Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Albanese-Meshaal: L’asse del male su Al Jazeera Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 10 febbraio 2026 Pagina: 5 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Albanese-Meshaal: l’asse del male è su Al Jazeera»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 10/02/2026, a pagina 5, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Albanese-Meshaal: l’asse del male è su Al Jazeera"
Iuri Maria Prado
Asse anti-occidentale: Francesca Albanese e il capo di Hamas Khaled Meshaal. In onda su Al Jazeera, a ruota libera contro Israele. Un asse del male ormai sfrontato ed esposto alla luce dei riflettori.
Era difficile anche solo immaginare un “evento” che, per organizzazione e protagonisti, riuscisse a rappresentare in modo tanto efficace il profilo antioccidentale e antisemita che dilaga in mezzo mondo dopo il 7 ottobre. A riuscirci è stata la conglomerata qatariota della disinformazione, Al Jazeera, con il suo “forum” impreziosito dalla presenza di Khaled Meshaal, leader di Hamas, e di Francesca Albanese, attivista che ricopre – usurpandolo – il ruolo di “special rapporteur” delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei cosiddetti territori palestinesi occupati.
Per intendersi: Meshaal è il capo terrorista secondo cui «per il bene dell’umanità è importante che i sionisti siano annichiliti»; Albanese è colei che, pochi giorni fa, in perfetta continuità con il proprio curriculum, ha dichiarato che Israele rappresenterebbe «un comune nemico dell’umanità». Colleghi ideologici, dunque, concordi nella rivendicazione sterminazionista antisemita camuffata da istanza “antisionista”.
L’immunità di cui gode questa signora, garantita dalla copertura delle Nazioni Unite – scandalosamente colpevoli nel lasciarla al suo posto – è persino meno grave di quella che le assicurano i mezzi di informazione e le realtà politico-parlamentari che ne celebrano la militanza e ne amplificano il messaggio.
Lo spettacolo offerto da quella conferenza, organizzata dall’emittente di riferimento di Hamas, era per molti versi inimmaginabile: riunite e accreditate le supreme rappresentanze di un asse del male ormai completamente disinibito, sfrontato nell’avversare il Piano di pace adottato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che, lo scorso novembre, subordinava la ricostruzione della Striscia alla smilitarizzazione delle organizzazioni terroristiche ancora operanti a Gaza.
Eppure quello spettacolo aveva un’indiscutibile utilità: rendeva finalmente chiaro, semmai vi fossero ancora dubbi, quali siano gli interessi e le parti in gioco. Da un lato, il mondo rappresentato da Meshaal, che con la sua “badante” dell’Onu sventola in faccia alla comunità internazionale la pretesa di non rinunciare al proprio potere di governo, fondato sul progetto di uccidere gli ebrei e sull’ambizione di mantenere Gaza sotto un giogo sanguinario.
Dall’altro lato, il mondo rappresentato da chi riconosce – come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ha riconosciuto – che Gaza è un problema per la sicurezza della regione e degli Stati circostanti, e che continuerà a esserlo finché non sarà deradicalizzata e finché non verranno distrutte le capacità offensive delle formazioni terroristiche che vi imperversano.
Spetta ora ai Paesi che hanno assistito a quello spettacolo decidere da che parte stare: se con Meshaal e Albanese, oppure con il mondo libero e con la popolazione di Gaza liberata dalle grinfie di chi la governa attraverso il terrore.
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