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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
14.02.2026 Addio Francesca Albanese, l'Occidente finalmente si sveglia
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 14 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Addio Francesca Albanese, l'Occidente finalmente si sveglia»

Addio Francesca Albanese, l'Occidente finalmente si sveglia
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Deborah Fait

Francesca Albanese ha veramente passato il segno. Quando Parigi, Berlino e Washington arrivano a chiedere un cambio di passo, o addirittura le dimissioni, non è una polemica sui social: è un segnale diplomatico pesante.

C’è un limite tra la critica politica e l’ossessione ideologica. Quel limite Francesca Albanese lo ha superato da tempo.

Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, Albanese è diventata negli anni una figura divisiva non per la fermezza delle sue analisi ma per il linguaggio, le prese di posizione unilaterali e antisemite e le dichiarazioni che hanno suscitato accuse di pregiudizio anti-israeliano, antisionista e antiebraico non da parte di commentatori qualsiasi, ma di governi come Francia, Germania e Stati Uniti, Austria e sta prendendo le distanze anche l'Italia, finalmente!

Non si tratta di un dettaglio. Parliamo di tre Paesi che hanno nella memoria storica,  e nella responsabilità politica, il peso dell’antisemitismo europeo e della Shoah. Quando Parigi, Berlino e Washington arrivano a chiedere un cambio di passo, o addirittura le dimissioni, non è una polemica sui social: è un segnale diplomatico pesante.

Il punto non è impedire le critiche a Israele. Israele, come ogni democrazia, è criticabile, ma non può essere l'unica! Il punto è un altro: quando il linguaggio scivola nella delegittimazione sistematica, quando si parla di “nemico comune dell'umanità”, quando si adottano categorie che isolano un solo Stato e lo trasformano nel male assoluto, non siamo più nella critica. Siamo nella demonizzazione più lercia e vigliacca.

E l’ONU, già fragile nella sua credibilità mediorientale, non può permettersi di apparire come una piattaforma di militanza ideologica.

La richiesta di Francia, Germania e Stati Uniti non è un attacco alla libertà di opinione. È una questione istituzionale: un relatore speciale non è un attivista qualsiasi, non è un opinionista. Deve garantire equilibrio, serietà, rigore giuridico, linguaggio misurato. Se una parte consistente della comunità internazionale lo percepisce come schierato, la funzione stessa dell’incarico si svuota.

Il rischio è chiaro: è stata trasformata la tutela dei diritti umani in un’arena politica dove il pregiudizio sostituisce l’analisi. E questo non aiuta né israeliani né palestinesi. Aiuta solo la radicalizzazione, incoraggia il terrorismo e altri pogrom come il 7 Ottobre.

Forse, dopo mesi di polemiche, qualcosa si sta muovendo. Forse l’Occidente ha capito che la credibilità delle istituzioni passa anche dalla qualità morale e professionale di chi le rappresenta e non è certamente il caso della Albanese che, sempre sorridendo viscidamente, pronuncia parole indegne, deride i morti ammazzati del 7 Ottobre, scappa da uno studio televisivo al solo sentir nominare Liliana Segre. L'espulsione di Albanese dall'ONU deve essere perseguita per ripristinare un minimo di giustizia in un mondo palesemente antisemita che ormai minaccia ogni ebreo in ogni nazione.

Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato che le parole dell'Albanese hanno oltrepassato una linea rossa perché prendevano di mira Israele "come popolo e come nazione", un linguaggio che ha definito scandaloso e inaccettabile. Francesca Albanese deve essere privata subito dal suo mandato, immediatamente e senza scuse. Un relatore speciale delle Nazioni Unite deve essere una persona seria e corretta, non una che diffonde odio. Il lavoro di un rappresentante dell'ONU deve essere professionale, coraggioso , soprattutto onesto e non pieno di pregiudizi e odio contro un'unica Nazione, sempre la stessa, sempre quella, Israele , il capro espiatorio del mondo intero. Purtroppo le dimissioni non sono così automatiche perché le ultime notizie dal Palazzo di Vetro di New York sono tragiche:  Guterres ha nominato vicepresidente per i diritti umani il segretario particolare di Khamenei (fonte Il Foglio). Capirete che con queste premesse sarà difficile che l'ONU prenda posizione contro un suo rappresentante antisemita visto che al suo interno vi sono membri che aspettano soltanto di ridurre Israele in cenere e di buttare in mare i nostri cadaveri.  

Il Codice di Condotta del Consiglio per i Diritti Umani dovrebbe essere concepito per un unico scopo: la credibilità.

L'ONU ormai ha raggiunto il massimo della non credibilità.

Quando il Segretario Generale mette l'Iran a capo dei diritti umani, quando un titolare di mandato usa un linguaggio che definisce Israele come un "nemico" di civiltà, la credibilità crolla. Il linguaggio di Francesca Albanese funziona come una demonizzazione collettiva del popolo ebraico, e le Nazioni Unite dovrebbero aver imparato, ripetutamente e dolorosamente, cosa può accadere quando le istituzioni normalizzano la demonizzazione degli ebrei.

L'ONU deve estromettere Albanese.

La Francia ha sollevato la questione. Altre democrazie dovrebbero unirsi, pubblicamente e con coraggio. Alcuni cercheranno di rimuovere la questione Albanese basandosi sulle critiche "legittime" alla politica israeliana. La Francia invece, coraggiosamente per voce del suo Ministro degli Esteri, ha affrontato la questione direttamente. Barrot ha tracciato una linea di demarcazione tra le critiche a un governo e gli attacchi rivolti a Israele come nazione e popolo. Il lavoro per i diritti umani, se fosse fatto seriamente e non dato in mano a un rappresentante del governo iraniano, farebbe la differenza tra giustizia e immoralità. La Francia ha descritto l'episodio della Albanese come "scandaloso":  riferimenti a una "lobby ebraica", paragoni con il Terzo Reich e una retorica che equivale a giustificare il massacro del 7 ottobre. Più di 20 parlamentari francesi avrebbero firmato una lettera in cui si chiedeva che Albanese venisse privata di "tutti i mandati ONU con effetto immediato".

Non ci resta che la speranza che l'Europa faccia sentire la sua voce non solo per un senso di giustizia verso tutto il popolo ebraico ma anche per dimostrare a sé stessa di avere ancora coraggio e dignità.


takinut3@gmail.com

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