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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
06.02.2026 Trump ha sbagliato nel non eliminare il regime iraniano?
Commento di Antonio Donno

Testata: Informazione Corretta
Data: 06 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: «Trump ha sbagliato nel non eliminare il regime iraniano?»

Trump ha sbagliato nel non eliminare il regime iraniano?
Commento di Antonio Donno

Antonio Donno
Antonio Donno

L'intervento americano nella Guerra dei 12 Giorni contro l'Iran avrebbe potuto e dovuto concludersi con l'abbattimento del regime iraniano, come chiedeva a gran voce il governo Netanyahu. Invece Trump ha imposto uno stop alle operazioni militare e adesso ci troviamo punto e a capo.

Le richieste di Trump a Teheran per evitare una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran appaiono inaccettabili per il governo dittatoriale iraniano. Del resto, questo è evidente, leggendo la serie di richieste molto pesanti alle quali l’Iran dovrebbe dare una risposta positiva: rinuncia al programma nucleare, diminuzione sostanziale del programma missilistico, fine del finanziamento a favore dei gruppi terroristici che sono diffusi a macchia d’olio nel Medio Oriente e, soprattutto, fine della sanguinosa repressione delle contestazioni popolari all’interno del Paese. Come si vede, si tratta di un insieme di richieste tassative che difficilmente l’Iran di Khomeini potrà accettare, pena – con molta probabilità – il crollo del regime iraniano. Da questo punto di vista, aveva ragione Netanyahu quando aveva dovuto a malincuore accettare il blocco della guerra che Israele, con il sostegno americano, aveva aperto contro Teheran: il conflitto avrebbe dovuto avere un esito definitivo con la sconfitta dell’Iran e con l’eventuale crollo del regime khomeinista.

     Tuttavia, Trump ha voluto sospendere l’azione contro l’Iran in difesa di Israele, riservandosi il diritto di agire militarmente contro Teheran al momento opportuno, se il governo degli ayatollah non dovesse accettare l’ultimatum americano con i suoi contenuti. C’è da aggiungere che la minaccia degli Stati Uniti comprende anche l’eliminazione completa di Hamas, anche se, come è noto, la liberazione di 1400 terroristi da parte di Israele in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani, i vivi e i morti, ha rinforzato non poco il gruppo terroristico, che aveva subito molte perdite nel recente conflitto con Israele. Di conseguenza, Israele non ritiene chiusa la questione di Hamas: il governo israeliano ha un’esperienza pluridecennale sulla volontà araba di distruggere lo Stato di Israele e cancellare la presenza ebraica dalla regione. Gerusalemme è sempre in uno stato di altissima attenzione, perché la sua esistenza dipende esclusivamente da se stesso, come le esperienze vissute dal 1948 ad oggi hanno dimostrato senza eccezioni.

     Trump ha voluto saggiare la disponibilità dell’Iran e di Hamas a chiudere definitivamente il contenzioso con Israele, ma la distruzione di Israele e l’eliminazione degli ebrei dal Medio Oriente è sempre rientrata negli obblighi dell’Islam e Israele lo sa bene. Per questo motivo, Netanyahu avrebbe preferito continuare la guerra recente contro l’Iran e Hamas, con il sostegno di Washington, e chiudere definitivamente la questione con i suoi nemici. Del resto, la recente rivolta popolare contro il regime degli ayatollah, repressa in un mare di sangue, avrebbe consentito di infliggere un colpo probabilmente mortale al regime iraniano, se Trump, con la partecipazione di Gerusalemme, avesse deciso di continuare l’azione militare contro un regime che vive una crisi gravissima per la propria sopravvivenza.

     A questo punto, la situazione ha fatto un passo indietro rispetto alle possibilità di poco tempo fa. Trump ha voluto riprendere nelle proprie mani la questione iraniana, ma è difficile prevedere quali saranno i suoi passi in merito. Israele, dal canto suo, non può che adeguarsi alle decisioni di Washington, perché il sostegno americano, politico e militare, è indispensabile per mettere in ginocchio il regime di Teheran. In questo modo, si è sprecata un’occasione molto importante che si era palesata nella guerra dei dodici giorni, ma che è stata interrotta da una tregua voluta dal Presidente americano. Questa tregua – è utile sottolinearlo – avvantaggia Teheran, la cui situazione militare e quella interna (la rivolta popolare) tendevano a porre in una crisi esistenziale il regime degli ayatollah.

     Trump ha fatto un errore nel concedere una tregua a Teheran? Sì, se l’obiettivo della guerra fosse stato l’eliminazione del regime iraniano. No, se Trump intende continuare le trattative con l’Iran sul tema del nucleare iraniano. Questo secondo motivo è la ragione della tregua voluta dal Presidente americano, il quale ha aggiunto che la recente guerra dei dodici giorni avrebbe completamente annientato le sedi iraniane dove si elabora il nucleare. È inutile sottolineare che la tregua dà un respiro di sollievo a Khomeini e soci, che è errato ritenere che la capacità nucleare dell’Iran sia stata distrutta, e, inoltre, che il nucleare iraniano potrà essere ristabilito grazie all’aiuto di Russia e Cina, se la tregua durasse il tempo necessario per rimettere in sesto gli impianti nucleari di Teheran.


takinut3@gmail.com

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