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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
11.02.2026 I sommersi iraniani
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 11 febbraio 2026
Pagina: 1/III
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «I sommersi iraniani»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/02/2026, a pagina 1/III, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "I sommersi iraniani".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Il più grande massacro nella storia dell'Iran e l'ONU non trova il tempo per una condanna ufficiale. Se il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate non si occupa delle sparizioni in Iran, qual è la sua ragion d’essere? Ormai è evidente che l'ONU sta in piedi solo coi soldi e i voti delle dittature e il suo scopo principale è quello di condannare Israele.

L’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency afferma che oltre 6.400 manifestanti sono stati uccisi in Iran, numeri e nomi ricostruiti, a uno a uno. Oltre 51.500 sono stati invece gli arrestati e oltre undicimila decessi sono ancora in fase di revisione e verifica. Sommati potrebbero portare il totale della strage iraniana a diciottomila morti (altre fonti ipotizzano cifre che possano arrivare fino a trentamila vittime). Se il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate non si occupa delle sparizioni in Iran, qual è la sua ragion d’essere? Ma essere selettivi è un’arte. Non è la menzogna sfacciata, ma la sofisticata omissione che, ripetuta, diventa una dottrina. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha concluso la sua ultima sessione, tenutasi dal 26 al 30 gennaio.

Il Gruppo di lavoro ha esaminato centinaia di casi di sparizioni forzate in paesi come Burundi, Congo, Egitto, Guinea Bissau, Israele, Libano, Mozambico, Nicaragua, Pakistan, Russia, Sud Sudan, Siria, Uganda, Tanzania, Venezuela e Vietnam. L’Iran, in quel preciso momento teatro da un mese di un’ondata di massacri e sequestri di stato, non compariva nell’elenco delle emergenze.

L’Iran era relegato, con un cenno distratto, tra i 422 casi “standard”, quelli che si esaminano con la calma di chi ha tutto il tempo. Portavoce e chair rapporteur del gruppo dell’Onu è l’italiana Gabriella Citroni, stimata esperta di diritti umani e professoressa all’Università di Milano-Bicocca. Il nome di Citroni compare in un intervento di UN Watch al Consiglio dei diritti umani di Ginevra: “Silenzio”. Silenzio sull’Iran. La professoressa Citroni il 4 febbraio ha invece firmato un appello, assieme a Francesca Albanese e ad altri funzionari dell’Onu, contro il disegno di legge israeliano che introduce la pena di morte per i terroristi macchiati dei reati più gravi. Condannano la violazione del diritto alla vita, denunciano i tribunali militari ed evocano l’apartheid. Peccato che lo stesso mandato Onu sembri evaporare quando le sparizioni avvengono sotto il turbante degli ayatollah.

Dall’ultima rivolta scoppiata a fine dicembre 2025, le stime parlano di decine di migliaia di arresti, di corpi fatti sparire dalle strade, di famiglie a cui viene negato persino il diritto di piangere i propri morti gettati nelle fosse comuni. Un’analisi di Bbc News Persian di centinaia di video e fotografie scattate durante le proteste in Iran conferma l’uso da parte delle forze del regime contro i civili di un’ampia gamma di armi.

“Si tratta del più grande omicidio di massa nella storia iraniana contemporanea e uno dei più grandi al mondo”, ha dichiarato a Bbc News Payam Akhavan, ex procuratore iraniano-canadese delle Nazioni Unite presso la Corte penale internazionale dell’Aia. Fra le armi usate si contano mitragliatrici, fucili di precisione, fucili d’assalto e da caccia, machete, coltelli, mazze di legno, mirini e puntatori laser verdi (per accecare e prendere di mira).

Ma il gruppo guidato da Citroni, nel pieno di questa carneficina, non ha ritenuto necessario lanciare un solo appello urgente. A novembre, la firma invece su un appello per chiedere alla Spagna di fare luce sui bambini spariti durante la dittatura di Franco. La prossima sessione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate si terrà dal 4 all’8 maggio ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Chissà se tra i casi “urgenti” ci sarà finalmente posto anche per gli invisibili desaparecidos iraniani. O se continueremo ad assistere allo spettacolo di un organismo creato per difendere le vittime e che sceglie le proprie vittime secondo il colore politico del carnefice.

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