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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
07.02.2026 La rinascita dello Stato Islamico in Africa
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 07 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «La rinascita dello Stato Islamico in Africa»

La rinascita dello Stato Islamico in Africa
Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

After Mali exit, Niger accepts foreign forces to secure border | News | Al  Jazeera
L’espansione della jihad in Africa non è un fenomeno episodico, ma il risultato di una strategia di lungo periodo portata avanti dallo Stato Islamico e dai gruppi a esso affiliati. Il Sahel offre ai jihadisti ciò che il Medio Oriente non garantisce più: spazi incontrollati, confini porosi, Stati deboli e popolazioni abbandonate

Il 29 gennaio lo Stato Islamico ha compiuto un attacco terroristico all’aeroporto di Niamey, capitale dello Stato africano del Niger. L’attentato ha coinvolto anche un contingente italiano, ultima forza occidentale presente nel Paese, ma anche gli Africa Corps russi. I jihadisti non volevano solo compiere un atto dimostrativo, ma soprattutto mettere le mani su 1.000 tonnellate di uranio presenti nella base dell’aeroporto.

Siamo abituati a pensare alla jihad islamica come a un fenomeno mediorientale o nordafricano; eppure, negli ultimi anni, lo Stato Islamico ha trovato terreno estremamente fertile nella zona del Sahel, un territorio che si estende dalla costa atlantica del continente fino al Mar Rosso, prevalentemente desertico e scarsamente popolato. Qui i principali gruppi terroristici sono due: il primo è JNIM, branca africana di al-Qaeda, e il secondo è lo Stato Islamico del Sahel, meglio conosciuto con il suo acronimo inglese ISS. A questi si aggiunge un attore considerato minore ma ben radicato nel nord della Nigeria, ovvero Boko Haram. Allo scenario saheliano si aggiunge quello che affaccia sull’Oceano Indiano, dominato da Al-Shabaab. Il gruppo nasce in Somalia nel contesto della guerra civile e cresce fino a diventare un attore internazionale, infiltrandosi e creando una base solida in Mozambico, nel nord del Paese, nella regione di Cabo Delgado.

Secondo il Global Terrorism Index, nel 2025 il Sahel è la regione che ha registrato il maggior numero di attacchi terroristici al mondo. I Paesi più colpiti dal fenomeno del jihadismo sono Mali, Burkina Faso e Niger, con quest’ultimo che ospita la regione più colpita del 2025, ovvero Tillabéri, al confine con Mali e Burkina Faso, con circa 1.200 morti nel corso dell’anno. Come detto, il Niger presenta la situazione peggiore, nel 2023 un colpo di Stato porta al potere una dittatura militare filorussa e l’operazione antiterroristica Barkhane, guidata dalla Francia, viene dichiarata fallita. Questa missione, che operava in tutto il Sahel, permetteva a Parigi non solo di controllare i gruppi jihadisti nella zona, ma anche di rifornire le proprie centrali nucleari con l’uranio nigerino, materia di cui il paese è ricco, essendo il settimo produttore mondiale. L’orientamento filorusso degli Stati saheliani non è una novità: il gruppo di mercenari Wagner era già presente nel continente nel 2018, in Repubblica Centrafricana. A partire da quel momento le operazioni si sono estese in tutta l’area del Sahel, il gruppo, però, si è sciolto di recente nella sua versione africana per riorganizzarsi sotto il nome di Africa Corps.

L’altro fronte è quello dell’Oceano Indiano, che lega Al-Shabaab alle rotte che conducono al Canale di Suez e anche agli Houthi. In questo scenario Israele si è mossa con maggiore decisione e per prima: riconoscendo il Somaliland, si è assicurata un avamposto strategico di rilievo, a pochi chilometri dagli Houthi e da Al-Shabaab. Quest’ultimo domina la scena jihadista del Corno d’Africa e punta a espandersi ulteriormente dopo aver consolidato il proprio potere all’interno di uno Stato ormai fallito come la Somalia.

Il contesto africano è ricco di materie prime e instabilità: due fattori che favoriscono la nascita di gruppi armati, i quali sopravvivono grazie alla conformazione del territorio e all’inefficacia degli apparati militari. Né Mali, né Burkina Faso, né Niger sono da soli in grado di mettere in sicurezza i propri territori e lo Stato Islamico approfitta di questa situazione grazie alla porosità dei confini. Potendo attraversarli facilmente, i jihadisti aggirano le diverse giurisdizioni e riescono a diventare praticamente imprendibili. La Francia non gode della fiducia dei governi locali, che guardano invece alla Russia e ai suoi Africa Corps, i quali tuttavia si stanno rivelando inefficaci nella lotta contro lo Stato Islamico, l’unico attore che in questo contesto sta guadagnando terreno. L’uranio del Niger (complice la presenza dei mercenari russi) può facilmente finire nelle mani dell’Iran passando da Mosca, per non parlare dell’abbondanza di oro in Mali e Burkina Faso. Le misure contro lo Stato Islamico, ad oggi, si sono rivelate tutte altamente inefficaci e il futuro appare più incerto che mai.


takinut3@gmail.com

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