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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.02.2026 Dove va la campagna di sostegno a Hamas
Commento di Ben Cohen

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: «Dove va la campagna di sostegno a Hamas»

Dove va la campagna di sostegno a Hamas
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/whither-the-hamas-solidarity-movement/


Ben Cohen

Opinion: Whither the Hamas Solidarity Movement? - Washington Jewish Week
Gruppi come Within Our Lifetime negli USA e l’Anti Zionist Movement nel Regno Unito promuovono l’abolizione del sionismo con toni sempre più estremi, prendendo di mira istituzioni ebraiche

 

Ora che la guerra a Gaza è scomparsa dai titoli dei giornali, almeno per ora, cosa ne è del movimento globale di solidarietà con Hamas? Dopo più di due anni di accampamenti nelle università e di manifestazioni di massa, accompagnati da un vertiginoso aumento dei crimini d'odio antisemiti, le spaccature nel movimento sono sempre più evidenti. Da un lato, c'è quello che potremmo definire il tradizionale movimento di solidarietà: organizzazioni radicate nel tempo, le cui azioni negli ultimi due anni e mezzo hanno ottenuto il sostegno di celebrità e politici di vario tipo. Dall'altro, c'è un'ala più radicale che, oltre a idolatrare Hamas e l'Iran, è sempre più arrogante quando si tratta di esprimere odio verso Israele in termini apertamente antisemiti. Ciò che unisce queste due ali è comunque molto più grande di ciò che le divide. Entrambe sostengono la calunnia secondo cui la guerra di Gaza sarebbe stata un “genocidio” contro gli arabi palestinesi. Entrambe denunciano il sionismo come una forma di razzismo e promuovono con entusiasmo il mito secondo cui il movimento sionista avrebbe “collaborato” con i nazisti durante la Shoah. Ambedue sostengono attivamente il cosiddetto movimento BDS che chiede il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. Entrambe propugnano una “soluzione” al conflitto che sostituirebbe lo Stato ebraico sovrano e democratico con un unico Stato arabo che si estenderebbe “dal fiume al mare.”  Tutte e due considerano la Repubblica Islamica dell'Iran una forza di progresso, opponendosi con rabbia all'azione militare israeliana e statunitense contro un regime che nell'ultimo mese ha assassinato più di 30.000 dei suoi cittadini.                                                      Ciò su cui si dividono, almeno in una certa misura, è la spinosa questione degli ebrei.                  

Nel movimento tradizionale, attaccare gli ebrei in quanto tali è ancora visto come una tattica controproducente; da qui l'impiego di “Zionist” con il termine peggiorativo “Zio”, che essenzialmente funzionano come parole in codice. Inoltre, il movimento tradizionale ha sempre fatto grande sfoggio dei pochi attivisti ebrei di cui si è assicurato il sostegno, presentandoli come “prova numero uno” per contrastare le accuse di antisemitismo.                                                                   

Per quanto riguarda il destino degli ebrei che vivono in Israele, di comune accordo è stato deciso che debbano diventare cittadini della “Palestina”, piuttosto che essere espulsi di fatto.                     

Gran parte del motivo risiede nelle origini del movimento di solidarietà palestinese, nel fermento radicale della fine degli anni '60. Molti oppositori dell’ala sinistra del sionismo in Europa e nel Nord America sottolinearono l'influenza di Matzpen, un piccolo gruppo di trotskisti israeliani residenti principalmente all'estero, la cui retorica sulla separazione della classe operaia ebraica israeliana dai suoi padroni sionisti in favore di una Palestina unificata e socialista era in sintonia con lo spirito del tempo. Ma gli anni '20 del 2000 sono diversi. Mentre i socialisti stanno di nuovo alzando le bandiere rosse, sono meno attenti, rispetto ai loro predecessori, a distinguere tra ebrei e israeliani, e sono totalmente disinteressati, al limite del disprezzo, quando si tratta delle varie divisioni all'interno della società israeliana. 

Questo cambiamento di atteggiamento ha dato luogo ad una versione più nuova ed estrema del movimento di solidarietà palestinese. Spesso guidato da palestinesi di seconda o terza generazione nati all'estero, senza status di rifugiato ma con cittadinanza dei loro Paesi di residenza, comprende gruppi come “Within Our Lifetime” negli Stati Uniti e il neonato “Anti Zionist Movement” nel Regno Unito. Guidato dall'agitatore palestinese-americano spudoratamente antisemita Nerdeen Kiswani, “Within Our Lifetime” (così chiamato perché i suoi sostenitori credono che saranno ancora vivi quando lo Stato di Israele verrà distrutto) ha avuto un ruolo centrale nelle violente manifestazioni fuori dalle sinagoghe in diverse città, apparentemente per protestare contro eventi che promuovono e vendono proprietà in Israele. Sul suo sito web, il gruppo spiega che il suo “antisionismo” consiste nell’opposizione a qualsiasi forma di “normalizzazione” con Israele, gli israeliani e i loro simpatizzanti. “La liberazione della Palestina richiede l'abolizione del sionismo (sic)”, dichiara. Nella peggiore delle ipotesi, questo è un appello all'eliminazione o all'espulsione di ogni singolo ebreo in Israele, nonché alla proscrizione di organizzazioni sioniste e filo-israeliane esterne. Nella migliore delle ipotesi, relega gli ebrei che rimangono nella storica Eretz Israel allo status di minoranza emarginata e odiata. Questo programma antisemita è stato sviluppato con entusiasmo dai cugini di “Within Our Lifetime” oltreoceano. Alcuni degli individui coinvolti nel “Movimento Antisionista” nel Regno Unito hanno già raggiunto la notorietà per i loro sfoghi sui social media, nonché per le loro frequenti apparizioni su canali di propaganda iraniani come Press TV. Uno dei suoi leader è una dottoressa palestinese che lavora nel sistema sanitario britannico, Rahmeh Aladwan , che è stata arrestata più di una volta per i suoi sfoghi online contro la “supremazia ebraica.” Lo scorso novembre, Aladwan è stata sospesa dall'esercizio della professione medica a causa dei suoi post antisemiti.  Accanto ad Aladwan c'è David Miller, un professore licenziato dall'Università di Bristol per le sue molestie nei confronti di studenti ebrei. Miller è stato un attore chiave in quella che può essere legittimamente descritta come la “nazificazione” del movimento filo-palestinese. Il suo feed sui social media è infestato da frecciatine contro “l'Impero ebraico” e la “pax Judaica.” Ha criticato duramente altre figure filo-Hamas, tra cui l'ex leader del Partito Laburista britannico Jeremy Corbyn e l'attuale sindaco di New York Zohran Mamdani, per non essere sufficientemente consapevoli del fatto che la “supremazia ebraica” è alla radice del conflitto in Medio Oriente. Fanatico sostenitore dell'Iran, ha applaudito a gran voce la campagna repressiva del regime contro l'ultima ondata di proteste. Ancora più preoccupante è il fatto che molti genitori di bambini che frequentano scuole ebraiche nel Regno Unito siano rimasti disgustati dai post inquietanti di Miller sull'imperativo di prendere di mira queste e altre istituzioni ebraiche come intrusi sionisti.

Miller e Aladwan avrebbero dovuto comparire l'8 febbraio al lancio ufficiale del Movimento Antisionista nella città di Birmingham, le cui forze di polizia avevano bandito i tifosi della squadra di calcio israeliana Maccabi Tel Aviv lo scorso novembre. All'ultimo momento, gli organizzatori sono stati costretti a cercare un'altra sede dopo che quella già scelta aveva saggiamente optato per l'annullamento dell'evento. La decisione è stata l'occasione ideale per il Movimento Antisionista di sostenere che questa era l'ennesima prova che anche la Gran Bretagna è territorio “occupato dai sionisti.”  Uno dei relatori in programma, la “reporter” di Press TV , Latifa Abouchakra, ha attribuito la responsabilità della decisione alla “lobby sionista,” aggiungendo con decisione: “Ma noi siamo palestinesi, siamo abituati a combattere i suprematisti ebrei.”                              

Il Movimento Antisionista è un partner naturale di Palestine Action , il gruppo violento recentemente designato come entità terroristica dalle autorità britanniche. Entrambi condividono una visione politica simile e un'insofferenza nei confronti di gruppi più affermati come la Palestine Solidarity Campaign. Considerata la tendenza storica di alcuni attivisti antisionisti ad abbracciare il terrorismo – dalla Rote Armee Fraktion in Germania negli anni '70 al sostenitore dei Democratic Socialists of America, che l'anno scorso ha assassinato due membri dello staff dell'ambasciata israeliana a Washington, DC – è molto probabile che l'ala radicale del Movimento di Solidarietà con la Palestina ne seguirà l'esempio, su entrambe le sponde dell'Atlantico. 


takinut3@gmail.com

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