Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Le minacce al regime e i piani per l’attacco. Sintonia Donald-Bibi Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 12 febbraio 2026 Pagina: 12 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Le minacce al regime e i piani per l’attacco. Sintonia Donald-Bibi»
Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 12/02/2026 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Le minacce al regime e i piani per l’attacco. Sintonia Donald-Bibi"
Fiamma Nirenstein
L'incontro Trump-Netanyahu avviene in un momento cruciale, quando si deve decidere se attaccare o meno l'Iran. I due leader occidentali hanno la stessa visione del Medio Oriente, ma Trump preferisce negoziare a oltranza con il regime di Teheran sul nucleare e sul suo programma missilistico, mentre Netanyahu ricorda al presidente Usa l'urgenza con cui si deve intervenire prima che l'Iran attacchi di nuovo.
Il significato dell’incontro fra Trump e Netanyahu non sta in qualche rivelazione eccezionale, né nella dichiarazione finale sulla grande domanda se ci sarà la guerra o invece la trattativa fino a un accordo. Sta nell’incontro stesso, organizzato in un momento cruciale, d’urgenza, fra l’uomo più importante del mondo e il Primo ministro di Israele, proprio mentre si prendono decisioni fatali. Insieme i due hanno discusso se la trattativa possa consegnare al mondo un Iran completamente cambiato, senza unghie e senza denti, senza atomica e senza missili, che abbia rinunciato all’arricchimento atomico, al potere balistico “a questo e a quello” (come dice Trump, cioè alla strategia che arma i proxy, e che aggredisce i cittadini) oppure se è indispensabile un attacco in tempi brevi. L’aria di guerra seguita a tirare forte nell’ incessante accumulo di strutture strategiche in Medio Oriente, e nelle notizie da un paradossale Iran festante per l’anniversario della rivoluzione che fa sapere che gli ayatollah vogliono trattare solo sulla parte che riguarda l’uranio… e anche questo in maniera lontano dall’annullamento. Il vicepresidente Vance ha detto che agli USA importa solo del nucleare e dei missili, che la prospettiva di un cambio di regime riguarda gli iraniani.
È il ruolo di Vance: puri interessi americani. Ma non è quello che disse Trump quando parlò alla folla aggredita dei combattenti per la libertà promettendo aiuto. Trump lo sa, come sa che ormai dalla Abraham Lincoln alla George W.Bush, recentemente messa in movimento, sono state tutte spostate verso la zona di eventuale scontro. Si tratta di decidere se agire solo dall’aria o cercare la destituzione del regime necessariamente anche a terra. Ma non si può sapere se questo sia in agenda. Netanyahu segna col suo viaggio la vitale importanza per Israele che Trump prenda la decisione giusta: è stima, è una verifica di informazioni, è sia la trattativa che la guerra sul campo. L’Iran attaccherebbe Israele appena gli USA si muovessero; e d’altra parte il Qatar ha paura di una reazione che colpisca le basi americane sul suo suolo. Per evitare tutto questo, gli aerei da guerra americani si moltiplicano, i il rombo delle esercitazioni israeliane nel cielo è continuo, da parte israeliana gli scienziati del sistema antimissilistico israeliano David Sling contro missili di medio e lungo raggio hanno annunciato grandi miglioramenti. Netanyahu e Trump, occhio a occhio, sono certo scesi in particolari sia relativi agli scopi che alla loro realizzabilità.
Senza foto e giornalisti si devono essere detti quanto può essere pericoloso anche per l’Europa, anche per gli Stati Uniti stessi lasciare che l’Iran seguiti a sviluppare le sue ambizioni. Non si sa cosa abbia in mano, ma è chiaro che si debba essere pronti a tutto, anche a un’ atomica sporca. Trump e Netanyahu conoscono la pericolosità degli ayatollah e dei Guardiani della Rivoluzione: forse Trump anche nel tentativo di accordo, sa che si stratta di un regime fatalmente dannoso al mondo intero, repugnante per qualsiasi democratico, di destra e di sinistra. Trump ha detto che la sua preferenza per una soluzione concordata persiste ma che gli iraniani “farebbero bene a accettare” e che sono stati “molto disonesti”. È un’accusa generale o specifica? Israele a suo tempo sottrasse con mossa funambolica gli archivi nucleari che dimostravano la truffa continua con cui l’Iran aveva seguitato a arricchire l’uranio nonostante gli impegni. Trump non ama nemmeno per scherzo la prospettiva di essere ingannato. E con l’Iran, è chiara e presente.
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