonisti nel piano di pace accanto all’Europa. Non follower, ma attori del processo.
A rompere il fronte dei no è Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, unico a dichiarare voto favorevole. «Voterò a favore della risoluzione del ministro Tajani, perché stiamo parlando di Gaza, un luogo in cui va tenuta accesa la fiammella della pace. Se non si coltiva la pace, tra due mesi riscoppia un conflitto». Marattin mette in guardia: «Se Hamas non disarma, in un quadro internazionale, gli israeliani torneranno a Gaza a disarmarlo. E a qualcuno farebbe comodo, perché rinfocolerebbe l’antagonismo interno. Ma noi non vogliamo che riscoppi un conflitto».
Sottolinea inoltre che si tratta di «un contesto legittimato dal mandato ONU», in un quadro in cui lo strumento tradizionale delle Nazioni Unite sarebbe «pesantemente delegittimato». E precisa: «Se fosse stata una risoluzione per rendere il Board uno strumento permanente di governance mondiale, avrei votato contro. Ma oggi si parlava di un intervento in linea con un mandato ONU che, se fallisse, rischierebbe di riportare quella terra in guerra. Questo può far comodo a qualcuno. Ma non a noi».
Dal fronte della maggioranza, Rossano Sasso sostiene la scelta: «Voteremo a favore. L’Italia deve essere nel Board of Peace». L’iniziativa americana sarebbe «più efficace ed efficiente dell’Onu», a patto – aggiunge – di coinvolgere anche la Russia.
Alla fine, il dibattito lascia una constatazione: ognuno vede la pace a modo suo.
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