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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
16.02.2026 Egitto-Iran, il più clamoroso scherzo del destino nella storia dei Mondiali: il Pride Match a Seattle
Commento di Paolo Crucianelli

Testata: Il Riformista
Data: 16 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Crucianelli
Titolo: «Egitto-Iran, il più clamoroso scherzo del destino nella storia dei Mondiali: il Pride Match a Seattle»

Riprendiamo dal RIFORMISTA edizione online, il commento di Paolo Crucianelli dal titolo "Egitto-Iran, il più clamoroso scherzo del destino nella storia dei Mondiali: il Pride Match a Seattle".

Caso vuole che la partita Egitto-Iran, nei prossimi Mondiali, si svolgerà proprio nei giorni del gay pride. E proprio a Seattle, che dedica quella partita al gay pride (il "Pride Match"). Giocheranno squadre di due paesi che perseguitano i gay, in Iran addirittura sono condannati a morte. Cosa potrebbe andare storto?

Più che un caso sportivo, la partita tra Egitto e Iran del 26 giugno 2026 rischia di passare alla storia come il più clamoroso scherzo del destino nella storia dei Mondiali di calcio. Quando il sorteggio ha deciso che la partita dei gironi tra queste due nazionali si sarebbe giocata a Seattle, nessuno immaginava che sarebbe diventata la cosiddetta “Pride Match” — un’etichetta scelta dalla città per legare la gara alle celebrazioni del Pride Weekend, l’annuale festa per i diritti LGBTQ+.

E così, con beffarda ironia, la sorte ha deciso che la partita simbolica dell’inclusione globale è capitata proprio tra due Paesi che criminalizzano l’omosessualità: in Iran la legge può arrivare a punirla con la morte e anche in Egitto le relazioni tra persone dello stesso sesso vengono perseguite duramente, spesso con arresti arbitrari, torture, umiliazioni. Il comitato di Seattle, che ha battezzato la gara Pride Match, lo aveva deciso molto prima del sorteggio, senza ovviamente poter sapere quali squadre l’avrebbero celebrata. Così le reazioni non si sono fatte attendere. Le federazioni calcistiche di Iran e Egitto hanno inviato proteste formali alla FIFA sostenendo che l’associazione delle celebrazioni LGBTQ+ a una gara che vede in campo le loro nazionali contraddice valori culturali, religiosi e sociali profondamente radicati nei loro Paesi.

Eppure, va chiarito un punto essenziale: le squadre non hanno alcuna voce in capitolo sulla designazione del “Pride Match”. La partita si giocherà normalmente come tutti gli altri incontri dei Mondiali, con le stesse regole, lo stesso arbitraggio e lo stesso significato sportivo di sempre. La decisione di collegare quell’incontro alle celebrazioni LGBTQ+ riguarda solo eventi e attività che si svolgeranno fuori dallo stadio, curati dagli organizzatori locali di Seattle, mentre la FIFA manterrà il controllo su ciò che accadrà dentro l’impianto e sul campo.


redazione@ilriformista.it

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