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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
06.02.2026 La Sapienza offre supporto psicologico agli studenti traumatizzati da Gaza
Commento di Salvatore Merlo

Testata: Il Foglio
Data: 06 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Salvatore Merlo
Titolo: «Povere stelle»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi 06/02/2026, a pag.1, con il titolo "Povere stelle" il commento di Salvatore Merlo.

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Salvatore Merlo

La Sapienza, università romana al primo posto in Italia per occupazioni pro-Pal, adesso istituzionalizza il palestinismo, lo rende materia di studio e anche di cura: supporto psicologico per studenti traumatizzati dal “conflitto in Medio Oriente”. 

La facoltà di Lettere della Sapienza, primo ateneo d’Italia per numero di occupazioni pro Pal con partecipazione di docenti, primo per aver impedito a un pur dottissimo Ratzinger di tenere lezione, e quarto in Europa per densità di striscioni “anticoloniali” al metro quadro, ha infine colmato una lacuna che affliggeva la comunità accademica: il supporto psicologico per studenti traumatizzati dal “conflitto in Medio Oriente”. Non per gli studenti del Medio Oriente, quelli continuano a soffrire per conto proprio a casa loro, ma per gli studenti italiani che a Roma patiscono la guerra a distanza. L’effetto è ovviamente comico. Un po’, sono – povere stelle – come le zitelle degli anni 50 che si dichiaravano “vedove di guerra” avendo calcolato nel numero di caduti durante il conflitto i mariti mancati. E un po’ sono – povere stelle – come certi zii ipocondriaci che leggono di epidemie in Nuova Guinea e sviluppano immediatamente i sintomi. Si suppone che il giovane Rosario da Cosenza, giunto a Roma per laurearsi in Lettere Moderne, possa presentarsi allo sportello lamentando che non riesce a studiare Petrarca per il “disagio” che gli arreca Benjamin Netanyahu. Non è chiarissimo se il servizio possa aiutare Rosario – povera stella – nel caso in cui dovesse sviluppare ansie per la condizione degli uiguri nello Xinjiang. O per l’Etiopia, la Birmania, l’Ucraina, per i massacri in Sudan o per una delle altre sessantadue aree di crisi attualmente censite dall’Onu. Parrebbe di no. E’ solo per il “conflitto in Medio Oriente”. Rosariuzzo – povera stella – s’arrangi, o impari a manifestare il disagio giusto. Per la causa giusta. Resta da capire come possa svolgersi concretamente il colloquio. “Dottore, non riesco a concentrarmi su Dante”. “E da quando?”. “Da quando ho visto un post sull’imperialismo occidentale”. “Capisco. Ha provato a smettere di seguire certi account?”. “Ma dottore, che dice? Quelli sono i miei professori”. Povere stelle.

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lettere@ilfoglio.it

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