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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
13.02.2026 Guterres l’iraniano, abile nel lusingare il regime di Teheran
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 13 febbraio 2026
Pagina: 1/II
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Guterres l’iraniano»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 13/02/2026, a pagina 1/II, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Guterres l’iraniano".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Antonio Guterres, segretario generale dell'ONU, ha evidentemente un debole per l'Iran. Ha mandato gli auguri ufficiali per l'anniversario dell'instaurazione della Repubblica Islamica e si prepara a tenere un discorso, al fianco del ministro degli Esteri iraniano Araghchi... al Consiglio per i Diritti Umani. Proprio mentre in Iran i manifestanti vengono massacrati.

L’attrice iraniana Golshifteh Farahani, in esilio in Francia dal 2008, parlando col Figaro questa settimana dice: “Il popolo iraniano è il più solo al mondo. Le Nazioni Unite sono inutili”. Non proprio. L’Onu è utile a Teheran. Il regime iraniano è stato appena eletto vicepresidente (Abbas Tajik) della commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sociale, che si occupa della “promozione della democrazia, l’uguaglianza di genere e la garanzia della tolleranza e della non violenza”. Sembra un paradosso, ma l’elezione è avvenuta per acclamazione al termine della 64esima sessione della commissione, senza obiezioni registrate da parte degli stati membri, europei compresi. Anche il segretario dell’Onu, António Guterres, è molto utile a Teheran e ora si felicita con il regime per l’anniversario della Repubblica islamica del 1979.

Esecuzioni di massa e torture, brutali persecuzioni di donne e minoranze e, il mese scorso, il massacro di decine di migliaia di manifestanti che chiedevano un Iran senza sharia e turbanti: tutto questo è iniziato in Iran l’11 febbraio 1979, un giorno da ricordare per Guterres. Le parole del messaggio, riportate con compiaciuta enfasi dai media di stato iraniani (Irna, Tehran Times, PressTV), suonano come un insulto calcolato alla memoria degli iraniani massacrati, torturati, impiccati e lapidati in nome proprio di quella “gloriosa vittoria” celebrata da Guterres, che porge “le più calorose congratulazioni” alla Repubblica islamica, definendo tali ricorrenze “occasioni importanti per riflettere sul percorso di un paese, sul suo ruolo e contributi nella comunità internazionale, e sugli ideali che ne modellano il futuro”. Aggiunge che queste date ricordano “l’importanza della solidarietà, del dialogo e della responsabilità condivisa” per affrontare le sfide globali, perseguire pace, sicurezza, sviluppo sostenibile e diritti umani.

Il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric, si è affrettato a precisare che si tratta di “prassi diplomatica standard”, un protocollo applicato a tutti gli stati membri. Routine, insomma. Come se inviare auguri formali a una teocrazia omicida fosse equiparabile a un telegramma per la festa nazionale della Finlandia o del Canada. Quindi si spera che Guterres abbia inviato una lettera a Israele in occasione di Yom Ha’atzmaut, la festa nazionale dello stato ebraico. Ma una lettera simile non risulta. Anche la Germania si congratulava con i mullah per l’anniversario della loro “rivoluzione islamica”. Ancora nel 2019, il presidente federale Frank-Walter Steinmeier inviò un amichevole telegramma di auguri da Berlino, esprimendo “vivissime congratulazioni” per la festa nazionale, “anche a nome dei miei concittadini” . Questo gesto amichevole è da allora cessato. Ancora più cinicamente, il 23 febbraio, il ministro degli Esteri del regime iraniano, Abbas Araghchi, sarà chiamato a parlare al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra al fianco di Guterres. Il segretario dell’Onu ha un vecchio debole per la Repubblica islamica, piangendone con bandiere a mezz’asta il presidente Raisi, dandole un posto nel Consiglio per i diritti umani e consentendole di essere eletta nel Comitato Onu per il disarmo e la sicurezza. Nella sede iraniana all’Onu, Guterres si è anche seduto al tavolo con le foto di Raisi e del ministro degli Esteri iraniano, Amir-Abdollahian, e ha firmato il libro di condoglianze. E l’unico segnale digitale sulla repressione spaventosa in Iran nei social di Guterres risale all’11 gennaio: “Esorto le autorità iraniane a esercitare massima moderazione e ad astenersi dall’uso sproporzionato della forza”. Tutto qui, mentre nell’ultima settimana Guterres ha scritto tre volte contro Israele. Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu, è contestata dai governi occidentali; Guterres, invece, gode di un’aura di imparzialità e ogni volta sceglie di lusingare Teheran invece di condannarla con la stessa veemenza riservata ad altri. E ora il segretario alza anche il bicchiere, virtuale ma non meno indecente, e brinda al 1979. La Francia chiede che Albanese sia estromessa dall’Onu. Ma porti con sé Guterres.

 

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