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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
09.02.2026 La brutta destra woke
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 09 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «La brutta destra woke»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 09/02/2026, a pagina 1, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "La brutta destra woke".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Persino Platone (oltre ad Anna Frank) è caduto sotto la scure della censura in America. Stavolta non sotto amministrazioni di sinistra woke, ma sotto governi di destra che si mettono a cancellare libri e programmi di studio, esattamente come la sinistra. Una brutta china che sta prendendo l'Occidente, a partire dagli Usa.

La scorsa settimana a Martin Peterson, professore di Filosofia alla Texas A&M University, è stata presentata una scelta degna di un romanzo. Per allineare l’insegnamento al divieto di materiali didattici che “sostengono ideologie razziali o di genere”, avrebbe dovuto censurare il suo corso. Ma Peterson non stava insegnando le teorie ridicole di Judith Butler sulla performatività di genere o qualche saggio di terza serie sugli uomini incinti o il razzismo sistemico in ornitologia. Il suo corso includeva una lettura di Platone. Se alcuni testi del filosofo greco non possono essere insegnati in un corso di filosofia universitario, che cosa, esattamente, si può insegnare? Peterson non è il classico attivista woke di sinistra, ma un normale professore di Filosofia. Un disegno di legge approvato dal Texas ha imposto un giro di vite su ciò che può essere insegnato e volto a epurare i programmi woke. In base a queste misure, gli amministratori hanno condotto una revisione dei materiali didattici, con l’obiettivo di eliminare idee disapprovate su razza e genere che i professori potrebbero impartire ai loro studenti. Dopo anni passati a urlare che il woke era una religione laica che bruciava i libri, adesso sono i nuovi guardiani del tempio a infilarsi la tonaca e a prendere in mano il cancellino anche contro il mito dell’Androgino, quello che Aristofane racconta nel banchetto. Zeus ha tagliati in due gli esseri umani per punirli della loro hybris e da allora giriamo per il mondo come mezze mele in cerca della nostra metà, che può essere un uomo, una donna o qualunque cosa ci faccia sentire interi. E’ un racconto sul desiderio assoluto, sulla mancanza costitutiva e su Eros che non dà retta né alle leggi né alle convenzioni. Un testo che affonda le radici nella stessa Grecia che la destra conservatrice americana (e non solo) brandisce come bandiera dell’occidente da salvare dal decostruzionismo woke. A Peterson è stato detto che avrebbe potuto “attenuare” il contenuto del suo corso per “rimuovere i moduli sull’ideologia razziale e sull’ideologia di genere, e le letture di Platone che potrebbero includerle”. Queste letture includevano una parte del “Simposio”, un classico della filosofia occidentale. In uno dei suoi passi più famosi, Platone offre un’idea inquietante e bellissima: che siamo creature incomplete, che vaghiamo per il mondo alla ricerca della nostra metà e che l’amore può renderci completi e avvicinarci al divino. Anche l’Università di Houston ha dichiarato di condurre una revisione simile. Una volta al potere, la destra sta saltando la china woke e punta direttamente alla botola della censura. “Sento di avere un obbligo morale, anche se per me ha conseguenze catastrofiche”, afferma Peterson. A marzo così salterà l’unità su Platone. Al suo posto terrà un ciclo di due lezioni sul valore della libertà di parola. In risposta al wokismo, è la destra ora a censurare, una censura stupida, meno ideologica e militante, ma non meno solerte. “Gli stati repubblicani censurano le università”, titola l’Economist di questa settimana. “Platone non era un sostenitore della libertà di espressione. Sosteneva che lo stato dovesse censurare la poesia perché oscura la verità nella ricerca dell’arte. Due millenni dopo, la più grande università americana ha scelto di vietare agli studenti di leggere le sue opere”. Così il settimanale britannico.

Un nuovo rapporto di Pen America ha rilevato che l’anno scorso i legislatori di 32 stati hanno presentato 93 progetti di legge per censurare l’istruzione superiore. Ventuno sono stati approvati, sottoponendo più della metà degli studenti universitari americani a tali politiche. I tribunali hanno già abrogato alcune norme palesemente incostituzionali. Mentre bloccava una legge del Texas che vietava qualsiasi “attività espressiva” nei campus tra le 22 e le otto del mattino, un giudice federale ha ricordato allo stato che “il Primo emendamento non prevede un orario per andare a letto”. E anche fra i trumpiani serpeggia malcontento. “La destra dovrebbe difendere la libertà di parola, senza lasciarsi coinvolgere in meschine faide sulla censura”, titola il New York Post. “Questo non è il modo di dirigere una università”, spiega Greg Lukianoff, presidente di quella Foundation for Individual Rights and Expression che per anni è stata la spina nel fianco delle università egemonizzate dal woke. Fin dalla sua fondazione nel 1999, la creatura di Lukianoff è stata celebrata per aver difeso conservatori e altri dissidenti dalla cultura progressista prevalente nelle università americane. Ma l’organizzazione si attiene semplicemente alla sua missione: una difesa strenua e imparziale della libertà di parola per tutti, a prescindere dalle opinioni politiche. “Le persone si preoccupano della libertà di parola quando è la loro fazione a essere sotto attacco”, dice Lukianoff. “Non gliene importa altrettanto quando è chiunque altro”. I dati raccolti dalla Foundation for Individual Rights and Expression mostrano che i casi in cui il discorso degli studenti è stato indagato, censurato o punito in tutto il paese hanno raggiunto un livello record. I numeri descrivono una sorprendente inversione di tendenza politica. Nel 2020, l’anno di punta delle proteste di Black Lives Matter, la stragrande maggioranza degli incidenti registrati ha coinvolto tentativi della sinistra di limitare il discorso della destra. Entro il 2025 era vero il contrario. “I censori sono cambiati, l’impulso no”, afferma Logan Dougherty, ricercatore presso la fondazione. “Come la destra woke ha sostituito la sinistra woke”, il titolo di un saggio sull’Atlantic di Thomas Chatterton Williams, che fu ideatore e animatore della prima lettera su Harper’s contro la censura progressista firmata dal gotha della cultura americana, tra cui Margaret Atwood, Noam Chomsky, la Rowling e Salman Rushdie. “Come la sua antitesi a sinistra, la destra woke pone il risentimento identitario, la coscienza etnica e le lotte tribali al centro del suo comportamento e del suo pensiero” spiega Chatterton Williams. Entrambe le parti hanno smesso di credere che la verità sia più importante del proprio spazio sicuro. Entrambe hanno deciso che l’università deve essere un luogo sicuro: solo che per la sinistra sicuro significa “nessuno deve sentirsi bianco, maschio, etero”, mentre per questa destra significa “nessuno deve sentirsi messo in discussione nella tradizione”. Due puritanesimi che si guardano allo specchio e si insultano senza accorgersi di essere simili. Tutto perché un amministratore universitario ha ora paura di finire sui social con l’hashtag #PlatoIsWoke. Anche Rod Dreher, intellettuale cristiano trumpiano, sulla Free Press di Bari Weiss attacca la “destra woke”. Dreher intendeva usare il termine in senso dispregiativo per denunciare un diverso insieme di idee: l’antisemitismo e le politiche identitarie bianche che vedeva diffondersi tra la nuova destra. Richard Hanania, uno scrittore conservatore che si è recentemente schierato contro Trump, suggerisce che il termine “Maoista MAGA” potrebbe essere più appropriato, poiché cattura le tendenze alla Rivoluzione culturale dell’amministrazione. Pen America, un’organizzazione che promuove la libertà di espressione, ha registrato 10.046 divieti di libri nelle scuole degli Stati Uniti nel 20232024 e 6.870 divieti nel 2024-2025, in ventitré stati, con Florida e Texas tra i principali focolai. Molti di questi divieti riguardano saggi wokemilitanti, ma molti no.

Nella loro frenesia, scuole e stati repubblicani se la sono presa anche con “Il cacciatore di aquiloni”, “Il diario” di Anne Frank, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, “Mattatoio n.5” di Kurt Vonnegut, “Arancia meccanica” di Anthony Burgess e perfino “La fattoria degli animali” e “1984” di George Orwell. E contro il classico di Harper Lee si consuma la convergenza fra i due opposti: il libro è demonizzato dai censori di destra perché parla troppo di razzismo del Sud e dai censori di sinistra per via del suo paternalismo bianco. Otto anni fa un gruppo di amici dell’accademia americana decise di farsi beffe delle rinomate riviste accademiche. Peter Boghossian e James Lindsay - il primo docente di filosofia all’Università di Portland, il secondo titolare di un dottorato in matematica - assieme a Helen Pluckrose, capo redattrice della rivista Areo, decisero di “piazzare” sotto falso nome venti bidoni accademici in alcune delle riviste universitarie più importanti. Spedirono alla rivista Cogent Social Sciences uno “studio” in cui intendevano dimostrare che il pene non avrebbe dovuto essere considerato come un organo maschile della riproduzione, ma come una “costruzione sociale”. The conceptual penis as a social construct (il pene concettuale come costruzione sociale) sentenzia: “Noi concludiamo che il pene è una costruzione sociale che danneggia le società e le generazioni future. Il pene concettuale presenta problemi significativi per l’identità di genere, è fonte di abuso per le donne e altri gruppi di gender marginalizzati, è l’origine universale dello stupro e il motore di gran parte del cambiamento climatico. La letale ipermascolinità sostiene il materialismo neocapitalista, motore del cambiamento climatico”. La beffa riesce. E vanno avanti. Così gli viene l’idea del saggio “Reazioni umane alla cultura dello stupro e alla performatività queer nei parchi urbani per cani”, pubblicato sotto falso nome nella rivista Gender, Place & Culture, di proprietà di Taylor & Francis, un celebre editore britannico.

Ora Lindsay, che è conservatore e ateo, ha applicato lo stesso test alla destra woke, copiando duemila parole dal “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels e sottoponendole come critica del liberalismo all’American Reformer, una piattaforma rispettata nei media conservatori. La beffa è pubblicata con il titolo “Il consenso liberale e la nuova destra cristiana” (sostituendo le parole “destra cristiana” a “comunismo” e“liberalismo” a“borghesia”). La nuova destra, dice Lindsay, si comporta come la sinistra woke. Proprio come i membri della sinistra wokesono ossessionati dal razzismo sistemico, la destra woke pensa che il liberalismo sia la spiegazione strutturale della loro sventura. Questo deve essere contrastato con fermezza, anche attraverso l’uso della cancellazione. “C’è la mentalità vittimistica, la cultura della cancellazione, le sessioni di lotta, bullizzano le persone online, riscrivono la storia”. Il Progetto 1619 del New York Times ha riscritto la storia, sostenendo che l’America è stata fondata per proteggere la schiavitù. Ora la destra riscrive la storia ad esempio della Seconda guerra mondiale, imputando la colpa a Winston Churchill. “Ciò che la destra woke fondamentalmente non capisce mentre avanza al potere e perché perderà”, ha scritto Lindsay su X, “è che nessuno di noi vuole altre follie ideologiche. Non vogliamo un altro fottuto movimento. Vogliamo tornare alle nostre vite”. Invece lo zelo illiberale della nuova destra, che è una imitazione di quello di sinistra, crea le condizioni per una eterna reazione uguale e contraria.

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