sabato 07 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






La Stampa Rassegna Stampa
07.02.2026 Alberto Cirio: Su Askatasuna trent'anni di lassismo
Intervista di Giulia Ricci

Testata: La Stampa
Data: 07 febbraio 2026
Pagina: 7
Autore: Giulia Ricci
Titolo: «Su Askatasuna trent'anni di lassismo. Il decreto sicurezza arginerà i violenti»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/02/2026, a pag. 7 , con il titolo "Su Askatasuna trent'anni di lassismo. Il decreto sicurezza arginerà i violenti", intervista di Giulia Ricci ad Alberto Cirio.

Alberto Cirio, presidente della regione Piemonte, giudica i trent'anni di Askatasuna, epicentro delle violenze no-Tav e pro-Pal. E non usa mezzi termini: sono stati protetti dalla sinistra e soprattutto, negli ultimi tempi dal sindaco Lo Russo che voleva regalare loro anche la sede occupata abusivamente.

«Quegli scontri sono il frutto di trent'anni di lassismo, mancati interventi, assurdi tentativi di comprensione e in alcuni casi addirittura di giustificazione dell'illegalità di Askatasuna».

Il governatore del Piemonte Alberto Cirio è sempre stato contrario al progetto sull'ex centro sociale di Torino. E ora, da vicesegretario di Forza Italia, difende l'operato dello Stato e approva in toto il nuovo decreto sicurezza. «Quel posto andava sgomberato anche per dare un segnale forte che non esiste tolleranza sull'illegalità e non esiste soprattutto l'impunità nei confronti di chi sistematicamente non rispetta la legge, con violenza e devastazione».

Governatore, pensa anche lei che il corteo abbia protetto gli infiltrati?

«Il ministro Piantedosi lo ha detto riferendo una relazione della polizia che come tale è oggettiva.
Nel corteo c'erano tante persone in buona fede, ma anche, ed è dimostrato dai video, persone che hanno coperto visivamente la presenza dei violenti, consentendo loro di cambiarsi, travisarsi, armarsi e attrezzarsi. Queste persone sono da condannare al pari di quelle che hanno agito direttamente».

Come avrebbero potuto fermarli le persone «normali»?

«A chi scende in piazza non si chiede di fermare i violenti, ma neanche di legittimarli. C'erano persone con ruoli politici e istituzionali che sapevano benissimo che quella manifestazione sarebbe stata un attacco premeditato alla città e, usando le parole degli organizzatori, una "resa dei conti con lo Stato". Costoro hanno accettato comunque di sfilare e quindi devono assumersi la responsabilità di avere legittimato dei violenti».

Non si rischia di demonizzare il diritto a manifestare?

«No, anzi. Lo si protegge».

Ora è un rimpallo di responsabilità. Il centrodestra punta il dito contro la città, il centrosinistra e il sindaco contro questura e prefettura...

«Le forze dell'ordine hanno fatto tutto quello che doveva essere fatto. Abbiamo avuto da parte del prefetto e del questore una gestione che ha permesso di limitare i danni. I violenti erano 1500: se non ci fosse stato un grande controllo preventivo e un'equilibrata gestione dell'ordine pubblico si sarebbero registrati danni ben maggiori. Quello che è mancato è lo strumento giuridico per prevenire».

E così arriva il decreto sicurezza. Lei è d'accordo sul fermo preventivo?

«Assolutamente d'accordo.
Prima della manifestazione sono state controllate quasi mille persone, ma le forze di polizia non avevano nessuno strumento se non quello di identificarle e poi lasciarle andare. Con il decreto sicurezza diamo loro uno strumento giuridico per fermarle, ma non sulla base di sospetti. Si ferma per 12 ore chi ha precedenti specifici di assalto, aggressione, violenza, impedendogli di partecipare alla manifestazione. Ed è previsto dalla Carta perché non è un'arbitraria violazione della libertà delle persone, ma è un fermo preventivo in particolari casi eccezionali. E chiunque conosca Torino sa bene che Askatasuna è, ahimè, un caso eccezionale».

Il presidente Mattarella ha espresso dubbi, anche sullo scudo penale. Se ci fosse stato in passato, storie come quella di Aldrovrandi non sarebbero uscite. Cosa ne pensa?

«Mattarella è il custode della nostra Costituzione e tutti i suoi rilievi sono stati ascoltati dal governo. Questo è il sistema delle garanzie incrociate sul quale si fonda il nostro meraviglioso ordinamento democratico. Però, credo che sia una questione di buon senso prevedere che gli uomini e le donne in divisa abbiano tutte le tutele e le migliori garanzie per permettere loro di fare serenamente un lavoro difficilissimo che è quello di gestire l'ordine pubblico».

Nei prossimi mesi il cantiere del Tav si avvicinerà alla città: è preoccupato per il rischio di guerriglie No Tav?

«È una questione da affrontare perché la Tav è un altro di quei temi che Askatasuna sfrutta per creare disordine e violenza. E mentre esprimiamo la solidarietà alle forze dell'ordine, non dobbiamo dimenticarci di ringraziare i 400 militari che da anni proteggono il cantiere».

Torniamo a Torino, la sua concordia istituzionale con il sindaco Lo Russo è nota. Questi fatti l'hanno incrinata?

«Su Askatasuna da sempre non la pensiamo allo stesso modo, ma la concordia istituzionale non va a simpatia, o a emozioni del momento. Si fonda invece sull'interesse pubblico e generale e continua a essere un mio fermo convincimento: le grandi strategie industriali, sul lavoro, lo sviluppo, le infrastrutture e i grandi eventi devono essere figlie di una visione comune per dare sempre all'esterno l'immagine di un territorio solido, stabile e dove le istituzioni si rispettano e lavorano insieme».

Come Forza Italia avete chiesto l'allontanamento di Avs dalla sua giunta e maggioranza, ma lui non lo farà...

«Da presidente della Regione e da vicesegretario nazionale di Forza Italia ritengo che chi ha incarichi istituzionali debba sempre essere dalla parte dello Stato e mai avere posizioni ambigue né tanto meno camminare fianco a fianco di violenti. Mi chiedo, ad esempio: come voteranno gli esponenti di Avs quando il Comune, così come farà la Regione, deciderà di costituirsi parte civile contro gli organizzatori della manifestazione?».

Ci sono giovani arrabbiati che non scelgono la violenza. Come si affronta questa rabbia sociale e generazionale?

«Il primo messaggio da dare è che esistono delle regole che vanno rispettate e che se non le rispetti ci sono delle conseguenze. È una questione di educazione perché sento sempre parlare tanto di diritti, e io sono il primo a battermi per la loro difesa perché fanno parte della mia cultura liberale, ma esistono anche i doveri. E il primo dovere è quello di rispettare la legge e chi rappresenta lo Stato. Io sono stato educato così: quando ero piccolo e visitavo luoghi affollati, mio papà mi diceva sempre "se ti perdi cerca una divisa, perché lì c'è il bene"». 

Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/065681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@lastampa.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT