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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
06.02.2026 I duri di Askatasuna adesso recitano la parte delle vittime. Come sempre la vincono
Cronaca di Massimo Sanvito

Testata: Libero
Data: 06 febbraio 2026
Pagina: 4
Autore: Massimo Sanvito
Titolo: «I duri di Askatasuna ora frignano: «Noi picchiati dagli agenti di polizia»»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 06/02/2026, a pag. 4, con il titolo "I duri di Askatasuna ora frignano: «Noi picchiati dagli agenti di polizia»", la cronaca di Massimo Sanvito

Prima spaccano tutto e massacrano i poliziotti, poi frignano e fanno le vittime, ritenendosi aggrediti dalla polizia. L'atteggiamento tipico dei "duri" del centro sociale Askatasuna.

E ora frignano i picchiatori. Dopo aver messo a ferro e fuoco Torino, i professionisti del disordine le stanno provando tutte per provare a ribaltare la frittata. Non devono essergli bastati i più di cento agenti spediti in ospedale perché colpevoli di fare il proprio mestiere, ovvero evitare la ri-presa di Askatasuna. Né gli oltre 160mila euro (è solo una prima stima) di danni causati tra corso Regina Margherita e zone limitrofe, dove l’ala più oltranzista del corteo ha dichiarato guerra allo Stato a suon di bombe carta, sassi, estintori, razzi, frombole, cartelli stradali usati come arieti, cassonetti incendiati, dehors dei locali distrutti, vetri delle auto in sosta frantumati, persino una camionetta della polizia data alle fiamme. Né, ancora peggio, le immagini da giungla urbana che hanno visto come attore protagonista un manipolo di balordi prendere a calci, pugni e martellate un poliziotto rimasto solo.
Sarebbero 45 i “manifestanti” soccorsi dagli infermieri privati che gli antagonisti si sono portati in piazza - e già qui casca l’asino, perché chi va a manifestare pacificamente non rischia nemmeno un graffio; loro al contrario sono scesi in battaglia -, tra intossicati, contusi e ustionati. A referto ci sarebbero esalazioni da gas, ferite a mani e gambi, traumi a volto e occhi, ustioni alle dita, svenimenti e attacchi di panico. Tutta colpa, dicono dall’Askatasuna, dei lacrimogeni «sparati ad altezza uomo» e delle manganellate della celere. Ma l’obiettivo, nemmeno a dirlo, è quello di rilanciare la solita retorica degli abusi di polizia, tanto che sui canali social d’area rimbalzano velocissimi gli inviti a mandare filmati che possano inchiodare le forze dell’ordine.
Persino PiazzaPulita ha lanciato un appello a farsi mandare materiale utile a una “ricostruzione dei fatti minuto per minuto”.
Ad applaudire Askatasuna, ovviamente, c’è lei: Ilaria Salis, eurodeputata di Avs nonché eroina della sinistra radicale. Prima si è rammaricata di non esserci, in quella pizza, e poi ha cominciato a coccolare i violenti. Lei, del resto, è un’ottima maestra per le nuove leve visti i precedenti collezionati. Nella sentenza della Cassazione datata luglio 2023, con cui era stata condannata per “concorso morale nel reato di resistenza a pubblico ufficiale aggravata” dopo i disordini scoppiati nel novembre del 2014 durante uno sgombero nella banlieue milanese del Corvetto, si leggeva: «Avevano (con lei un’altra persona, ndr) intonato cori ostili, posizionato per la strada sacchi di spazzatura e bidoni, insultato i poliziotti, lanciato al loro indirizzo l’immondizia con frasi oltraggiose (“mangiate” o “giusto nella monnezza potete stare”). E rieccola la Salis, a sentenziare: «Da Torino continuano ad arrivare immagini e testimonianze di gravi abusi di polizia. Pestaggi di gruppo contro manifestanti isolati che non oppongono alcuna resistenza; lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo per colpire e fare male; insulti e minacce. Eppure, di fronte a questo schifo, chissà come mai non si leva lo stesso coro di condanne che abbiamo sentito a parti invertite. $ la politica del doppio standard, la stessa ipocrisia che conosciamo fin troppo bene in politica estera». Prendere a martellate una persona inerme a terra è paragonabile a un dito bruciato nel magico mondo di Ilaria. Sia chiaro: la cosa non ci stupisce. $ benzina sul fuoco della guerriglia quella che getta l’eurodeputata rossoverde: «Il governo procede spedito verso un nuovo pacchetto sicurezza – che sarebbe più corretto definire pacchetto repressione –, pensato per ampliare ulteriormente i poteri della polizia e garantirle una sostanziale impunità.
La deriva autoritaria guidata dai post -fascisti al potere compie un altro strappo in avanti. Sta a noi contrastarla. Per farlo, serve una coalizione ampia».
I miliziani dell’Aska riscuotono consensi anche nel mondo musulmano, a dimostrazione di quella saldatura islamo-marxista che fa non poca paura. “La rete del Dialogo Cristiano Islamico”, con 13 moschee torinesi, si è accodata alle parole del vescovo, Roberto Repole, post guerriglia urbana. «Credo che chi ha responsabilità oggi debba compiere proprio lo sforzo di non confondere gli inaccettabili eccessi di alcuni con il sentimento mite della maggioranza. Torino ha sempre saputo chinarsi per curare le ferite prima di punire», aveva scritto il cardinale in una lettera aperta. Parole che gli islamici «condividono e sottoscrivono».

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