Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Indignati oggi, ma compiacenti con gli antisemiti Analisi di Davide Romano
Testata: Il Tempo Data: 10 febbraio 2026 Pagina: 9 Autore: Davide Romano Titolo: «Indignati oggi, ma compiacenti con gli antisemiti»
Riprendiamo da IL TEMPO del 10/102/2026, a pag. 9, con il titolo "Indignati oggi, ma compiacenti con gli antisemiti", l'analisi di Davide Romano.
Davide Romano
L’indignazione pubblica si concentra selettivamente su battute di comici, mentre tollera o giustifica estremismi, antisionismo e delegittimazione delle istituzioni
C'era una volta un Paese dove la satira più cattiva era sacra, e le parole degli intellettuali di sinistra erano invece ragionevoli e ferme contro ogni forma di violenza. Oggi la situazione si è ribaltata: la libertà di satira viene compressa, mentre gli intellettuali propagandano idee violente e totalitarie. Le polemiche di questi giorni sul comico Andrea Pucci fanno riflettere in particolare su un fenomeno sempre più diffuso: l'indignazione selettiva, a geometria variabile, capace di mobilitarsi con ferocia su alcuni bersagli e di tacere, in maniera complice, di fronte ad altri.
Mentre il dibattito pubblico si accende per delle battute inappropriate di un comico, viene da domandarsi: dov'è la stessa intransigenza quando parliamo di ben altre derive? Da decenni assistiamo a intellettuali e opinionisti che occupano quotidianamente spazi mediatici e cattedre universitarie diffondendo posizioni estremiste, se non totalitarie: c'è chi brandisce con disinvoltura l'accusa di genocidio contro Israele, c'è chi delegittima sistematicamente le istituzioni democratiche – siano esse italiane, ucraine, americane e comunque sempre in chiave anti occidentale – e chi pratica forme di antisionismo che troppo spesso sfociano in vero antisemitismo. Eppure, su tutto questo, non c'è altrettanta indignazione. Anzi, spesso c'è una certa compiacenza accademica.
C'è anche un altro paradosso: da un lato ci scandalizziamo per la violenza di alcuni centri sociali, e chiediamo fermezza e condanne. Dall'altro lasciamo correre liberamente, negli atenei e nei salotti televisivi, idee fanatiche che incitano proprio a quella violenza. Come possiamo arginare gli scontri nelle strade se tolleriamo e celebriamo chi semina ideologie aggressive dalle cattedre fino ai principali media? Le molotov non nascono dal nulla: nascono da un humus culturale che qualcuno ha coltivato, protetto e legittimato.
Particolarmente grave in questi anni la vicenda dei continui attacchi alla senatrice Liliana Segre, testimone della Shoah e riferimento morale per questo Paese, che deve girare con la scorta. Gli attacchi che subisce non scatenano nemmeno un decimo delle polemiche odierne per una battuta di cattivo gusto. Se davvero ci preoccupa il rispetto del discorso pubblico, questa attenzione deve valere per tutti. Soprattutto quando si tratta di istigazione all'odio, distorsione storica, delegittimazione delle istituzioni democratiche.
Non ha senso condannare la violenza materiale, se assolviamo quella ideologica. Il punto non è difendere le battute inappropriate. È chiederci perché certi linguaggi come quelli di Francesca Albanese vengano normalizzati negli ambienti che dovrebbero essere custodi del rigore intellettuale, mentre l'indignazione si concentra sui comici. Chi ha cosparso di alcol il terreno fino a ieri, non può il giorno dopo dolersi di eventuali incendi. Serve onestà intellettuale, e quindi la denuncia pubblica dei piromani.
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