Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
C'era una volta Amnesty... poi tutto si è rotto Commento di Deborah Fait
Testata: Informazione Corretta Data: 18 febbraio 2026 Pagina: 1 Autore: Deborah Fait Titolo: «C'era una volta Amnesty... poi tutto si è rotto»
C'era una volta Amnesty... poi tutto si è rotto Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
Amnesty International era un'organizzazione autorevole. Era. Il passato è d'obbligo. Ora, ribattezzata "amnesy" dimentica di denunciare i crimini delle dittature, per concentrarsi sulla condanna solo politica delle democrazie occidentali, Israele prima di tutto e anche gli Usa. Pubblica manuali su come difendersi dalla polizia di Stati democratici e condanna lo Stato ebraico per un "genocidio" che non esiste.
Da Nobel per la Pace a manuale contro la polizia di uno stato di diritto, ecco cosa è diventata Amnesty.
Ma vediamo velocemente la sua storia perché è proprio il caso di dire che c’era una volta Amnesty International. Quella vera.
Fondata nel 1961 da Peter Benenson per liberare prigionieri di coscienza nei gulag sovietici, nelle carceri sudamericane, nei sotterranei delle dittature africane. Quella che denunciava torture vere, sparizioni vere, regimi veri. Quella che nel 1977 vinse il Nobel per la Pace perché difendeva l’individuo contro lo Stato totalitario. Poi qualcosa si è rotto e Amnesty ha tradito sé stessa.
Oggi Amnesty pubblica guide su come “difendersi” dalla polizia nelle democrazie occidentali. Non stiamo parlando di manuali clandestini stampati in un Paese autoritario. Parliamo di Stati di diritto, con magistrature indipendenti, stampa libera, corti costituzionali. L’organizzazione che nasceva per proteggere il dissidente contro il tiranno ora decide che il tiranno sia proprio lui, lo Stato democratico. Ecco il salto culturale che fa paura. Amnesty, cui anch'io ero iscritta tanti anni fa, è diventato il nemico della democrazia e uno dei principali accusatori/odiatori di Israele.
Quando si parla di Medio Oriente, il copione è sempre lo stesso: nel mirino finisce Israele. Amnesty International pubblica costantemente rapporti durissimi contro lo Stato ebraico, accusandolo di violazioni sistematiche dei diritti umani e di un genocidio inesistente! Parole indecenti, pesanti, titoli studiati per fare il giro del mondo e diffondere la criminale propaganda palestinese.
Quello che colpisce e indigna non è tanto la critica, legittima in democrazia, ma l’ossessione. Israele, unica democrazia della regione, viene analizzato al microscopio; i gruppi armati che dichiarano apertamente di volerlo distruggere restano sullo sfondo, dimenticati quasi fossero comparse in un conflitto di cui Israele è il colpevole, non chi lo vuole distruggere dal 1948. La legittima difesa, il voler esistere come stato/nazione non sono diritti riconosciuti a Israele. Nessuno spazio è dato, vilmente, ai razzi sulle città israeliane, agli attentati, all’uso di civili come scudi umani. Il risultato è una narrazione che finisce per isolare una sola parte, alimentando una percezione distorta e bugiarda del conflitto. Così si fa propaganda filoterrorista, non si racconta la storia che invece viene stuprata senza tanti complimenti. Negli ultimi anni Amnesty ha concentrato una parte importante delle sue campagne contro Israele e contro i governi occidentali. E' legittimo pensare che non tutti siano d'accordo con le politiche degli stati occidentali. Ma quando tutto si deforma e l’Occidente viene visto come il male globale, mentre i regimi che incarcerano oppositori e giornalisti, impiccano dissidenti e vietano la stampa libera restano sullo sfondo, vengono rispettati, mai criticati, il sospetto di un doppio standard diventa certezza.
Tornando al manuale contro la polizia, il linguaggio risulta quasi anarchico, si parla di “uso sproporzionato della forza”, di “punizioni collettive”, di “sistema discriminatorio”. Difendere i diritti di manifestare è legittimo ma trasformare ogni intervento di polizia in abuso sistematico significa insinuare che la democrazia sia, in sé, un regime da combattere. È un rovesciamento potente, una vera e propria mutazione genetica: non più il cittadino che lotta contro la dittatura, ma l’attivista, spesso terrorista e violento, contro l'Occidentale democratico che viene considerato il nemico da combattere.
Perché è più facile accusare una democrazia?
Perché la democrazia risponde, pubblica, discute, si difende, si espone. Niente sgozzamenti, niente esecuzioni per la strada. La democrazia discute. Le dittature chiudono le critiche con la violenza.
Un regime autoritario fa paura, chiude la porta e pensa come vendicarsi. Spesso chi indaga o critica finisce in cella o sulla forca.
Ma c’è un'altra differenza fondamentale che Amnesty sembra aver dimenticato: nelle dittature la repressione è la regola; nelle democrazie l’abuso è un’eccezione da perseguire legalmente. Confondere le due realtà non rafforza i diritti umani, li svuota di ogni significato.
Quando ogni Stato è descritto come potenzialmente fascista, il termine perde peso. Come diceva anche Leonardo Sciascia "peggio dei fascisti ci sono gli antifascisti". Amnesty ne è l'esempio lampante!
E quando un’organizzazione nata per difendere i prigionieri di coscienza dimostra di essere più interessata a delegittimare le istituzioni delle società aperte e democratiche, il problema non è l’Occidente. Il vero problema è la mutazione ideologica:
*Amnesty un tempo era la coscienza del mondo libero contro la tirannia.
*Oggi è diventato la critica perenne contro il mondo libero e ammiratore delle dittature.
Amnesty International che faceva tremare i dittatori è scomparsa. Oggi li esalta. Oggi distribuisce manuali su come “difendersi” dalla polizia nelle democrazie occidentali. Non è un dettaglio, è una presa di posizione pericolosa. Amnesty che protegge e giustifica le violenze del terrorismo, le bombe, la devastazione delle città, non si può sentire, non si può più sostenere.
Io quella tessera l'ho stracciata tanti anni fa, spero che altri lo abbiano fatto.