Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Gerusalemme avverte Teheran: siamo pronti a colpire Cronaca di Andrea Morigi
Testata: Libero Data: 09 febbraio 2026 Pagina: 12 Autore: Andrea Morigi Titolo: «Gerusalemme avverte Teheran: siamo pronti a colpire»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 09/02/2026, a pag. 12 con il titolo "Gerusalemme avverte Teheran: siamo pronti a colpire", l'analisi di Andrea Morigi.
Andrea Morigi
Benjamin Netanyahu avverte l'Iran e gli Usa: se non parte l'attacco contro il programma missilistico iraniano, ci pensa Israele con mezzi propri. Come nella guerra di giugno, ha dimostrato di saperlo fare.
Il messaggio che il premier israeliano Benjamin Netanyahu consegnerà al presidente degli Stati Uniti Donald Trump mercoledì alla Casa Bianca, è stato anticipato al Pentagono: se avete mosso la portaerei Abraham Lincoln per tenerla parcheggiata nel Mare Arabico, ci pensiamo noi a lanciare un’offensiva contro l’Iran, sempre più minaccioso.
Sono i vertici militari israeliani, rivela il Jerusalem Post, ad aver comunicato nelle ultime settimane ai loro colleghi statunitensi che il programma missilistico balistico iraniano rappresenta una minaccia esistenziale per Israele. «Abbiamo detto agli americani che colpiremo da soli se l’Iran supererà la linea rossa che abbiamo fissato sui missili balistici», avrebbe affermato una delle fonti, precisando che, allo stato attuale, Israele ritiene che Teheran non abbia ancora raggiunto tale soglia, pur monitorando da vicino gli sviluppi interni all’Iran. E non si colpirà a casaccio: agli americani sono stati illustrati i piani di attacco per smantellare le capacità missilistiche iraniane e parti dell’infrastruttura di produzione. Un funzionario della Difesa, citato dalJerusalem Post, vede una «opportunità storica» per elevare le soglie di sicurezza per un territorio costantemente circondato e preso di mira, benché rimanga il timore di un’azione limitata, simile alle recenti operazioni statunitensi contro gli Houthi in Yemen, ritenuta insufficiente a neutralizzare le capacità critiche dell’Iran. Una fonte militare ritiene che un intervento parziale rischierebbe di «lasciare intatta la minaccia di fondo» e di scaricarne le conseguenze su Israele.
A Gerusalemme quindi si preparano a difendere l’Occidente, insieme allo Stato ebraico, che ne è elemento fondativo. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar lo ricorda alle cancellerie imbambolate dalla propaganda islamica: i missili balistici a lungo raggio e il programma nucleare della Repubblica islamica non sono un dettaglio trascurabile perché «il regime ha già utilizzato missili contro altri Paesi del Medio Oriente. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla gittata di questi missili».
Sull’altro versante, la sfida non è soltanto militare. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi proclama che le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio funzionano e funzioneranno a pieno ritmo anche in futuro perché «la nostra bomba nucleare è il potere di dire no alle grandi potenze».
Una facoltà di negazione che schiaccia anche i diritti umani, utilizzata contro la premio Nobel per la Pace 2023, Narges Mohammadi, che ieri è stata condannata a sei anni di carcere per associazione a delinquere e collusione per commettere reati, riferisce il suo avvocato difensore Mostafa Nili. Alla donna - entrata in sciopero della fame da 2 febbraio scorso - è stato anche imposto il divieto di lasciare il Paese per due anni, le è stata inflitto un anno e mezzo di carcere aggiuntivo per attività di propaganda e l’esilio per due anni nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale.
Scatta una resa dei conti anche nei confronti di esponenti moderati, come Azar Mansouri, già consigliera dell’ex presidente riformista Mohammad Khatamicapo della coalizione iraniana del Fronte Riformatore, Ebrahim Asgharzadeh e Mohsen Aminzadeh, «arrestati dalle istituzioni di sicurezza e giudiziarie», secondo l’agenzia Fars. Repressione inefficace se, come anticipa il Wall Street Journal, dai commercianti dei bazaar di Teheran risuona un appello a scendere nuovamente in piazza per protestare il 17 e 18 febbraio, in coincidenza con il quarantesimo giorno dalla morte dei manifestanti uccisi all’inizio di gennaio.
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