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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
09.02.2026 Putin a caccia dei ‘terroristi ucraini’. Cresce la paranoia della quinta colonna
Analisi di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 09 febbraio 2026
Pagina: 14
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Putin a caccia dei 'terroristi ucraini'. Cresce la paranoia della quinta colonna»

Riprendiamo dalla STAMPA del, 09/02/2026, a pag. 14, l'analisi di Anna Zafesova dal titolo "Putin a caccia dei 'terroristi ucraini'. Cresce la paranoia della quinta colonna".

ad Alessandria con Anna Zafesova ...
Anna Zafesova

Dopo il fallito attentato al generale Vladimir Alekseyev, Putin lancia una nuova caccia al terrorista. E inizia una nuova ondata di paranoia e sospetti in tutta la Russia. 

Dopo la tregua con l'Ucraina ci sarà «una ondata di terrorismo»: l'allarme viene lanciato dallo scrittore Zakhar Prilepin. Testimonial di campagne proputiniane e volontario nel Donbas, il romanziere ultranazionalista è stato lui stesso vittima nel maggio 2023 di un attentato esplosivo. Ora, dopo l'agguato al generale Vladimir Alekseyev, Prilepin pronuncia per primo quello che tanti militari e propagandisti russi temono: che anche nel caso di una non molto probabile pace gli ucraini continueranno ad avere conti in sospeso con i russi.

I tre generali già uccisi in piena Mosca hanno fatto i titoli dei giornali di tutto il mondo. Le decine di colonnelli e maggiori, ingegneri militari e spie, di agenti dell'intelligence ucraina e di civili diventati collaborazionisti russi nei territori occupati, sono morti senza fare troppo scalpore. È il lato oscuro di quella assimilazione che per secoli ha di fatto accomunato gli ucraini ai russi: in Russia vivono milioni di ucraini, molti hanno il passaporto russo o la doppia cittadinanza, tutti parlano russo. L'ucraino nell'impero russo non viene considerato un "diverso": questo è stato uno dei motivi dell'invasione voluta da Putin, e ora spiega perché uccidere i generali russi a Mosca è molto più facile che i generali ucraini a Kyiv.

Ovviamente, la composizione stessa del trio dei presunti attentatori - due ucraini e un russo schedato come seguace di Alexey Navalny - sembra riassumere l'idea della "quinta colonna" di infiltrati «al soldo degli ucraini e supervisionati dai servizi occidentali», come il direttore dell'Fsb Aleksandr Bortnikov ha di recente definito i «più di duemila banditi e loro complici» arrestati dalla sua agenzia nel 2025. Mentre fonti informate di Mosca esprimono al Washington Post il sospetto che l'agguato ad Alekseyev fosse un regolamento di conti interno, perfino i commentatori vicini al regime si chiedono come mai la missione di colpire un generale dei corpi speciali fosse stata affidata a due uomini di 66 anni e una 55enne. Del resto, soltanto una settimana prima l'Fsb di Pietroburgo aveva annunciato l'arresto di una pensionata 60enne, «addestrata in Ucraina già nel 2018» per uccidere un ingegnere militare.

Nelle statistiche dei servizi e dei tribunali russi, la paranoia si mescola con una resistenza vera. Solo negli ultimi giorni ci sono state diverse condanne ai militari ucraini infiltrati nei territori occupati per uccidere dei collaborazionisti. Il tribunale militare di Mosca ha condannato a 24 e 26 anni un moldavo e un russo per l'attentato allo 007 ucraino Vasily Prozorov, passato con i russi. E il 22 gennaio si è concluso il processo sull'omicidio del generale Kirillov: l'uzbeko Akhmadzhon Kurbonov ha confessato ed è stato condannato all'ergastolo, mentre l'azerbaigiano Robert Safaryan che gli aveva venduto l'esplosivo si è preso 25 anni e i due ingusci con passaporto russo che gli avevano affittato l'appartamento 22 e 18 anni di carcere.

Non solo infiltrati ucraini dunque, e il canale Telegram pro-Cremlino Nezygar commenta sarcastico la fine del mito di 007: la nuova leva di attentatori in Russia è composta da «pensionati senescenti, donne squilibrate, alcolizzati quarantenni, migranti sovrappeso e terroristi analfabeti». Molti dei quali sono dei malcapitati spacciati dall'Fsb come pericolosi terroristi. Come le decine di adolescenti e pensionati arrestati per aver appiccato il fuoco ai commissariati militari: soltanto la settimana scorsa il giudice ha chiesto 7 anni di carcere per un 14enne accusato di aver ricevuto dal suo "supervisore ucraino" una borsa con liquido incendiario. È stato fortunato: il 55enne Andrey Lazarenko, originario di Mariupol, si farà per lo stesso reato 18 anni. Non si sa quando rischiano invece le cinque pensionate che sarebbero state vittime di una truffa telefonica organizzata dagli ucraini, che poi le avrebbero costrette a pedinare militari russi per tentare di ucciderli. Oppure i tre giovani gamer uccisi dall'Fsb - sono almeno 27 i "terroristi ucraini" eliminati in fase di arresto nel 2025, secondo i conti della testata iStories - perché presunti volontari pronti a schierarsi con Zelensky.

Ci sono anche i volontari convinti e fieri di esserlo, come la 42enne Yulia Lemeschenko, campionessa ucraina di powerlifting, nata in Russia dove è rientrata per compiere attentati: ha ammesso di aver cercato di uccidere il tenente colonnello Alexey Loboda, accusato di aver diretto i bombardamenti di Kharkiv, e si farà 19 anni di carcere. Nikita Afanasiev, che aveva già combattuto dalla parte degli ucraini, è stato condannato la settimana scorsa a 25 anni di carcere duro. L'alpinista Velimor Merkulov si è invece preso 13 anni per "alto tradimento" perché voleva issare la bandiera ucraina in cima a una montagna. Ma il record appartiene forse al 62enne Aleksandr Nesterenko, docente della prestigiosa università Bauman di Mosca, condannato a tre anni per una playlist sui social con canzoni ucraine. Probabilmente "smascherarlo" era molto più facile che cercare i veri 007 ucraini. 

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