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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
14.02.2026 Il cardinal Pizzaballa nella crociata pro-Albanese (come era ovvio che fosse)
Cronaca di Pietro Senaldi

Testata: Libero
Data: 14 febbraio 2026
Pagina: 10
Autore: Pietro Senaldi
Titolo: «Perfino il cardinal Pizzaballa nella crociata pro Albanese»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 14/02/2026, a pag. 10, con il titolo "Perfino il cardinal Pizzaballa nella crociata pro Albanese" il commento di Pietro Senaldi.

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Pietro Senaldi

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, è uno dei tanti che prendono le difese di Francesca Albanese, anche a seguito delle sue dichiarazioni esplicite contro Israele. C'è da stupirsi? No, affatto.

La donna che non deve chiedere mai... scusa. Un po’ perché dalla bocca le escono bestialità per le quali fare ammenda sarebbe poco: sono frasi inaccettabili. Un po’ perché la signora può contare su un nutrito esercito di difensori, esegeti, laudatori, cattivi allievi, politici pronti a ingaggiarla, estimatori internazionali indegni di stima, che costituisce la sua licenza a uccidere la ragione impunita. Lei è Francesca Albanese, la relatrice alle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi dal cui pensiero si è dissociato perfino il segretario generale dell’Onu, il portoghese Antonio Guterres, affermando di «non condividerne» la grande parte.
Poche ore dopo che i governi di Francia e Germania avevano chiesto al Palazzo di Vetro di indurla al passo indietro, l’avvocata pro-Pal si è collegata con Piazzapulita, su La7. Tema: far chiarezza sulla sua partecipazione, in compagna di esponenti di Hamas e ministri dello Stato-canaglia Iran, a un forum della tv islamista Al Jazeera nel quale il dubbio è se la signora ha individuato «il nemico comune dell’umanità» in Israele o nelle forze occidentali («capitali oscuri, algoritmi che nascondono il genocidio, armi che lo consentono») che lo aiutano a sopravvivere, dalla suddetta dipinte come l’asse capitalista del male. Qualche errore, dottoressa, come per esempio aver detto che Liliana Segre non è adatta a parlare di Olocausto, avendolo subito sulla sua pelle, chiede il conduttore, Corrado Formigli? «Mi pettino male e ho un forte accento», concede la mullah Francesca, dopo aver precisato che comunque un’intervista televisiva «non è l’occasione giusta per una confessione, visto che la gente è interessata al mio lavoro e non alla mia vita personale». E in effetti a molti basta la dimensione pubblica per perdere qualsiasi interesse (e stima) per la signora, che viceversa ha un’alta reputazione di sé, che fa sapere di avere «persone disperate che mi ringraziano». Finché c’è Albanese, c’è speranza: si è pure cucita su misura lo slogan. Poi tutto sta a vedere chi spera in lei: Angelo Bonelli di sicuro, che forse in lei vede una Ilaria Salis con la lingua al posto del martello, qualche sindaco Pd che nel tentativo di attaccarsela al petto si è trovato una patacca sulla giacca, forse qualche esponente di Hamas, anche se lei, comprensibilmente, minaccia querela a chi la definisce “militante” del gruppo terroristico palestinese, di certo vanta una buona popolarità nel mondo arabo, soprattutto in quello scarsamente democratico.

VESCOVI E POLITICI

Qual è dunque la ridotta, non poi così piccola, di Francesca? Ma forse, anziché ridotta, sarebbe più appropriato chiamarla parrocchia alla luce della dichiarazione del cardinal Pierbattista Pizzaballa, il Patriarca latino di Gerusalemme: «Francesca è una figura molto controversa ma anche molto coraggiosa, capace di alzare l’attenzione sul dramma di Gaza e dei palestinesi anche con argomenti che possono essere ritenuti opportuni o inopportuni». Si tratta di una benedizione o di una estrema unzione?
Più che del Vaticano è un’eroina di Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Quanto alla politica, senz’altro le due torri della pasionaria pro-Pal in Parlamento sono i leader di Verdi e Sinistra Italiana, che mentre Fratelli d’Italia lancia una raccolta di firme per chiedere il passo indietro della relatrice Onu, la candidano addirittura al premio Nobel, promuovendo iniziative di sostegno alla sua attività internazionale. La coppia è terrorizzata che Albanese fondi un partito tutto suo, frenando la crescita di Avs, e punta a inserirla nel ricco album degli orrori delle sue candidature: a riguardo c’è un’evidente lotta con M5S, che probabilmente spinto dal Fatto Quotidiano, si sta producendo in lodi sperticate alla relatrice Onu, neppure fosse un pm dalle manette facili, e si ostina a presentarla come una vittima.
Vladimir Putin, Nicola Gratteri e donna Francesca, è questa la santissima Trinità a cui si è votato da un po’ il quotidiano di Marco Travaglio, che ieri raccontava della rinascita dell’asse franco-tedesco, naturalmente eterodiretto da Bibi Netanyahu; non certo per risollevare l’economia europea, quanto piuttosto per azzoppare la madonna pro-Pal.
L’Unione Europea però ha precisato che spetta all’Onu mandare a casa la relatrice a cui talvolta scappa la frizione al punto che in tanti pensano sia antisemita, ma l’organismo internazionale è spaccato sul punto.

«L’INQUISIZIONE...»

L’Occidente, Stati Uniti in testa, la vorrebbe fuori dalle scatole, ma Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno posizioni perfettamente compatibili con quelle della signora, che ha l’appoggio anche del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, che paradossalmente è zeppo di Paesi africani, asiatici e latino-americani, nazioni che non dovrebbero rappresentare il medesimo bensì essere da esso condannati e che Albanese, se fosse paladina dei deboli a 360 gradi, dovrebbe avere in odio. «Siamo molto preoccupati per gli attacchi personali ai nostri esperti indipendenti», ha fatto sapere un portavoce dell’augusta assise, mentre Albanese ha bollato le richieste di dimissioni ricevute come un «ritorno dell’Inquisizione».
Sempre meglio della Sharia...
Stranezze del mondo moderno. La stampa progressista ma che ci tiene alla faccia invece ha mollato la relatrice dai tempi dell’attacco alla senatrice a vita Segre ed è più probabile per lei un futuro da opinionista in Qatar, essendo un po’ troppo anche per le nostre tv più schierate. Solo pochi mesi fa la segretaria del Pd, Elly Schlein, aveva difeso Albanese, schierando il partito con lei contro Donald Trump, che l’aveva definita «una strega» e voleva sanzionarla, giudicandola antisemita. Poi, dopo il caso Segre, la ramanzina al sindaco di Reggio Emilia che, nel premiarla, si era augurato il rilascio degli ostaggi israeliani da parte di Hamas, suscitando una stizzita reazione dell’avvocata gazista, e altre perle, i dem hanno reso il loro appoggio sempre più raro, finché il guru progressista Paolo Mieli ieri l’ha giudicata definitivamente «inadeguata». Probabilmente, tra i dem, le restano avanzi di Flotilla come l’onorevole Arturo Scotto o sindaci che non vogliono ammetter di aver sbagliato, come il bolognese Matteo Lepore e il barese Vito Leccese, che si ostinano a difendere la scelta di averle concesso la cittadinanza onoraria; errore che non hanno fatto i dem fiorentini. Piuttosto accorta anche la rampante sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha fatto capolino aun evento pubblico cittadino realizzato da Amnesty International dove Albanese, molto cara all’organizzazione, era ospite d’onore ma non ci ha flirtato più di tanto.
C’è poi tutto l’universo dei centri sociali, potenziale elettorato della signora, che comunque prima o poi un altro lavoro dovrà trovarselo. Askatasuna il 31 gennaio scorso in piazza scandiva slogan che avrebbero potuto avere il copyright dell’avvocata, che però non ha mai visitato il centro sociale torinese sgomberato, preferendo comparsate in altri spazi antagonisti, come lo Spin Time Labs di Roma. Ma anche la magistratura ha subito il fascino della pro-Pal, che ha partecipato a eventi organizzati da Magistratura Democratica per parlare del diritto a Gaza. Operazione pirotecnica.

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