Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Olimpiadi? Pretesto per occupare il liceo Cronaca di Micaela Fanelli
Testata: Libero Data: 11 febbraio 2026 Pagina: 11 Autore: Micaela Fanelli Titolo: «Olimpiadi? Pretesto per occupare il liceo»
Riprendiamo da LIBERO del 11/02/2026, a pag. 11, con il titolo "Olimpiadi? Pretesto per occupare il liceo" la cronaca di Micaela Fanelli
Olimpiadi e presenza degli atleti israeliani a Milano, pretesti buoni per l'ennesima occupazione del liceo Parini, simbolo della Milano radical chic, in pieno centro storico. Fra le numerose rivendicazioni degli occupanti, immancabile il capitolo Palestina, con l’attacco all’Occidente e al «doppio standard» del diritto internazionale.
Ci risiamo. Al liceo Parini, simbolo della Milano bene e sempre ai vertici delle classifiche scolastiche, dal 9 febbraio è in corso l’ennesima occupazione. Un copione già visto e ampiamente annunciato. Il blitz, firmato dal collettivo studentesco Rebelde con il sostegno dell’Unione degli Studenti, era stato preceduto da un sondaggio nelle chat: circa l’85% dei votanti avrebbe detto sì. All’inizio del picchetto qualcuno entra, poi giù le saracinesche della democrazia e via con il blocco degli accessi.
Per chi rappresenta l’istituto e deve mandare avanti una scuola da quasi mille studenti è «un teatrino mortificante».
A dirlo è il preside Massimo Nunzio Barrella che, da lunedì, notti comprese, staziona all’interno della scuola per vigilare sull’occupazione. Non ha chiuso occhio. E non per connivenza, chiarisce a Libero, ma per l’esatto contrario: «Il mio giudizio è netto e non è mai mutato: si tratta di un gesto illegale, antidemocratico e violento». Era accaduto anche nella scorsa occupazione: stesse modalità, stessa logica di prevaricazione, con dentro i “capetti” dei collettivi e fuori chi voleva studiare. Anche allora la sua difesa della scuola e del diritto allo studio non piacque a una certa sinistra simpatizzante dei collettivi e dei movimenti studenteschi.
Intanto il collettivo rivendica l’azione sui social: striscioni e slogan contro il governo Meloni, la denuncia della «legge del più forte», il repertorio completo dell’attivismo studentesco. Dentro finiscono gli sgomberi del Leoncavallo, di Askatasuna e dello ZK, il decreto sicurezza, le Olimpiadi viste come il nuovo mostro capitalistico, accusate di gentrificazione e speculazione. Immancabile il capitolo Palestina, con l’attacco all’Occidente e al «doppio standard» del diritto internazionale. Un collage ideologico che pesca ovunque e non approfondisce nulla. Un rito stanco, identico in ogni occupazione. A Milano sono già sette dall’inizio dell’anno: oltre al Parini, Manzoni, Cremona-Zappa, Virgilio, Berchet, Agnesi e Bottoni.
Secondo gli occupanti, al Parini regnerebbe un malessere profondo: aumentano gli abbandoni, la scuola curerebbe più l’immagine che la sostanza. Peccato che non tutti siano d’accordo, o per fortuna. Dopo il picchetto, diversi studenti hanno fatto l’unica scelta sensata: tornare a casa.
Per molti l’occupazione è sembrata un pretesto per saltare le lezioni. E non solo: l’agitazione appare come un sabotaggio, guarda caso proprio nella settimana decisiva delle iscrizioni, quando il liceo dovrebbe mostrarsi aperto e accogliente. L’ultima occupazione del Parini risale a marzo 2024 e anche allora il caos finì sui giornali più per le polemiche che per le rivendicazioni.
Fece discutere il tentativo di un professore di forzare il cordone degli studenti con un ombrello, ma soprattutto le parole del preside Barrella, che arrivò a definirsi un «prigioniero politico», bollando come «fascisti» i ragazzi al picchetto.
A intervenire fu il sindaco Giuseppe Sala, non per condannare l’occupazione ma per attaccare il dirigente: «Mi sembrano dichiarazioni fuori luogo- disse- se vogliamo definirle in maniera benevola, ma sono proprio cose da evitare». Mentre sugli studenti occupanti calava una comoda indulgenza. Sala, infatti, si guardò bene dall’esprimere una condanna netta del gesto. «Non ho approfondito i motivi dell’occupazione del liceo Parini- dichiarò- le occupazioni ci sono sempre state e sempre ci saranno». Una resa che trasforma un atto illegale in una tradizione inevitabile.
L’unico richiamo rivolto ai ragazzi fu quasi da amministratore di condominio: «Fate attenzione a riconsegnare la scuola come l’avete trovata o anche meglio».
Il messaggio, allora come oggi, è chiaro: chi occupa può stare tranquillo. Chi difende l’istituzione viene isolato.
«Nessun potere mi farà cambiare opinione. Non lasciare entrare chi la pensa diversamente, studenti e professori, è inaccettabile al corpo docenti», ribadisce Barrella.
Il dirigente scolastico, che di occupazioni ne ha viste sette in sei anni, commenta con una citazione di Alberto Magno, diventata il suo motto: «In dulcedine societatis quaerere veritatem». Cercare la verità nella dolcezza della relazione. Non nell’occupazione.
Un’idea di scuola che evidentemente non interessa a chi preferisce urlare slogan, chiudere cancelli e chiamarla, senza imbarazzo, «liberazione».
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