Lettera: Quando le parole diventano pietre: il caso Albanese e la deumanizzazione di Israele
Cara Deborah,
Ti scrivo con un senso di profonda urgenza e amara consapevolezza, sapendo quanto tu sia sensibile e attenta alla deriva comunicativa che, ormai da tempo, sta avvolgendo il discorso pubblico su Israele. Tuttavia, le recenti affermazioni di Francesca Albanese, che ha indicato in Israele un "nemico comune per l’umanità", rappresentano un salto di qualità nel fango della retorica anti-israeliana che non possiamo permetterci di ignorare.
Dire che uno Stato, e per estensione il popolo che lo abita e lo sostiene, rappresenta il "nemico dell'umanità" non è una critica politica. Non è nemmeno una posizione radicale sui diritti umani. È, a tutti gli effetti, una sentenza di scomunica laica che ricalca i più antichi e feroci canovacci dell’antisemitismo classico. Quando si smette di discutere di confini, di sicurezza o di scelte governative e si sposta il piano sulla "natura ontologica" di un intero Paese, dipingendolo come un male metafisico che minaccia il genere umano, si entra nel territorio della demonizzazione pura.
Storicamente, Deborah, sappiamo bene cosa accade quando un gruppo o una nazione viene etichettata come "nemica del genere umano" (hostis humani generis). Questa formula è stata usata per secoli per giustificare l'esclusione, la persecuzione e, infine, l'annientamento. Se Israele è il nemico dell'umanità, allora chiunque lo combatta, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, diventa automaticamente un "difensore dell'umanità". È questa la logica perversa che trasforma i carnefici del 7 ottobre in resistenti e lo Stato aggredito in un mostro da abbattere.
Ciò che rende questa situazione ancora più intollerabile è il ruolo ricoperto dalla Albanese. Le Nazioni Unite, nate per preservare le generazioni future dal flagello della guerra e per promuovere la fratellanza, vedono oggi i propri funzionari utilizzare un linguaggio che è l’esatto opposto della mediazione. È un tradimento del mandato istituzionale. Invece di costruire ponti o cercare varchi per il dialogo, si scagliano anatemi che alimentano l’odio nelle nostre piazze, nelle università e nelle scuole, esponendo gli ebrei di tutto il mondo a un pericolo reale e immediato.
La deumanizzazione di Israele è il cavallo di Troia attraverso cui l’antisemitismo più viscerale è rientrato nel salotto buono del dibattito occidentale, travestito da impegno civile. Ma indicare un "nemico comune" serve solo a creare un’unione artificiale basata sull'odio, un meccanismo psicologico elementare che cerca un capro espiatorio per le complessità e le tragedie del mondo.
Ti ringrazio per la tua instancabile opera di contro-informazione e per il coraggio con cui chiami le cose con il loro nome. È fondamentale che voci come la tua continuino a denunciare questa narrazione tossica, perché il silenzio di fronte a parole così cariche di veleno finisce per diventare complicità. Non si tratta solo di difendere Israele, ma di difendere la verità, il linguaggio e la dignità stessa di quella "umanità" che la Albanese dichiara di voler proteggere, ma che in realtà sta tradendo con la sua stessa retorica.
Spero che questa mia riflessione possa esserti utile per continuare la tua battaglia culturale, che è poi la battaglia di tutti coloro che credono nel diritto di Israele di esistere senza essere trasformato nel bersaglio universale di un nuovo, oscurantista fanatismo.
Con profonda stima e solidarietà,
Luca
Caro Luca,
Non ci sarebbe nulla da aggiungere alla tua perfetta analisi sulle indecenti e pericolose parole di Francesca Albanese.
Quando Albanese parla di Israele, non si sente la voce di una personalità del diritto internazionale. Si sente un atto d’accusa permanente, un'ossessione vera. Le sue parole potrebbero essere pronunciate in qualsiasi postaccio antisemita da attivisti che nella mano destra tengono una Molotov e nella sinistra la bandiera palestinese.
Israele non viene criticato per singole scelte politiche: viene trattato come colpevole per natura, imputato per identità, condannato perché esiste. Questo è inquietante, spaventoso. Perché quando uno Stato democratico è sottoposto a un livello di delegittimazione che non si applica con la stessa furia a regimi veramente brutali, il problema è l'odio senza sconti, senza remissione.
Le parole di Albanese diventano macigni, sporcizia ideologica. E ogni macigno lanciato da una personalità internazionale non colpisce solo Israele: colpisce la credibilità stessa dell’ONU (credibilità che non esiste più) e mette in pericolo il mondo intero. Quando ho letto per la prima volta le esternazioni della Albanese a Doha mi sono chiesta "Ma come si può vivere con tanto odio in corpo? Come fa a dormire una persona che quando apre bocca sputa solo accuse infamanti contro uno stato democratico come Israele. Una che alla parola -ebreo o Israele- ha crisi di nervi vere e proprie? "
L'unica speranza è che siano accolte le dimissioni che molti stati chiedono.
Grazie per le tue bellissime lettere.
Un cordiale, affettuoso shalom
Deborah Fait