Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Si rafforza l’Armada voluta da Trump nel Golfo Commento di Roberto Arditti
Testata: Il Tempo Data: 13 febbraio 2026 Pagina: 12 Autore: Roberto Arditti Titolo: «Sì ai negoziati con l'Iran ma l' «invincibile armata» voluta da Trump si rafforza»
Riprendiamo da IL TEMPO del 13/02/2026, a pag. 12, con il titolo "Sì ai negoziati con l'Iran ma l' «invincibile armata» voluta da Trump si rafforza", il commento di Roberto Arditti.
Roberto Arditti
Gli Stati Uniti hanno dispiegato un imponente dispositivo militare tra Mar Arabico, Golfo Persico e basi nel Golfo, con portaerei, sottomarini, caccia, sistemi Patriot e THAAD in configurazione operativa avanzata
Un aereo davvero molto speciale solca in questi giorni i cieli del Mediterraneo orientale: è il WC-135R Constant Phoenix, il leggendario «nuke sniffer» dell’Us Air Force. Nelle ultime ore vola al largo di Gaza, Libano e Siria, dopo aver «fiutato» le coste di Egitto e Libia. Partito da base Raf Mildenhall (UK) aspira aria a quote operative variabili, catturando isotopi radioattivi come xeno-133 o cesio-137, segnali inequivocabili di test nucleari clandestini, fughe da reattori o esplosioni.
Ricordate il 2017? È proprio uno di questi velivoli che conferma il test H-bomb nordcoreano. Oggi raccoglie informazioni atmosferiche per monitorare anomalie, verificare il Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty e indagare incidenti, proprio mentre l’Iran arricchisce uranio al 60% dopo la guerra lampo con Israele del giugno 2025 e la repressione interna feroce.
Intorno all’Iran sappiamo esistere un dispiegamento militare americano imponente, che cresce di giorno in giorno. La Uss Abraham Lincoln, portaerei classe Nimitz con 90 aerei (F/A-18 Super Hornet per strike, EA-18G Growler per jamming radar), resta ancorata nel Mar Arabico, scortata da destroyer Arleigh Burke. E non è solo deterrenza teorica: nei giorni scorsi un F-35C imbarcato sulla Lincoln ha abbattuto in autodifesa un drone iraniano Shahed che si stava avvicinando al gruppo navale.
Nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, altri due destroyer vigilano contro i 1.800-2.000 missili balistici «ricostituiti» da Teheran. Nel Mar Rosso e Mediterraneo, USS Delbert D. Black e Roosevelt forniscono difesa aerea. Sott’acqua, il sottomarino USS Georgia (classe Ohio) porta 150 Tomahawk, pronto a colpire da 1.000 km di distanza senza emergere.
A terra, la logistica è pronta: oltre 110 C-17 e C-5M scaricano truppe e asset, con 20+ tanker KC-135/KC-46, 4 HC-130J per rescue, 3 E-11A per comunicazioni criptate. In Giordania, alla Muwaffag Salti AB, F-15E Strike Eagle e A-10 Thunderbolt attendono ordini, affiancati da 6 F-35A in arrivo dalla Spagna e 4 EA-18G per guerra elettronica.
Poi c’è il baluardo difensivo, diviso tra l’Arabia Saudita, alla Prince Sultan Air Base (PSAB) ad Al Kharj, e il Qatar con base Al Udeid. Immagini satellitari di febbraio 2026 mostrano un’accelerazione: C-5 Galaxy e C-17 atterrati in massa, almeno 22 KC-135 tanker, decine di F-16 (fino a 53 stimati OSINT), C-130 per trasporti.
Batterie Patriot e THAAD installate: lanciatori mobili su camion HEMTT, radar AN/TPY-2 che scrutano a oltre 1.000 km, intercettori «hit to kill» contro missili balistici fino a 200 km d’altitudine. E c’è un dettaglio tecnico che dice molto: ad Al Udeid i Patriot risultano schierati in configurazione mobile, su ruote, e non più in piazzole statiche. Significa attrezzarsi per fronteggiare un nemico pronto a colpire.
E come se non bastasse, circola l’ipotesi di una seconda portaerei: la Uss George H.W. Bush potrebbe salpare dalla East Coast a breve. Trump lascia intendere: «Abbiamo un’armata, un’altra potrebbe unirsi». Sarebbe la prima doppia presenza dal 2025, con 180 aerei per un’offensiva prolungata. Anzi possiamo spiegarci ancora meglio: una squadra navale opera di giorno e l’altra di notte, vuol dire massima pressione sugli obiettivi senza soluzione di continuità.
Sul fronte politico, l’attesa è palpabile. Netanyahu incontra Trump per tre ore: spinge per un intervento deciso o almeno per un deal che limiti missili balistici iraniani e sostegno a proxy come Hezbollah e Houthi. «Qualsiasi negoziato deve coprire nucleare, missili e rete regionale», insiste il premier israeliano, scettico su un’intesa limitata. Trump, però, frena per ora: «Niente di definitivo, ho insistito per continuare i negoziati», posta su Truth Social, preferendo diplomazia ma avvertendo «conseguenze severe» se fallisce.
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