Riprendiamo da SHALOM online il commento di Ariela Piattelli dal titolo "130 Anni fa usciva 'Lo Stato degli ebrei'. Herzl e la forza del presente".

Ariela Piattelli

130 anni fa, il 14 febbraio, a Vienna, una piccola casa editrice dava alla luce le prime copie di Lo Stato degli ebrei (Der Judenstaat) di Theodor Herzl. Era il 1896, e proprio quel giorno, nel cuore dell’Europa, prendeva forma su pagina il progetto politico del Sionismo, una Stato ebraico moderno, destinato a dare una svolta alla Storia. L’idea di uno Stato ebraico non era più soltanto un sogno, aspirazione, ma diventava programma, metodo, visione concreta.
Nel frattempo esplodeva l’Affare Dreyfus, che Herzl seguì da giornalista a Parigi come corrispondente del Neue Freie Presse. Per lui il Sionismo non era un’opportunità contingente, ma una necessità storica, una risposta vitale alla condizione ebraica nell’Europa moderna dove l’antisemitismo divampava e iniziava a divorare, di nuovo, le comunità. Nel 1897, a Basilea, Herzl convocò il Primo Congresso Sionista, trasformando un libro in movimento e un’idea in organizzazione meticolosa, visionaria. Pronunciò parole che suonano ancora oggi come una dichiarazione di intenti lucida e quasi profetica: «A Basilea ho fondato lo Stato ebraico. Tra cinque anni forse, e certamente tra cinquant’anni, tutti lo percepiranno». Quando lo Stato di Israele nacque nel 1948 quella frase apparve come la misura della forza di una visione capace di tradursi in realtà anche in una coltre di diniego. Herzl incontrò il rifiuto dei governi europei, e anche quando in udienza Pio X respinse ogni ipotesi di sostegno, offrendo battesimi per gli ebrei nelle chiese in Palestina, lui non si arrese. Andò avanti, perché il Sionismo non era un’utopia astratta, ma l’affermazione del diritto di autodeterminazione del popolo ebraico.
Nel giorni scorsi su un giornale israeliano, un editorialista, in occasione dei 130 anni dall’uscita di Lo Stato degli ebrei, si è posto una domanda curiosa: cosa avrebbe pensato Herzl se avesse potuto vedere quel che accade oggi nel mondo, l’antisemitismo che aggredisce le nostre democrazie al grido di “morte al Sionismo”, i giovani nelle piazze che inneggiano alla fine dello Stato ebraico, negano la Storia e nutrono le proprie idee di caricature ideologiche. Herzl sapeva bene e scrisse che l’antisemitismo non era episodico, ma che si trattava di un fenomeno permanente, capace di reinventarsi in ogni epoca. Tutto quel che è accaduto dopo la sua morte è la cartina tornasole dei suoi timori e delle sue certezze. Anche della modernità dello Stato che lui, per primo, ha disegnato. Basti pensare ad altri giovani: ai ragazzi ebrei nel mondo che continuano a nutrire quel progetto. Alcuni scelgono di vivere in Israele, studiano l’ebraico e la storia ebraica, rafforzano i legami con la diaspora, partecipano allo straordinario laboratorio dell’innovazione, affrontano scelte difficili, conflitti, costruiscono reti culturali, che tengono insieme passato e futuro del loro popolo. È un dialogo continuo tra comunità e centro, senza il quale non vi sarebbe l’identità ebraica contemporanea.
Lo Stato degli ebrei di Theodor Herzl. Traduzione dal tedesco di Daniele Scalise. Edizione: SeferOttobre, 2025
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