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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
11.02.2026 Pratiche antisemite mascherate da diritto di manifestazione
Analisi di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 11 febbraio 2026
Pagina: 2
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Pratiche antisemite mascherate da diritto di manifestazione»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 11/02/2026, a pagina 2, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Pratiche antisemite mascherate da diritto di manifestazione"


Iuri Maria Prado

La definizione di antisemitismo dell'IHRA, adottata da molti paesi civili, include anche l'odio contro Israele, lo Stato degli ebrei. Gli argomenti usati contro quella definizione e contro il disegno di legge che intende recepirla anche in Italia, sono argomenti pretestuosi che celano un forte antisemitismo mai sopito.

Due argomenti pretestuosi vengono sistematicamente adoperati per giustificare l’avversione ai disegni di legge che prevedono l’adozione della definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance. Il primo sostiene che tali provvedimenti “introdurrebbero” nel nostro Paese una definizione dei comportamenti antisemiti – quella dell’IHRA – capace di comprimere in modo inammissibile la libertà di manifestazione del pensiero e, in particolare, il “diritto di criticare Israele”. Una duplice sciocchezza.

Innanzitutto perché la definizione dell’IHRA è già stata fatta propria dall’Italia diversi anni fa: quei disegni di legge, dunque, non “introducono” alcunché di nuovo. In secondo luogo perché le stesse linee guida che accompagnano la definizione chiariscono esplicitamente che «le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite». La distinzione è scritta nero su bianco.

I testi in discussione, lungi dal creare nuovi reati o dal limitare la libertà di espressione, propongono semplicemente di utilizzare quella definizione come criterio di riferimento per monitorare e arginare la propaganda antisemita in rete, per fornire al sistema educativo strumenti adeguati a riconoscere e contrastare il fenomeno, per promuovere iniziative di formazione delle Forze dell’ordine sulla conoscenza dell’antisemitismo e delle sue manifestazioni contemporanee.

Il secondo argomento contro l’approvazione dei disegni di legge è anch’esso pretestuoso, ma ancora più sgangherato. Se quei testi fossero approvati – si sostiene – verrebbe compromesso il diritto di protestare contro i “crimini di Israele”. In realtà, protestare contro presunti crimini dello Stato israeliano è oggi possibile e resterebbe tale anche domani, qualora uno qualunque di quei disegni di legge fosse approvato.

Il punto è un altro. Coloro che si proclamano custodi della libertà di espressione – gli stessi che in molte università impediscono agli ebrei di parlare – pretendono che sotto la voce “criticare Israele” vengano ricomprese le svastiche tracciate sull’immagine di un lattante rapito il 7 ottobre, le mani rosse e gli escrementi su un memoriale della Shoah, le aggressioni a un rabbino e al figlio di sei anni in un autogrill, i comizi di accademici antisemiti celebrati da folle che gridano «andiamo a bruciare il consolato israeliano!», le gazzarre davanti alle sinagoghe e i fischi agli atleti israeliani. Tutto rubricato come legittima “critica”.

Le proteste contro quei disegni di legge non sono dunque rivolte a difendere la libertà di manifestazione del pensiero. Sono rivolte a proteggere pratiche antisemite, alle quali si tenta di apporre la patente legittimante dell’avversione allo Stato degli ebrei.

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redazione@ilriformista.it

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